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Anziana imprenditrice sequestrata in casa, legata e imbavagliata. Ecco chi sono i tre arrestati

Gli agenti della Questura di Pordenone hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare

PORDENONE. 

PORDENONE. Trascinata in bagno, legata e imbavagliata con il nastro adesivo così strettamente da provocarle un principio di asfissia. Il fulmineo assalto di due uomini col passamontagna sul volto ha colto di sorpresa l’imprenditrice Alida Mareschi in Brescancin, 79 anni, la sera dell’8 febbraio sull’uscio della villa in via Piave a Pordenone mentre portava fuori il cane.

Il movente

La procura è giunta alla conclusione che si sia trattato di una rapina pianificata per vendetta nei confronti del marito della vittima, l’imprenditore Carlo Brescancin, che guida l’azienda di famiglia a Cordenons. Dopo sette mesi di meticolose indagini, coordinate dal pm Maria Grazia Zaina, ieri all’alba la squadra mobile di Pordenone, agli ordini del vicequestore aggiunto Andrea Rosato, ha eseguito tre misure cautelari e quattro perquisizioni domiciliari nelle province di Pordenone, Venezia, Rovigo e Treviso. A tracciare la rotta dell’inchiesta, in conferenza stampa a Piazzale Palatucci, il questore di Pordenone Marco Odorisio e il dirigente della mobile Rosato.

Accuse e difesa

L’ordinanza è stata emessa dal gip Rodolfo Piccin. In carcere sono finiti Gianfranco Sedda, 77 anni, detto Gianni, nativo della Sardegna e residente a Adria e Nereo Pilotto, 50 anni, originario di Thiene e residente a Cordenons, operatore nel settore edile. Il primo si trova a Rovigo, il secondo a Udine. Agli arresti domiciliari invece Daniele Dell’Anese, 37 anni, incensurato, residente a Cordenons e da poco trasferitosi a Mirano. Il pm Zaina ha contestato loro, in concorso con altri due esecutori materiali non ancora individuati, le ipotesi di sequestro di persona, tentata rapina e rapina pluriaggravate ai danni dell’anziana. «Dell’Anese ha avuto un coinvolgimento marginale nella vicenda: non è mai entrato nella villa e non ha avuto un ruolo attivo nella rapina», ha sottolineato l’avvocato Anna Micossi, legale di fiducia dell’indagato. A Sedda e Pilotto sono stati assegnati due avvocati d’ufficio, Alessandro e Daniela Magaraci.

Le perquisizioni

Quattro gli indagati a piede libero: due risiedono a Castelfranco Veneto, uno a Cordenons e il quarto ad Azzano Decimo. Da ricostruire nel dettaglio i loro ruoli nella vicenda. «Nelle perquisizioni è stato trovato materiale di interesse investigativo», ha rivelato il questore. Le indagini proseguono, come ha precisato Odorisio, per individuare i fiancheggiatori che hanno offerto copertura agli autori del colpo.

La pista

L’attenzione della squadra mobile, dopo uno sguardo a 360 gradi, si è concentrata sul contesto delle relazioni lavorative, che è stato scandagliato ai raggi X in modo certosino. Rosato ha elencato i passi che a poco a poco hanno portato alla svolta: escussione di testimoni oculari, analisi dei tabulati telefonici, informazioni ricavate da attività tecniche.

I ruoli

A Pilotto viene attribuito il ruolo dell’ideatore. La procura ipotizza che, desideroso di vendicarsi di Carlo Brescancin per un asserito credito vantato, Pilotto attraverso un intermediario si sia messo in contatto con Sedda, ritenuto un esperto in materia in virtù delle passate condanne e che nel progetto Pilotto abbia coinvolto l’amico Dell’Anese. Brescancin però ha precisato di non conoscere Pilotto. I detective ritengono che Sedda abbia a sua volta ingaggiato altri due soggetti, forse balcanici, per commettere la rapina. L’obiettivo era la cassaforte: a rivelare la sua esistenza a Pilotto è stato un conoscente, che aveva fatto dei lavori in villa. Odorisio ha precisato però che era vuota.

Il colpo prende forma

La sera del 21 gennaio gli indagati si sono incontrati a Villotta di Chions. È allora, secondo i detective, che il progetto ha preso forma e si è poi consolidato con sopralluoghi preventivi in via Piave, per scoprire le abitudini della famiglia in vista del colpo. Così hanno appreso che l’anziana usciva da sola con il cane ogni sera intorno alle 19, mentre il marito rincasava più tardi. La sera dell’8 febbraio alle 19.15 Alida Mareschi ha aperto la porta d’ingresso e tre uomini travisati hanno fatto irruzione. I detective ritengono che fossero Dell’Anese e i due soggetti balcanici: il primo è uscito subito dalla villa, mentre gli altri due hanno legato mani e piedi dell’anziana e le hanno tappato la bocca con lo scotch, chiudendola in bagno. Hanno messo a soqquadro tutte le stanze, le hanno strappato di dosso il collier e il bracciale in oro. Fuori, in auto di vedetta, c’erano secondo il pm Sedda e Pilotto. Il telefonino di Alida continuava a squillare, invano. Era la figlia Maddalena: preoccupata che la madre non le rispondesse, temeva un malore. Così è corsa nella villa di via Piave, mettendo in fuga i rapinatori.

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