Trieste, il candidato sindaco 3V Ugo Rossi sarà processato per direttissima

L’esponente del movimento ha affidato a una diretta Facebook il suo vissuto prima dell’arresto

Aggiornamento  Oggi, mercoledì 22 settembre, la Procura della Repubblica di Trieste ha chiesto direttamente al Tribunale il processo per direttissima a carico di Ugo Rossi.

Il candidato a sindaco di Trieste del movimento 3V arrestato martedì verrà dunque processato per direttissima giovedì 23 settembre.

Attraverso il suo avvocato, Pierumberto Starace, Rossi fa sapere che probabilmente non potrà essere presente all’udienza:

“Nella concitazione di martedì il mio assistito ha riportato dei danni fisici ed è ritornato al pronto soccorso di Cattinara – afferma il legale -, quindi non so se sarà in grado di partecipare all’udienza”. 

L'arresto di Rossi, stando al prefetto di Trieste Valenti, non pregiudica la sua eleggibilità. Questo per la natura del reato (a pregiudicarla potrebbero essere reati di mafia o contro la pubblica amministrazione) ma anche perché una eventuale condanna definitiva (che in ogni caso dovrebbe essere superiore ai due anni) arriverebbe ben dopo le elezioni. 

Trieste, il candidato a sindaco Ugo Rossi (3V) racconta la sua versione dei fatti in una diretta sulla pagina Facebook del movimento di riferimento

TRIESTE ll candidato a sindaco di Trieste Ugo Rossi ha affidato a una diretta su Facebook del movimento 3V la sua versione dei fatti su quanto avvenuto prima del suo arresto.

L’episodio è salito alla ribalta delle cronache nazionali. Martedì 21 settembre l’esponente 3V è stato sottoposto ai domiciliari in seguito ad alcuni disordini scoppiati per l’uso delle mascherine anti-Covi davanti alle poste di viale Sanzio, nel rione di San Giovanni a Trieste. 

Trieste, disordini in posta: il candidato sindaco Ugo Rossi portato via dai carabinieri

L’ipotesi emersa in serata è che si sia trattata di una messa in scena all’indomani della manifestazione contro il green pass tenutasi a Trieste.

Ma Rossi, con il collare addosso dopo la visita al pronto soccorso -  racconta tutt’altra versione.

“Sono sfinito, un po’ acciaccato ma non mollo – tra le prime dichiarazioni rese da nella diretta – continuo a portare avanti questa battaglia per la libertà dell’umanità, non dobbiamo cedere di un passo”.

Ecco come Ugo Rossi descrive i fatti che hanno portato al suo arresto

“Ero appena stato all’asilo a supporto dei genitori alle prese con l’obbligo del green pass, quando mi ha chiamato la nostra capolista Brunella Carlini, una grandissima donna che da anni porta avanti un lavoro immane a Trieste. Mi ha detto che era in posta, che gli era caduta la mascherina, che faceva fatica a respirare e che il direttore aveva chiamato i carabinieri perché lei non voleva tirarla su”. 

“Io, che stavo andando a lavorare, ho deciso di fare un salto a vedere cosa stavano succedendo. Quando sono arrivato con Brunella c’era il suo compagno, poi c’erano due gazzelle dei carabinieri e due volanti della polizia, ma la situazione era abbastanza tranquilla.

La situazione è degenerata dopo l’arrivo di altre cinque gazzelle dei carabinieri. 

Un militare ha chiesto al compagno di Brunella di indossare la mascherina nonostante fossimo all’aperto e a distanza. Chi era lì ha cominciato a chiedere per quale motivo doveva indossarla…”.

“Un carabiniere mi ha chiesto cosa stessi riprendendo, ho risposto che ero in collegamento e che mi stavo autoriprendeno in diretta. Voleva entrare nella mia ripresa (ho capito che voleva vietarmi la pubblicazione per questione di privacy), a quel punto ho avvicinato il telefono al mio petto per cercare di non inquadrarlo, ma mi stava sempre più vicino. A quel punto il primo carabiniere che si era rivolto al compagno di Brunella viene da me e mi chiede le generalità che avevo già fornito prima alla polizia”.

“Volevano a tutti i costi che consegnassi loro i documenti e mi ha spiegato che siccome non volevo dar loro i documenti mi avrebbero portato in caserma. A quel punto, ho urlato le mie generalità al megafono”.

“A quel punto scoppia una scena da moviola calcistica: il carabiniere fa un fallo di simulazione dicendo che gli avevo rotto il timpano e chiedendo ai colleghi di chiamare l'ambulanza. Io non volevo essere portato in caserma per un abuso. Quindi, ho resistito, ma non ho commesso alcuna violenza. Anzi, avevo chiesto di essere portato via dalla Digos, visto che ero là. Ma la zona era sotto la giurisdizione dei carabinieri. Quindi mi hanno fatto scendere dalla macchina della Digos per portarmi nella loro macchina. La situazione è poi degenerata”. 

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