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Monfalcone, su 102 alloggi rilevate 147 sanzioni. Foresterie nel mirino della Polizia locale

©katiabonaventura

La municipale ha avviato controlli 4 mesi fa. Numerose presenze omesse: sono i cittadini “fantasmi”

MONFALCONE. Si alza di livello l’indagine della Polizia locale per l’emersione di quelli che il sindaco definisce “cittadini fantasma”, perfettamente sconosciuti a Comune e Questura, ma la cui presenza globalmente stimata in 3 mila unità incide annualmente sulla produzione di rifiuti, con una media suppletiva di 40-45 chili di immondizia pro capite. A Monfalcone, ufficialmente 29 mila anime, ogni cittadino produce 505 chilogrammi di spazzatura, contro i 463 di Gorizia, 34 mila abitanti.

Se infatti fino a qualche mese fa l’obiettivo era debellare il sovraffollamento negli appartamenti, fenomeno drasticamente affievolito (un solo alloggio rilevato con 4 individui in soprannumero negli ultimi accertamenti), ora nel mirino dell’amministrazione sono finite le 262 foresterie esistenti in città, l’85% delle quali è appannaggio delle ditte dell’appalto e subappalto del cantiere. E a quanto pare non a torto. Infatti dal monitoraggio avviato 4 mesi fa di 102 appartamenti (in proprietà o locazione a imprese) sono scaturite 124 sanzioni da 206 euro ciascuna per la mancata comunicazione della permanenza nell’alloggio di cittadini comunitari (anche italiani) oltre i 30 giorni previsti dalle norme. E ulteriori 23 verbali da 320 euro per l’omessa dichiarazione di ospitalità di altrettante persone extracomunitarie.

Nel primo caso la normativa specifica di riferimento è una vecchia legge antiterrorismo, la 59 del 1978, ma sempre attuale, secondo il sindaco Anna Cisint che ha illustrato ieri in municipio con gli assessori Paolo Venni e Massimo Asquini il primo report dei controlli, che ora si estenderanno al resto delle dimore, perché «finalizzata alla lotta alla criminalità mafiosa». In pratica le disposizioni impongono che chiunque offra il godimento o ceda la proprietà di un immobile o parte di esso per oltre un mese «ha l’obbligo – come rimarcato dal comandante della Municipale Rudi Bagatto – di comunicare all’autorità locale di pubblica sicurezza la presenza del soggetto». In questo caso al Commissariato di via Foscolo, retto dal vicequestore aggiunto Stefano Simonelli. Una pratica che non ha oneri economici e si può agevolmente svolgere anche via pec, senza la necessità di rivolgersi personalmente agli uffici, stando all’ente. Nel secondo caso, quello cioè dei cittadini extracomunitari, la legge è la 286 del 1998, testo unico sull’immigrazione: chi ospita uno straniero deve darne notizia, sempre al commissariato, entro 48 ore.

«Può accadere che qualcuno non conosca le leggi – rimarca –, ma qui parliamo di dati allarmanti, che non possono non destare preoccupazione: perché in tutti i casi il titolare o chi per lui della ditta proprietaria della foresteria non ha provveduto a comunicare la presenza di queste persone in città? Perché non volevano si sapesse? 147 individui, di cui nulla si sa, su 102 alloggi controllati. Ciò significa che le norme non sono sufficienti, perché nessun comune in realtà compie queste verifiche. E che i protocolli si lasciano scrivere». «A me – tuona Cisint – non sta bene. C’erano persone lì dimoranti da mesi e alcune da anni. Ringrazio la Polizia locale per l’impegno gravosissimo e mi chiedo: perché su un territorio stanno tante persone come se non esistessero, sconosciute all’autorità? La preoccupazione è che si usi il lavoro anche come copertura per far arrivare soggetti, non occupati nelle nostre fabbriche, che potrebbero essere pregiudicati, mafiosi, dediti al riciclaggio del denaro. Non mi sta bene»

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