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Fedriga: «Chi ha il Green pass non dovrà mai più chiudere»

Massimiliano Fedriga assieme a Giancarlo Giorgetti: i due sono sulla stessa linea di chi vede nel Green pass un’opportunità di libertà

Il presidente punta ad applicare ipotetiche limitazioni soltanto a chi è privo del certificato verde

TRIESTE. La diga, alla fine, ha ceduto e Massimiliano Fedriga per la prima volta – non banalmente nel giorno in cui milioni di studenti italiani hanno fatto ritorno in classe per la grande sfida dell’anno scolastico in presenza – ha confessato pubblicamente quello che davvero in tanti, dalla giunta regionale a fette sempre più considerevoli di Carroccio fino alla società civile, pensano: eventuali nuove limitazioni alle libertà personali e alle attività economiche non dovranno essere applicate a chi possiede il Green pass.

«Abbiamo il dovere di essere chiari e dire a commercianti, lavoratori e cittadini che se anche una Regione dovesse passare in zona arancione oppure rossa – ha sostenuto il presidente –, con il Green pass si potrà tenere aperto». Certo, poi il governatore, che è sempre uno dei principali esponenti di una Lega con Matteo Salvini al vertice, ha spiegato di essere contrario «a chi vuole utilizzare il certificato anche per andare in bagno» e, democristianamente, riconosciuto al proprio leader «una grande lungimiranza» nell’aver manifestato una posizione che punta a trovare «un equilibrio sociale per tenere assieme il Paese». Ma queste parole, in fondo, sono soltanto i piatti di contorno della portata principale.

Il velo, infatti, è stato squarciato nel momento in cui alla domanda su come comportarsi nei confronti di chi non possiede il certificato, Fedriga ha risposto, semplicemente, che «il Green pass serve a tenere aperto ed evitare lockdown la cui sola eventualità, manifestata in questi giorni da alcune parti politiche, ben sapendo come non ce lo potremmo più permettere, danneggia l’economia e le industrie italiane».

Fedriga, insomma, ha sposato appieno, e adesso manifestato apertamente, la teoria, sempre più maggioritaria, dei due binari paralleli da applicarsi a chi è vaccinato e a chi, invece, non vuole immunizzarsi. Ora, non c’è dubbio che il via libera promesso dal Governo per il 23 settembre ai test salivari permetta al presidente di salvaguardare la posizione di chi sostiene che sia meglio «accompagnare il Paese e non pensare che ci siano le istituzioni che ordinano e il cittadino che esegue» – cioè non arrivare all’obbligo vaccinale –, visto che il Green pass vale per gli immunizzati, ma anche per chi ha un tampone negativo oppure è guarito dal Covid.

Diventa difficile, tuttavia, non leggere nelle parole di Fedriga il punto finale di un progetto chiaro e di una sorta di climax ascendente inaugurato dal governatore Attilio Fontana – «il Green pass va esteso, anche se con gradualità, perchè ci rende più liberi» – proseguito con il veneto Luca Zaia – «il certificato è libertà e la linea vincente della Lega è quella dei governatori» – e arrivato alla penultima tappa con Giancarlo Giorgetti per il quale «è utile visto che dobbiamo essere prudenti e ancora per un po’ seguire le regole: se le osserviamo tutti torneremo alla libertà vera il prima possibile». Già, e non per niente, poi, Fedriga ha promesso di «portare nuovamente all’attenzione del ministro Roberto Speranza questa posizione, peraltro comune a tutte le Regioni italiane».

È il partito del Nord, in altre parole, che all’interno del Carroccio – dove stando anche all’ultimo sondaggio Swg il 70% sarebbe addirittura favorevole all’introduzione dell’obbligo vaccinale – difende la propria base elettorale. E in questa maniera punta anche a sostenere la campagna di immunizzazione in vista dell’arrivo dell’autunno. Non è certo un caso se da Fedriga (e dagli altri governatori) non soltanto non sia stata pronunciata una sola parola contro il possibile allargamento del certificato, ma, adesso, arrivi l’invito a utilizzarlo per garantire libertà e lavoro anche in caso di aumento dei contagi. Con Speranza e Mario Draghi che hanno già chiuso alla gratuità dei tamponi, infatti, pensare a una pandemia per chi ha il Green pass e una per chi ne è privo, cos’altro non è se non un invito alle persone, nemmeno troppo velato, a correre a vaccinarsi? —

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