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Il lavoro diventa precario: in Italia aumentano gli occupati ma sono a tempo determinato

In dodici mesi mezzo milione di occupati in più, ma precari

ROMA La ripresa del lavoro c’è, ma è precaria. Nel secondo trimestre del 2021 volano i contratti a termine e, in un anno, ci sono 523 mila posti in più, ma rispetto all’inizio della grande pandemia ne mancano all’appello 678 mila. E' la fotografia dell'Istat che registra una crescita di 338.000 occupati sul primo trimestre 2021 e un calo del tasso di disoccupazione che si assesta al 9,8%, in calo di 0,3 punti sul trimestre precedente e di 1,7 punti sullo stesso periodo del 2020. La crescita, come detto, è trainata dal lavoro a termine, quello che aveva subito la maggiore riduzione nei giorni in cui il Covid mordeva più forte. Se nel trimestre gli occupati sono aumentati su base congiunturale dell'1,5% per i dipendenti a termine la crescita è stata dell'8,3% con 226.000 occupati in più. Nel dettaglio, i dipendenti a tempo indeterminato sono aumentati di 80 mila unità (+0,5%) mentre gli indipendenti (+0,7%) di appena 33 mila.

Il dato dei contratti a termine è ancora più evidente su base tendenziale: rispetto al secondo trimestre 2020, l'aumento dell'occupazione (+523 mila unità, +2,3%) coinvolge soltanto i dipendenti a termine (+573 mila, +23,6%) mentre continua il calo dei dipendenti a tempo indeterminato (-29 mila, -0,2%) e degli indipendenti (-21 mila, -0,4%). I disoccupati sono 2 milioni 459mila con un calo di 55 mila unità (-2,2%) sul trimestre precedente e un aumento del 27% (+514mila persone) sul secondo trimestre 2020.

La buona notizia è la forte riduzione degli inattivi di 15-64 anni (1 milione 253 mila in meno), «intensamente cresciuti - spiega l’istituto di statistica - a seguito dell'emergenza sanitaria con la chiusura di molte attività e la limitazione negli spostamenti». La ripresa occupazionale osservata rispetto al secondo trimestre 2020 , prosegue l’Istat, «ha coinvolto di più coloro che per primi avevano subito gli effetti della pandemia: occupati nei servizi e lavoratori a termine, con maggiori ripercussioni per giovani, donne e stranieri». Il tasso di occupazione risale al 58%. A pagare più degli altri la crisi sanitaria ed economica sono stati soprattutto le donne i giovani e gli stranieri. In particolare sono al lavoro 370.000 donne in meno (-3,7% a fronte del -2,3% degli uomini) mentre gli occupati tra i 15 e i 34 anni sono 199.000 in meno sul secondo trimestre del 2019 (-3,8%).

In confronto al periodo precedente l'inizio della pandemia, nel Nord il livello di occupazione è ancora inferiore di 336 mila unità (-2,7% rispetto al secondo trimestre 2019), nel Centro di 162 mila (-3,2%) e nel Mezzogiorno di 180 mila (-2,9%).

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