Il questore sull’omissione degli ospiti «Ricadute sui permessi di soggiorno»

Dopo i controlli nelle foresterie della Polizia locale 



La diffusa omissione delle dichiarazioni di ospitalità emerse nei quattro mesi di verifiche condotte sul campo delle foresterie, e sono 262 quelle presenti sul territorio monfalconese, per un’area di 20 chilometri quadrati, hanno spinto il sindaco a vedere nel fenomeno un «bacino di illegalità», foriero di «non sicurezza sociale». Perché «arriva il pregiudicato e non lo sappiamo, arriva il mafioso e non lo sappiamo: non va bene», stando ad Anna Cisint.


Ma al di là delle sanzioni amministrative (206 euro si tratti di mancata cessione del fabbricato, ai sensi della norma antiterrorimo del 1978 numero 59, 320 euro nei casi di extracomunitari e violazione della legge 286 del 1998, testo unico sull’immigrazione) ci sono anche altre conseguenze a discendere dalle irregolarità, riscontrate in 147 verbali compilati su 102 alloggi monitorati dalla Polizia locale. E lo spiega il Questore di Gorizia Paolo Gropuzzo, che ovviamente era ben al corrente dell’attività condotta dagli agenti di via Rosselli, dal momento che sui temi correlati ai flussi sussiste da tempo un coordinamento tra istituzioni.

Come del resto reso noto l’altro giorno in municipio è lo stesso personale del Commissariato di via Foscolo a trasmettere alla Polizia locale, settimanalmente, i fogli dei dati dei nuovi arrivi comunicati alla Questura, di modo che si possano fare tutte le verifiche necessarie. Ebbene, quando si palesa una situazione di mancata dichiarazione dell’ospitalità «la condotta non si esaurisce con la sanzione, perché per esempio uno dei requisiti obbligatori per il rinnovo del permesso di soggiorno, tra gli altri, è la permanenza in alloggi adeguati nel rapporto tra inquilini e spazi, anche per un profilo di sanità pubblica». Ergo: se l’ospite non è dichiarato e la sua presenza sfora il tetto consentito, in termini di abitabilità, il rilascio del documento non avviene.

Il questore Gropuzzo si astiene, in linea con il suo ruolo, dall’addentrarsi nella polemica squisitamente politica sollevata dal tema dei controlli (la soluzione rilanciata per l’ennesima volta alle ditte e in generale alle grandi aziende da Cisint è l’assunzione di maestranze locali, un cavallo di battaglia), pragmaticamente rileva che chi delinque lo fa sempre in barba a norme esistenti e vigenti, dunque non può trarsi un segnale di infiltrazioni mafiose di per sè dal monitoraggio scaturito. Invece è chiaro – e per questo si è lavata «particolare attenzione» su Monfalcone e Trieste – che quando su certi territori l’economia cresce, in termini di sviluppo industriale o decollo della portualità, anche la criminalità tenta di allungare lì i suoi appetiti». Per questo è necessario tenere gli occhi aperti «sugli interessi criminali di impossessarsi di queste risorse», per esempio anche sulle opere e attività che si origineranno dal recovery fund, e le forze dell’ordine lo stanno facendo.

Quanto ai recenti dati sulle foresterie, sono risultate irregolari nelle ospitalità 17 diverse imprese titolari degli appartamenti. E per quel che attiene le mancate cessioni di fabbricato, si tratta di 120 persone comunitarie e 4 italiane, dunque un fenomeno circoscritto perlopiù a lavoratori dell’Est europeo. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Video del giorno

Covid. Bambini a scuola, come evitare i contagi

Torta di grano saraceno con mirtilli e mele

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi