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Obbligo di Green Pass per tutti i lavoratori: il governo tira dritto

Draghi vuole estenderlo il prima possibile al settore privato Ancora aperti i nodi sulla lista delle eccezioni e del commercio

ROMA Con l’autunno alle porte, e il freddo che toccherà prima il Nord, gli industriali si sono precipitati dai governatori a chiedere di estendere il più presto possibile il Green Pass anche al settore privato. Con buona pace di Matteo Salvini che, in controtendenza rispetto al suo numero due Giancarlo Giorgetti e a un pezzo della Lega, ancora ieri (14 settembre) sosteneva la propria contrarietà: «Saremmo gli unici in Europa a estenderlo a tutti i lavoratori».

Ma il ragionamento che sta dietro questa voglia di fare presto e subito di chi guida un’azienda o un’industria è semplice. Ci vogliono almeno una ventina di giorni per far sì che chi ancora non si è vaccinato e non ha il passaporto verde si adegui. Siamo a metà settembre, tra un mese a Nord, dove si concentra il numero maggiore di fabbriche, le temperature cominceranno ad abbassarsi sensibilmente, e con la piena ripresa delle scuole il virus tornerà a correre più velocemente.

Ecco allora spiegato perché Mario Draghi intende licenziare il decreto sul Green Pass, esteso alla Pubblica amministrazione ma subito anche ai privati, già nel Consiglio dei ministri di domani.

Il presidente del Consiglio ha cerchiato una data sul calendario. Il 15 ottobre. È un venerdì e per quel giorno il governo intende chiedere a tutti i lavoratori che saranno coinvolti dall’estensione di dotarsi del certificato, in modo da poterlo esibire lunedì 18 quando si recheranno a lavoro. A Palazzo Chigi restano importanti rifiniture da fare. Per Draghi è meglio agire subito, con una norma generale, un terreno molto più condiviso dai sindacati. In queste settimane di confronto, le organizzazioni dei lavoratori, e il segretario della Cgil Maurizio Landini in primis, hanno espresso al premier i timori di possibili discriminazioni conseguenti a una gestione del Green Pass differenziata per settori, come sembrava dovesse essere in un primo momento. Una preoccupazione simile a quella che agita il ministro della Pa Renato Brunetta, non insensibile alle proteste dei dipendenti pubblici di fronte al “liberi tutti” nel privato.

Sarà un provvedimento molto ampio, spiegano fonti di Palazzo Chigi, che disciplinerà anche il perimetro di cosa sarà definibile come Pa. Un esempio: le società partecipate, cioè controllate con quote di maggioranza dallo Stato attraverso il Tesoro. Quel che è certo è che i dipendenti saranno obbligati al pass. Solo tra Ferrovie dello Stato, Poste e Leonardo – le aziende più corpose in mani pubbliche – i lavoratori sono oltre 260mila. In realtà i numeri che temono gli scienziati del Cts e del ministero della Salute sono altri. È stato calcolato che su per giù sono 300mila nella Pa e circa 2,5 milioni i privati non ancora vaccinati. Si tratta di persone che, per età, avrebbero potuto essere immunizzati da mesi. Dunque sono inscalfibili, estremamente difficili da convincere e da persuadere senza l’aiuto del pass.

Tra i capitoli ancora non chiusi c’è la lista delle cosiddette eccezioni e cosa fare del commercio. Il ministro della Salute Roberto Speranza confida che nell’estensione alla fine verranno inclusi anche i negozianti. Perché – è il ragionamento – se l’obbligo vale per ristoratori, gestori di piscine, teatri e cinema, non deve valere per parrucchieri, ottici, negozi di abbigliamento, commercio al dettaglio e grande distribuzione? Al momento invece non rientrerebbero gli autonomi e tra le eccezioni – «ispirate a criteri di logicità» specificano dal governo – ci sarebbero anche gli imputati dei processi e i loro avvocati.

Sullo sfondo resta la contesa politica. Salvini ha visto scivolare fuori dal suo controllo la vecchia guardia della Lega Nord, molto più sensibile all’allarme degli industriali, guidata dal ministro dello Sviluppo economico Giorgetti e dal governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni. Il leader del Carroccio si limita a ripetere che si esprimerà solo dopo aver letto il testo e continua a spingere per i tamponi gratuiti, che darebbero diritto al Green Pass per chi non vuole vaccinarsi. È un’opzione che è stata messa sul tavolo ma che trova la quasi totalità del governo, a partire da Draghi, contraria. Perché, sostengono, sarebbe come rendere esplicito l’invito a non vaccinarsi e dare ragione a chi non intende farlo.

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