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Muretti a secco, l’arte si tramanda: a lavoro su 30 metri lungo il Rilke

L’architetto Antoni: «Strutture importanti per l’ambiente, in cui si insediano centinaia di specie»

DUINO AURISINA. Tre anni fa l’Unesco ha iscritto “L’Arte dei muretti a secco” nella propria “Lista del Patrimonio culturale immateriale”, comune a otto Paesi europei: Cipro, Croazia, Francia, Grecia, Italia, Slovenia, Spagna e Svizzera. Ma da sempre, quei muretti, costruiti sistemando le pietre una sopra l’altra, senza usare altri materiali se non, in alcuni casi, la terra asciutta, sono un autentico simbolo del Carso, emblema di un’antica tradizione, che oggi riveste un ruolo importante anche per l’equilibrio dell’ambiente.

La loro conservazione e il tramandarne la conoscenza delle tecniche costruttive sono al centro della missione del “Partenariato per la conservazione e la divulgazione dell’edilizia carsica in pietra a secco” che, in questa chiave, ha organizzato un’esercitazione nella Riserva naturale delle Falesie di Duino, che ha visto i partecipanti ricostruire un tratto di muro del sentiero Rilke, lungo una trentina di metri. L’evento rientrava nell’ambito del progetto “Interreg – Enfreen”, diretto dal Parco delle Grotte di San Canzian. «Questi appuntamenti – spiega il presidente del Partenariato, l’architetto Danilo Antoni – coinvolgono cittadini di ogni età, che si riuniscono per conoscere la storia e i pregi dei muretti a secco. La nostra missione – aggiunge – è di salvaguardare questa conoscenza e trasmettere a tutti la consapevolezza dell’importante ruolo che queste strutture hanno per l’ambiente. I muretti a secco del Carso – ricorda Antoni – sono nati secoli fa, come metodo per delimitare i confini delle proprietà, ma già allora la loro costruzione seguiva regole precise per salvaguardare l’ambiente, prevedendo sempre i passaggi per gli animali. Fin dalla loro origine – continua – hanno offerto, nelle loro intercapedini, l’ambiente ideale per l’insediamento di centinaia di specie diverse, sia della flora sia della fauna. Oggi si definirebbero ecosostenibili e lo sono sempre di più, perché in mezzo a quelle pietre crescono piante, nidificano e trovano rifugio insetti e piccoli animali. Ci sono pochissime costruzioni dell’uomo nel mondo con un impatto così positivo per l’ambiente. Sono strutture che si sviluppano per migliaia di chilometri – rileva Antoni – ed è in corso un progetto per censirle tutte, sia in Slovenia sia in Italia. Per fortuna – conclude – possiamo contare sul sostegno del Comune di Duino Aurisina e di soggetti privati come Baia Holiday e Mare Pineta».

All’incontro hanno partecipato i rappresentanti dell’Ordine degli architetti, dell’Università del litorale, del Parco delle Grotte di San Canzian e della Comunella di Duino. «Un tempo – spiega il presidente di quest’ultima, Vladimiro Mervic – nella Riserva c’erano volpi, gatti selvatici, caprioli. Oggi sono rimasti solo gli scoiattoli – osserva – perché le altre specie si sono allontanate soprattutto a causa delle grandi arterie stradali costruite nei paraggi».

«Questo tipo di attività – commenta il sindaco di Duino Aurisina Daniela Pallotta che, assieme al suo vice Walter Pertot, ha presenziato all’esercitazione – rappresenta la salvaguardia di una importantissima tradizione locale. L’attività del Partenariato mette al centro il ruolo di alcune infrastrutture umane nell’ambiente carsico, nel contesto di un progetto che dovrà essere rinnovato e al quale, come amministrazione comunale ed ente gestore della Riserva, daremo il nostro sostegno».

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