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Alcol, risse, incidenti da Sistiana al centro. L’estate senza freni delle serate triestine

Si consuma più birra Seguita da vino e dai superalcolici

TRIESTE Incidenti, patenti ritirate. Ubriachi molesti che urlano a notte fonda, rompendo bicchieri e bottiglie. Risse in strada, violenze in famiglia.

La città ha un problema con l’alcol. Lo segnalava nelle scorse settimane il comandante dei carabinieri Stefano Cotugno, da poco passato ad altro ruolo a Roma dopo cinque anni di esperienza nella «tranquilla» Trieste, sostenendo che la vera piaga della città, più che la droga, è il bere. E tutto ciò che ne consegue. «Mi ha impressionato l’abuso di alcol», spiegava il comandante in un’intervista al Piccolo. «Molti nostri interventi sono legati all’abuso di alcol che causa incidenti gravi e risse. Questo a Trieste in effetti emerge».

Ma al momento la questione non trova spazio nell’agenda elettorale dei candidati. I report delle forze dell’ordine però sono indicativi: mettendo insieme i controlli con l’alcoltest di polizia di Stato, carabinieri e polizia locale, da gennaio ad agosto risultano 175 patenti ritirate per guida in stato di ebbrezza. E nei mesi scorsi di mezzo c’era anche il lockdown con la chiusura dei locali. Quindi in un modo o nell’altro si beveva comunque e ci si metteva pure alla guida.

A ciò si aggiungono le sanzioni per “ubriachezza molesta”. Ben 130 nello stesso periodo preso in esame: gente in preda ai fumi dell’alcol che semina il caos per strada, spesso facendo danni. Talvolta si tratta delle stesse persone. «Li fermiamo una sera, ubriachi sfatti, e poi anche qualche sera dopo», spiega un poliziotto delle volanti.

Situazioni che possono facilmente degenerare in provocazioni e litigi. E risse: una decina quelle entrate nelle statistiche delle forze dell’ordine, a cui si sommano altrettante denunce per offesa e oltraggio a pubblico ufficiale.

Gli ultimi episodi sono di questi giorni: il ventenne fermato dalla polizia la scorsa settimana perché seminava il panico in un ristorante di riva Grumula. O quello più grave di fine agosto, quando gli agenti hanno arrestato per lesioni, minacce e resistenza a pubblico ufficiale due ventiseienni ubriachi che alle 5 di mattina avevano aggredito un uomo all’esterno di un locale di via Galatti innescando una furibonda lite. E così il pomeriggio dopo, con il ventenne in preda all’alcol che ha danneggiato le pareti di una pizzeria di via Oriani. Episodi del genere riguardano tanto i residenti quanto gli stranieri.

È sufficiente fare due passi in centro la sera per rendersi conto che l’alcol è il grande protagonista della “movida” triestina, se di movida si tratta. Un tema spesso correlato all’irrefrenabile bisogno di sballo che caratterizza le fasce più giovani, qui come altrove. E naturalmente alla piaga dell’alcolismo: il Dipartimento delle dipendenze dell’Asugi ha in carico 1005 utenti; un numero stabile negli ultimi anni, ma con un aumento degli under 29: dai 103 del 2007 ai 127 del 2020.

L’Asugi promuove progetti di prevenzione, come “Overnight”, rivolto da anni ai più giovani. O, ancora, gli interventi di sensibilizzazione nelle scuole.

«Durante il periodo di lockdown – spiega Gianfranco Bazo, direttore facente funzioni del Dipartimento (Struttura complessa dipendenze comportamentali e da sostanze legali ) – a fronte di un aumento di acquisto e consumo di sostanze alcoliche, all’osservazione del nostro servizio non si è registrato un significativo incremento di nuove richieste d’aiuto. Ma abbiamo verificato e supportato un numero maggiore di ricadute in pazienti già seguiti, con aumento di richiesta di aiuto da parte delle donne che hanno sofferto di più le conseguenze familiari delle restrizioni».

Nel frattempo i locali d’estate fotografano una città viva, allegra e spensierata. Sono pieni ovunque. Di giovani, spesso minori, a cui qualche esercente serve da bere senza curarsi troppo dell’età.

I bar, con i loro tavoli fuori, pulsano voglia di spensieratezza e divertimento: dai baracchini di Sistiana (centinaia i ragazzi che la sera affollano il porticciolo) a piazza Unità e ghetto. Ma anche viale XX Settembre o via Torino, dove si fa fatica a passare. In piazza Barbacan si va avanti fino a tardi, con comprensibile disagio per i residenti che non riescono a dormire. Anche San Giusto è un punto di incontro per un bicchiere o per fumare sigarette di marijuana. In questi mesi la zona è diventata teatro di risse e di un accoltellamento.

Di sera ci si dà appuntamento nel colonnato attiguo alla Cattedrale o nel giardino di via Capitolina, dove si notano ventenni muniti di alcolici comprati al supermercato.

Nei locali del centro si fa a gara di shottini. Anche in solitaria, talvolta. Come il venticinquenne triestino che incrociamo al tavolo di un bar vicino a piazza Unità: ne ha bevuti otto, di cui due offerti dal cameriere. «Dopo vado a casa a Opicina – racconta – già, prima o poi mi toglieranno la patente...».

In piazza Venezia e dintorni ci si imbatte in bottiglie rotte e vomito per terra. Ragazzine litigiose che si tirano i capelli. E i cassonetti delle immondizie di via Lazzaretto Vecchio: l’orinatoio en plein air delle notti triestine.

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