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Ariella Reggio: «Ridere fa sempre bene alla salute»

L’attrice triestina sarà tra le protagoniste del festival Salute dove farà un’incursione nelle vesti della signora Debegnac

TRIESTE Ridendo e scherzando, ogni tanto qualcosa di serio si può dire. Anche a proposito di temi complicati come la morte e la malattia in un convegno tutto la femminile dedicato alla salute, “usando” la messa in scena. È quello che farà Ariella Reggio, per i triestini l’amata signora Debegnac originata dalla penna e dalla vis comica di Carpinteri e Faraguna, al convegno di martedì 14 settembre organizzato dall’Hub Salute di Repubblica e Stampa con il Piccolo dalle ore 17 al Salone degli Incanti.

Caratterista in testi brillanti e drammatici, attrice di elevata caratura in scena da almeno cinquant’anni nei ruoli più diversi, Ariella Reggio farà un’incursione finale in coda a interventi più impegnativi, accompagnata da Davide Calabrese, attore, cantante e coautore proprio della signora Debegnac: al convegno organizzato dal Piccolo sarà suo nipote a dialogo con la nonna con un fraseggio, anche in triestino, tra il serio e il faceto.

Ariella Reggio-Debegnac si prepara per andare a fare il vaccino anti-Covid

Insomma, far ridere è proprio una cosa seria.

«Sì, e ho trovato molto interessante la scelta del direttore del Piccolo di coinvolgermi in questa iniziativa, proprio perché chiudere con un sorriso, non con una risata sguaiata, un convegno così serioso dedicato a temi importanti può aiutare a sviare pensieri cupi e a sollevare lo spirito. Del resto, satira e ironia stimolano il cervello e ridere fa bene alla salute”.

L’ironia però non è più così comune e apprezzata, spesso viene anzi travisata e genera equivoci.

È vero! Soprattutto negli ultimi tempi è una qualità rara anche se bisogna dire che i triestini sono dei maestri di ironia e, soprattutto, di auto ironia. Sanno ridere di sé stessi anche davanti ai temi più dolorosi. È utile per avere uno sguardo più esterno rispetto agli avvenimenti. Il grande genio del teatro Eduardo de Filippo ci ha insegnato ad affrontare soggetti anche molto tragici con una nota ironica che portava al sorriso”.

Quando si parla di Ariella Reggio è frequente associarla a un’esplosione di energia, tutti i suoi personaggi sono molto vitali. Si riconosce in questa associazione?

Devo dire che all’inizio mi dava anche un po’ fastidio. Forse dovrei calmarmi? Mi chiedevo: ghe piaso come attrice o come ginnasta? In seguito, ho capito che forse voleva dire un’altra cosa, anche perché l’energia che mi caratterizza in scena non è la stessa della quotidianità. Si vede che è tale il mio desiderio di andare oltre il palco, di coinvolgere il pubblico, che si traduce in energia e mi trasforma in una attrice guitta.

Preferisce i ruoli comici o drammatici?

Nei ruoli impegnativi e drammatici gratifichi di più te stesso, però comunicare emozioni forti è come vincere una grande sfida. Non tutti si aspettano da me personaggi comici e ho interpretato con successo molti ruoli drammatici.

Ma qual è il suo rapporto con i temi più seri della vita come la morte e la malattia?

Be’ quello che hanno gli altri vecchi. Eh sì, a me piace la parola “vecchio”, aldilà di ogni falsa ironia. Trovo che la vecchiaia sia una parte bella e importante della vita.

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