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Trieste, ecco come sarà fatta la terza torre che cambia l’ospedale di Cattinara

In questo rendering visibili in rosso le nuove ali dell'ospedale di Cattinara

Arrivato il parere positivo degli organi di controllo all’edificazione del nuovo Burlo. Atteso a breve anche il via libera per il progetto complessivo di Rizzani de Eccher

TRIESTE «Vediamo la luce», dice Antonio Poggiana. Il direttore generale dell’Azienda sanitaria giuliano isontina assicura che i lavori preparatori per la ristrutturazione dell’ospedale di Cattinara cominceranno in autunno, dopo tre anni di stop dovuti alla mancata approvazione del progetto esecutivo dell’appalto da 140 milioni per il rifacimento del nosocomio triestino e per l’edificazione del nuovo Burlo.

L’affidamento è passato di mano, dalla cooperativa veneta Clea all’impresa friulana Rizzani de Eccher, e Poggiana è certo che manchi poco per veder arrivare il via libera al progetto da parte della Commissione sismica e dell’organismo di verifica esterno, cui spetta validare le modifiche ai piani originari.

Alle spalle del direttore generale passano alcuni rendering di quel che sarà. Si vedono le due torri attuali e la terza torre che le collegherà a tutta altezza: «Cattinara è frutto di una progettazione di quarant’anni fa e presenta dei limiti strutturali dovuti alla presenza di due torri separate». La torre di collegamento permetterà di passare dalla torre chirurgica a quella medica senza più dover arrivare con l’ascensore ai piani più bassi dell’ospedale: «Così avremo più spazi a disposizione e migliorerà la funzionalità dei collegamenti».

Niente a che vedere con la torre Covid, ovvero con il cubone di 7 piani che la Rizzani de Eccher propone di realizzare nel cortile dell’ospedale, per sposarvi tutti i reparti coinvolti nella pandemia e guadagnare così tempo con i lavori. L’ipotesi al momento è solo teoria e i progetti all’attenzione degli enti di valutazione è ancora quella originaria, con le debite migliorie antisismiche necessarie a far partire finalmente i lavori.

Ci vorranno una trentina di milioni in più rispetto ai 140 dell’appalto originario, all’interno del quale ci sono già le risorse per la costruzione del nuovo Burlo: «In questo caso – spiega il dg di Asugi – il parere positivo dei tre organi di controllo è già arrivato e parliamo quindi di un’opera immediatamente cantierabile. Cosa sarà del “vecchio” Burlo è presto per dire: «Spetterà alla programmazione», taglia corto Poggiana.

Ma ciò che più sta a cuore ai triestini è l’inizio del rifacimento di Cattinara. «Un cantiere complicato», lo definisce il direttore del Piccolo Omar Monestier, nell’intervista organizzata nell’ambito del Festival di Salute “Ritorno al futuro”. Ma Poggiana si impegna: «Vediamo la luce. Abbiamo lavorato alacremente, passando attraverso varie vicissitudini. Il parere positivo dei Vigili del fuoco è arrivato e siamo all’ottenimento degli ultimi due pareri che ci mancano: stiamo lavorando con la Commissione sismica e con l’organismo di verifica esterno (lo studio Rina). Il passo successivo sarà l’approvazione del progetto. E poi l’avvio del cantiere». Le istituzioni hanno più volte promesso e più volte la data è slittata, ma Poggiana pianta il nuovo paletto: «Spero che nella prima fase dell’autunno si possa effettivamente dare il via».

Poi si parla del futuro della sanità. «Abbiamo bisogno di tecnologie e scienza – dice il direttore generale – e Trieste è la città della scienza e della ricerca. Non possiamo perdere questa occasione. Dalla pandemia abbiamo imparato che va ripensato il ruolo e il luogo della salute: c’è ancora divisione fra prevenzione e cure primarie, fra territorio e cure ospedaliere, ma il paziente è sempre lo stesso e non possiamo parcellizzare l’intervento sulla persona. Non ci sono l’ospedale e il territorio, ma un paziente che va curato. Stiamo lavorando alla programmazione per questo».

E pure agli investimenti: «Il rinnovo del parco tecnologico – dice il dg – è fondamentale. Non c’è cura e non c’è medicina, senza tecnologia. Siamo un’Azienda sanitaria universitaria integrata e l’università sta completando i lavori delle nuove aule di simulazione: una modalità diversa di fare didattica, grazie a una struttura di 400 metri quadrati e quattro aule in cui lo studente può intervenire su un robot come fosse un corpo vero. Una grande spinta alla didattica». Da una parte la formazione per il futuro, dall’altra il futuro che è già presente: «Trieste si è già dotata di un robot chirurgico e uno ne arriverà a Gorizia. Macchine che permettono di operare con livelli di sicurezza enormi, eliminando la possibilità di errori umani».

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