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Export Fvg a gonfie vele in attesa degli effetti Pnrr

La Sace: nel primo semestre la crescita della regione è stata robusta (+ 27,7%). Trend che durerà. Terzulli: «L’anno dovrebbe chiudersi sui livelli pre-pandemia»

Non solo il rimbalzo post-crisi, ma una crescita destinata a durare, con il Triveneto favorito dalla sua tradizionale vocazione all’export. Lo scenario delineato da Sace nel report pubblicato il 14 settembre fa ben sperare per le vendite italiane oltreconfine. Merito della ripresa della congiuntura a livello globale, ma anche di una straordinaria capacità di tenuta del nostro tessuto produttivo, che d’ora in avanti potrà trovare nuove occasioni di crescita grazie alle risorse europee in arrivo con il Pnrr. Per Alessandro Terzulli, capo economista della società specializzata nel settore assicurativo-finanziario, siamo alle prese con un vero e proprio ritorno al futuro. Una citazione cinematografica per descrivere uno scenario in cui l’export torna protagonista dell’economica nazionale, per quanto in maniera meno omogenea che nel pre-crisi.

«Ci troviamo a fare i conti con uno scenario estremamente complesso, caratterizzato da una crescita importante, ma a macchia di leopardo, condizionata dal ritmo della ripresa dei vari mercati», ha spiegato Terzulli presentando i dati. Quindi ha parlato di un quadro “non semplice da decifrare”, che richiede dunque altri mesi per una definizione più chiara. Intanto secondo Sace l’anno in corso dovrebbe chiudersi con un incremento delle esportazioni di beni nell’ordine dell’11,3% in termini di valore, a quota 482 miliardi di euro, tornando così ai livelli pre-pandemia. L’effetto traino si farà sentire anche dopo, con un ulteriore +5,4% atteso per il 2022 e un +4% sia nel 2023, sia nel 2024. Dunque, anche una volta esaurito il rimbalzo post-crisi, la crescita dovrebbe proseguire sopra la media annua del +3,1% messa a segno tra il 2021 e il 2019, che pure è stata una performance particolarmente positiva se paragonata con la crescita – limitata a qualche decimale – del Pil italiano.

Il quadro delineato dagli analisti è estremamente positivo per il Nord-Est, in particolare per il Veneto, che è la terza regione italiana per export con una quota del 13,8% sul totale nazionale, avendo esportato nel 2020 beni per un valore di quasi 60 miliardi di euro. Nel primo semestre di quest’anno l’export, è in crescita del 23,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso. La ripresa è trainata da meccanica strumentale, tessile e abbigliamento e altra manifattura, quelli che maggiormente avevano sofferto allo scoppio della pandemia. Non cambia, invece, da un anno all’altro il terzetto delle principali destinazioni dell’export veneto, con la Germania al vertice, seguita da Francia e Stati Uniti. Quanto al Friuli-Venezia Giulia, che è la settima regione italiana per export con beni esportati per un valore di circa 14,3 miliardi di euro nel 2020, le tre categorie dei prodotti in metallo, della meccanica strumentale e dei mezzi di trasporto costituiscono oltre la metà delle esportazioni regionali. Mentre tra i mercati di destinazione guidano gli Stati Uniti, davanti a Germania e Francia. Tornando al quadro nazionale, Sace segnala i mercati che hanno già recuperato i livelli pre-Covid e sono candidati a brillare anche negli anni a venire. In testa c’è la Germania, davanti agli Stati Uniti. Fin qui le previsioni in base alla situazione attuale, ma come detto lo scenario è in evoluzione, con la messa in campo del Pnrr che potrebbe dare una spinta ulteriore. «L’obiettivo che ci dobbiamo dare con il Pnrr non deve essere solo quello di tornare ai livelli pre-crisi, ma soprattutto di superarli», commenta l’ad di Sace Pierfrancesco Latini. «Le imprese italiane si troveranno ad operare in un contesto economico interno più reattivo, più solido, più moderno, innescando così un circolo virtuoso», conclude.

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