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Monfalcone, black-out nel centro della città: in centinaia senza energia elettrica

Un operaio al lavoro in via Fermi. Foto Katia Bonaventura

Durante la posa della fibra ottica è saltata l’energia in via Fermi e Parini. Protesta dei residenti per i surgelati buttati via e i cellulari rimasti scarichi

MONFALCONE. Giornata di passione per centinaia di cittadini che da metà mattina e fino all’ora di cena, nella giornata di martedì 14 settembre, si sono ritrovati a fare i conti con un diffuso black-out in centro. Dunque frigoriferi con surgelati da buttare, televisori spenti e cellulari muti per l’impossibilità di effettuare la ricarica della batteria. E tutto senza lo straccio di un avviso: non si è trattato, infatti, di un’interruzione del servizio dovuta a interventi programmati, bensì a un disservizio causato «durante la posa della fibra ottica che, per errore, ha visto tranciato in più punti un cavo di bassa tensione», come emerso. Il disagio ha interessato i condomini di via Fermi. E anche di via Parini, stando al Comune che ha assunto informazioni dopo la segnalazione del caso. Dunque aree intensamente popolate e caratterizzate da condomini con numerosi alloggi.

La corrente è venuta meno alle 10. 30. Il black-out si è protratto all’ora del rientro da scuola dei bambini, quando i primi mezzi dell’Enel, accorsa per sopperire al danneggiamento del cavo operato da altri, si sono avvistati in via Fermi. Tra la ricerca del guasto e la sostituzione del pezzo tranciato si è previsto il ripristino dell’energia elettrica verso le 19: non prima perché, come l’Enel ha spiegato all’amministrazione, si è reso necessario calare una nuova linea. «Eventuali risarcimenti – ha chiarito il sindaco – possono essere richiesti interpellando Enel sul nominativo dell’operatore intervenuto».

Oltre che ad Anna Cisint, però, alcuni residenti si sono rivolti al consigliere regionale Giuseppe Nicoli (FI), giunto verso le 13. 30 per un sopralluogo in via Fermi: «Oltre al disagio dei cittadini per l’interruzione della fornitura elettrica, ciò che meraviglia è che il sindaco, cui pertiene la delega delle opere pubbliche, non abbia opportunamente programmato durante i lavori di asfaltatura e rifacimento dei marciapiedi della strada la posa dei sottoservizi, in modo da non dover intervenire più volte sul manto stradale e quindi rovinarlo». «Inoltre – conclude – non è stato inserito nel regolamento di polizia municipale il nuovo dispositivo che avevo preparato per i ripristini stradali dopo opere di scavo teso a evitare la creazione di pericolose “trincee” sul manto stradale. È evidente che il sindaco sulle opere pubbliche procede al buio come gli incolpevoli cittadini rimasti senza corrente».

«In realtà – ribatte Cisint – è un tema annoso per ogni amministrazione, perché non esiste uno strumento legale che possa impedire l’intervento di operatori su strada appena riqualificata. E non tutti, come invece fa Irisacqua, rispondono puntualmente alle lettere per concordare le azioni quando si preannuncia un’opera. Invece abbiamo inserito nel regolamento una cauzione importante e, nel caso in cui i ripristini non siano adeguati all’esistente, i soldi vengono trattenuti per ripianare il manto». 

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