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Censimento in Croazia, l’esperto: «La popolazione è già ben sotto i 4 milioni, il governo deve agire»

Da oggi e per cinque settimane l’operazione di conteggio. Il demografo Sterc mette in guardia sul futuro del Paese

ZAGABRIA Prende il via oggi il censimento in Croazia, il primo da quando il Paese è entrato nell’Unione europea nel 2013. Per le prossime cinque settimane, fino al 17 ottobre, le autorità di Zagabria interrogheranno i propri cittadini – prima online e poi casa per casa – al fine di conoscere nel dettaglio la struttura demografica del paese. Il dato più atteso è naturalmente il numero complessivo degli abitanti, stimati all’ultimo censimento nel 2011 a 4,28 milioni. Non c’è mistero sul fatto che il nuovo risultato sarà più basso: il paese è colpito da anni da una crisi della natalità, alla quale si aggiunge anche un saldo migratorio negativo.

Resta tuttavia da valutare la misura del calo demografico, tema costantemente discusso dai media e dalla classe politica croata. Si assisterà a un tracollo della popolazione o a una sua lieve riduzione? Per il demografo Stjepan Šterc (classe 1953), uno dei maggiori esperti in materia, non ci sono dubbi. «Secondo le mie proiezioni, ma anche secondo quelle elaborate dai miei colleghi, la Croazia ha perso più di 300mila abitanti negli ultimi dieci anni. Viviamo un vero e proprio crollo demografico e la popolazione attuale si aggira attorno ai 3,8 milioni di abitanti. Ma il censimento rivelerà probabilmente un dato più alto», avverte Šterc, che accusa il governo di aver «politicizzato» l’appuntamento statistico di quest’anno. «Nessun demografo è stato coinvolto nella preparazione del censimento e il fatto che la metodologia sia stata cambiata all’ultimo momento, permettendo le auto-dichiarazioni in forma digitale, darà dei risultati difficilmente comparabili con quelli del 2011 e verosimilmente più alti del dovuto», aggiunge il demografo. Il riferimento è al fatto che i cittadini croati, anche se emigrati all’estero, potranno registrarsi online come residenti nella madrepatria.

«Il governo ha interesse a che il calo della popolazione non sia troppo marcato, ma basta guardare alle statistiche degli altri paesi membri dell’Ue per vedere quanti croati si sono trasferiti all’estero negli ultimi anni», prosegue Šterc. La Croazia – argomenta lo studioso, che è docente all’Università di Zagabria – presenta una popolazione «tra le cinque più vecchie al mondo» e ha registrato nel 2020 «21mila morti in più delle nascite». «Ogni anno ci sono ottomila pensionati in più rispetto ai nuovi lavoratori. Ciò significa che il nostro sistema pensionistico, già indebitato, si troverà ad affrontare seri problemi già tra cinque anni, per non parlare dell’istruzione, con le scuole che chiudono per mancanza di allievi, e della sanità, con i giovani medici che partono all’estero», prosegue Šterc. Se il trend non dovesse invertirsi in pochi anni ci sarà inoltre un problema di sicurezza, «con vaste aree della Croazia completamente abbandonate», prevede ancora il demografo.

Di fronte a uno scenario così cupo, l’esecutivo di Zagabria «semplicemente non reagisce», è il giudizio di Šterc. Nel 2020 sono state eliminate le quote per i lavoratori extracomunitari, ma manca a suo giudizio una vera politica di sostegno all’immigrazione e alla natalità, e una strategia di contrasto all’emigrazione. «Si pensa che lo sviluppo economico basti a risolvere la questione demografica, ma non è così. Servono un piano a lungo termine, politiche mirate e un budget consistente: almeno il 3–4% del Pil», analizza il demografo che in passato ha collaborato sia con il governo a guida socialdemocratica che con quello conservatore. I dati del censimento saranno noti tra circa un anno, ma Šterc dice di non sperare che i risultati possano portare a un cambiamento nelle politiche di Zagabria: «Qui si parla continuamente di infrastrutture, ponti, autostrade... Ma bisogna convincersi che la prima risorsa di un paese è il suo capitale umano, la popolazione: altrimenti tutto il sistema crolla».

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