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«Ricordare D’Annunzio è sottolineare l’appartenenza all’Italia a queste terre»

Al monumento che ricorda la partenza dei legionari per Fiume la riflessione del vicesindaco di Monfalcone Michele Luise

LU.PE.
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l’anniversario

Sono trascorsi 102 anni da quella che la storia chiama “La marcia di Ronchi”. E come ogni 12 settembre anche ieri, grazie principalmente alla Lega Nazionale di Trieste, sono stati ricordati, a Ronchi, i legionari che, guidati da Gabriele D’Annunzio, partirono alla volta di Fiume. Dopo la posa di corone d’alloro e il rintocco della campana, il saluto del comandante Diego Guerin, vicepresidente della Lega Nazionale, al quale è seguito l’intervento del generale Francesco Bonaventura: ha rammentato non solo la partecipazione dei Granatieri di Sardegna all’impresa, ma anche il legame con il Milite Ignotoa. Dal canto suo il vicesindaco di Monfalcone Michele Luise ha sottolineato come questa cerimonia sottolinei, tra le altre cose, l’appartenenza all’Italia: «Contrapposta – ha detto – alle polemiche scatenate da chi avrebbe desiderato un destino ben diverso per questo nostro territorio». Alla cerimonia, presenti i labari di molte associazioni combattentistiche e d’arma, ma anche quello della Federazione nazionale Arditi d’Italia, erano presenti, tra gli altri, il vicesindaco di Ronchi, Paola Conte, il sindaco di Duino Aurisina, Daniela Pallotta e gli assessori di Trieste, Angela Brandi, di Gorizia, Francesco Del Sordi e di Fogliano Redipuglia, Rosanna Tosoratti. «In questo contesto – ha detto Adriano Ritossa, presidente del comitato per la rivalutazione storico letteraria di D’Annunzio – mi preme ricordare la figura dell’allora sindaco di Monfalcone, Amelio Cuzzi, nativo di Parenzo, che realizzò il manifesto dell’amministrazione comunale oggi visibile nell’antiquarium di Ronchi dei Legionari dedicato a D’Annunzio. Così come richiamare un concetto espresso non più tardi di qualche giorno fa, in occasione del Festival del giornalismo in città, da parte del direttore del TG2 Gennaro Sangiuliano, sintetizzabile in: la storia ci permette di conoscere quale sarà il nostro domani. Ebbene noi siamo qui oggi per testimoniare che vogliamo essere padroni della nostra libertà e di poterla tramandare anche ai nostri figli e nipoti». D’Annunzio arriva a Ronchi nel pomeriggio dell’11 settembre 1919 e viene ospitato in una piccola casa dell’allora via Trieste, divenuta via D’Annunzio nel 1921, dove s’affittano camere per i viaggiatori che non trovano ancora locande o alberghi. —

LU.PE.

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