I big di Eataly e Slow food: «Prosecco imbattibile non temiamo il Prošek»

Farinetti e Petrini, il patron di Eataly (a sinistra) e il fondatore di Slow food

Farinetti: quello croato è un passito, impossibile paragonarli o confonderli ma il nodo delle imitazioni esiste e dobbiamo fare di più per difenderci

TRIESTE Produttori del Prosecco e mondo della politica sul piede di guerra per difendere i vini made in Italy dalla minaccia rappresentata dal Prošek, ma al di là della parziale omonimia, fino a che punto il passito croato rischia di compromettere i trionfi commerciali planetari delle bollicine imbottigliate in Friuli Venezia Giulia e Veneto? In realtà non molto secondo l’analisi del patron di Eataly Oscar Farinetti, assurto in questi anni al ruolo di “guru” (etichetta, peraltro, sempre respinta dal diretto interessato) della promozione su scala mondiale dell’enogastronomia italiana.

Personaggio mediatico ormai popolarissimo, sul caso Prošek il baffuto imprenditore piemontese non esita ad andare controcorrente. «Mi verrebbe da rispondere con le parole di Eschilo: non è felice l’uomo che nessuno invidia o imita. Ma non è questo il caso del Prošek. Perché non si tratta per nulla di un tentativo di imitazione del Prosecco – puntualizza –. Ricordo la prima volta che l’ho assaggiato. È un vino di tradizione secolare in Dalmazia. Non c’entra niente con il nostro blasonato Prosecco. È un vino dolce da uve passite di vitigni autoctoni dalmati. Si chiamava già così ben prima che i nostri straordinari produttori di Prosecco da glera portassero al clamoroso successo mondiale le bollicine venete».

Tanto rumore per nulla? Non proprio. O meglio: secondo Farinetti la questione Prosecco-Prošek può servire semmai a far suonare la sveglia a beneficio di un Bel Paese che a livello di peso politico, evidentemente, non riesce a contare come dovrebbe quando si tratta di tutelare in sede europea i prodotti italiani dall’insidia delle imitazioni. «Non stiamo ad allarmarci per il Prošek – ammonisce il patron di Eataly –, perché si tratta di poche decine di migliaia di bottiglie e credo che i produttori croati siano ben contenti e orgogliosi di aggiungere obbligatoriamente la parola “dalmata” al nome del loro vino. Ecco, proporrei di chiedere proprio questo in fase dibattimentale. Per il resto, invece, è chiaro che esistono bieche imitazioni di tanti prodotti made in Italy, non solo del Prosecco. E non cesserà mai questo fenomeno finché saremo, noi italiani, così bravi a produrre eccellenze desiderate dal mondo. Dunque, ritorno a Eschilo, augurandomi paradossalmente che continuino a imitarci». «È giusto – incalza Farinetti – combattere in tutte le sedi opportune le imitazioni, come fa la Coldiretti. Ma anche alzare il sederino dalla sedia e andare a spiegare al mondo le differenze tra le nostre meraviglie e certe sgangherate brutte copie. Ma, sottolineo ancora, non è il caso del Prošek dalmata. Ne ho provati anche di molto buoni».

Sulla stessa lunghezza d’onda un altro big del panorama enogastronomico italiano, il sociologo Carlo Petrini, fondatore dell’associazione internazionale Slow Food, punto di riferimento per la difesa dei prodotti tradizionali, di qualità ed ecosostenibili. «Ho visto che ci si sta mobilitando per la difesa del Prosecco contro il Prošek, ma i timori sono esagerati – afferma Petrini –. La produzione del vino croato, dal punto di vista quantitativo, è imparagonabile alle milioni di bottiglie di Prosecco che vengono commercializzate ogni anno, quindi i rischi in termini di concorrenza sono di fatto inesistenti. Allo stesso tempo si tratta di un vino molto diverso e non mi pare che i viticoltori croati abbiano intenzione di proporlo come imitazione del nostro Prosecco. Quanto alla parziale assonanza, come pensare che possa trarre minimamente in inganno il consumatore? Parliamoci chiaro: il Prosecco, a livello mondiale, è e resterà percepito come un nome italiano. Anzi, è più di un nome, stiamo parlando di un autentico brand». «Insomma, la reazione a cui stiamo assistendo da parte di produttori e politica è un atto dovuto, anche in sede europea – conclude il fondatore di Slow Food –, ma a mio avviso possiamo stare tranquilli. Il Prošek non scalfirà mai lo straordinario successo del nostro Prosecco».

Video del giorno

Viaggio all'interno della galleria rifugio di Monfalcone: ecco com'è fatta

Burger di lenticchie rosse

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi