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Grado, la morte di Gregori riapre la questione dell’incrocio incubo al Villaggio Primero

Attesa del medico legale per l’autopsia al giovane investito mortalmente lunedì all’alba. Le voci dei residenti

GRADO. Per un periodo, Samuele Gregori, il giovane gradese di 44 anni tragicamente scomparso dopo essere stato investito da un’autovettura lunedì scorso all’alba mentre si recava a lavorare in bicicletta, come volontario della Sogit si è anche occupato, in veste di autista, del trasporto delle persone che dovevano recarsi a Monfalcone a sottoporsi alla dialisi. Li aspettava sino a fine cura e li riaccompagnava a casa. Uno dei tanti incarichi di volontario, uno spirito socio-assistenziale che aveva sicuramente preso dal papà Francesco attuale vice presidente dell’associazione di volontariato, il Faro-Anteas di Grado.

La data dei funerali di Samuele Gregori non sono ancora stati stabiliti in quanto c’è da attendere prima l’autorizzazione della Procura per la nomina di un medico legale per effettuare l’autopsia ed eventualmente dopo attendere che l’eventuale decisione della famiglia di nominare un medico legale di parte. Intanto l’autista, un cittadino di uno dei paesi dell’ex Jugoslavia, è indagato per omicidio colposo con il pressoché certo ritiro della patente.

L’incidente è avvenuto come detto lunedì scorso verso le 6 in una zona che purtroppo è stata spesso al centro di incidenti. A sottolinearlo sono ancora una volta i residenti del Villaggio Primero che si trova dinnanzi al campeggio Europa, luogo, appunto dell’impatto bici-auto di lunedì mattina quando ancora era buio. Prima di questo incidente mortale s’erano verificati fortunatamente incidenti solo con feriti.

«Da decenni chiediamo maggiore sicurezza in quell’incrocio» ribadisce uno dei residenti, Roberto Facchinetti. «È inevitabile che un rettilineo – aggiungono i residenti – porti inevitabilmente a correre e ogni giorno ci raccomandiamo alla Madonna di Barbana, per fortuna vicina, quando dobbiamo immetterci sulla strada o girare per raggiungere le nostre case provenendo da Grado mettendo la freccia già all’altezza del Punta Spin. Dei mezzi in sorpasso sopraggiungano sempre a forte velocità».

La strada provinciale si può tranquillamente definire come la Tangenziale est di Grado, tant’è che anche il traffico pesante è molto sostenuto durante tutto l’anno e ancor di più d’estate quando si regista il movimento di bagnanti da e per Grado provenienti dall’area del monfalconese o da Trieste.

Di segnalazioni, o meglio di proteste, alle varie amministrazioni comunali e in provincia, ricordano quelli del villaggio, ne sono state fatte diverse. Per inciso, sottolineano, quando è stato fatto l’allargamento dell’arteria non è stata nemmeno riposizionata la segnaletica verticale di divieto di sorpasso che c’era in precedenza. Che poi anche i cartelli di limite di velocità non pare siano posizionati nemmeno dove dovrebbero per evitare che gli automobilisti pigino di più sull’acceleratore.

«Stessa considerazione in merito all’effetto dissuasivo dei lampeggianti apposti di recente – aggiungono i residenti del villaggio ovviamente accorsi sul luogo dell’incidente avvenuto pressoché dinnanzi a loro –, il cui effetto risulta assolutamente nullo».

«È ormai da troppo tempo, concludono amaramente queste persone –, che proponiamo la creazione di una rotonda, unica vera quanto efficace soluzione proponibile e realizzabile per salvaguardare in maniera efficace l’incolumità di chiunque transiti in questo tratto di strada».

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