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Le ricercatrici (33%) si fanno largo con fatica nel “Sistema Trieste”

Serena Zacchigna al lavoro nel laboratorio dell’Icgeb

All’interno degli enti scientifici del cosiddetto “Sistema Trieste” un ricercatore su tre è donna. E gradualmente anche il divario di genere nelle discipline Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) sta diminuendo, con una crescita lenta, ma costante, della rappresentanza femminile anche nei settori che storicamente sono stati appannaggio quasi interamente maschile. Nell’esercito dei 5375 ricercatori inseriti negli organici degli enti scientifici e accademici triestini le donne sono 1758 (il 33%), i maschi 3617 (il 67%). Tra i docenti il numero delle donne cala di sei punti percentuali: su un totale di 581 i maschi sono 426 (73%), le femmine 155 (27%).

Un dato che conferma come, per quanto le ragazze studino più dei colleghi maschi (all’Università di Trieste rappresentano il 59,7% dei laureati, il 50,5% dei dottori di ricerca, il 51% degli assegnisti), nelle posizioni più ambite continua a esserci un gap di genere rilevante. Che è ancora più pronunciato nelle discipline Stem, ma questo accade anche perché già a inizio percorso in alcuni di questi settori c’è uno squilibrio numerico importante. Qualche esempio? All’Università di Trieste le ragazze iscritte a Fisica sono il 29,3% del totale, a Ingegneria e Architettura il 26,5%, a Matematica e Geoscienze il 38,9%. Il discorso di genere si ribalta quando si guarda alle Scienze chimiche e farmaceutiche, dove le studentesse sono il 67,5%, alle Science della vita, con il 67,3% di iscritte, alle Scienze mediche, con il 57,2%.

Ma torniamo alla ricerca: tra le 1758 ricercatrici censite (i dati vengono dall’indagine annuale “La mobilità della conoscenza 2020”) ben 1678 lavorano in ambito scientifico, il 95,4% del totale. Eppure il divario tra rappresentanza maschile e femminile in alcuni campi del sapere è ancora impietoso: mentre nelle Scienze umane e sociali le ricercatrici sono il 54%, addirittura più del colleghi maschi, nelle discipline Stem rappresentano il 30,8%. Molto più equilibrata invece è la situazione per Scienze della vita, con il 44,5% di donne. Salendo al gradino della docenza il quadro è a tinte ancora più fosche e il crollo della rappresentanza femminile è verticale: tra i professori solo il 34% è donna, percentuale che scende al 19,3%, per le Stem e al 25,4% per le Scienze della vita. Un dato interessante riguarda anche i ricercatori stranieri che hanno scelto il nostro territorio per portare avanti i propri studi: l’86% rientra nell’area Stem e, tra questi, il 28% sono scienziate.

La scienza è dunque innegabilmente un romanzo di formazione con le donne come protagoniste fondamentali, ma ci sono ancora degli ostacoli da rimuovere per poter dire che il ruolo femminile sia pienamente valorizzato in questo settore. In una recente ricerca Swg effettuata su un campione di 900 giovani tra i 16 e i 34 anni e 800 genitori, da cui emerge che in Fvg ci sono più laureati Stem che nel resto d’Italia (il 30% contro il 29%), vengono analizzate le ragioni che frenano le ragazze dall’iscriversi a facoltà scientifiche. Se per molti giovani uomini esiste una predisposizione maschile a certe materie, per le ragazze pesano più che altro la paura di essere penalizzate all’interno di ambienti di lavoro prevalentemente maschili e il timore di non poter conciliare tempi di vita e lavoro.

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