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Invita a vaccinarsi, preside minacciato con un proiettile. Telefonata di solidarietà dal ministro Bianchi

Il foglio minatorio con il proiettile sopra la lettera che il dirigente scolastico Vincenzo Caico, a sinistra, aveva spedito alle famiglie. A destra il ministro Bianchi 

Minacciato Vincenzo Caico, il preside del Buonarroti di Monfalcone finito nel mirino dei no vax per la circolare del 4 agosto nella quale chiedeva di immunizzare gli studenti. L'uomo è stato contattato da Bianchi e anche dall'ex ministro Azzolina. Attestati di solidarietà anche da parte dei sindacati

MONFALCONE. Una missiva dal contenuto minatorio è stata recapitata martedì mattina al liceo Buonarroti, nella sede principale di via Matteotti 8. Destinatario il dirigente scolastico Vincenzo Caico, che ha sporto denuncia. Nella busta, bianca, un unico foglio, ma dal messaggio inequivocabile. L’immagine (scattata forse con uno smartphone) della lettera che Caico, tre settimane prima, il 4 agosto, aveva inoltrato alle famiglie degli studenti in vista della ripresa didattica, invitandole ad aderire alla campagna vaccinale anti Covid-19, un sollecito esteso anche ai genitori. E, apposto di fianco alla firma del preside, un proiettile. Una cartuccia, precisamente. Se di un fucile da caccia, di un’arma militare o di altro genere, al momento, non è dato sapere.

TELEFONATA DI SOLIDARIETÀ DEL MINISTRO BIANCHI

La notizia ha avuto vasta eco a livello nazionale. Alle 9.10 di giovedì 26 agosto il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ha telefonato al preside per esprimergli la propria solidarietà e vicinanza. «Ha voluto sottolineare di essere dalla mia parte e si è detto pronto a dare una mano, qualora avessi bisogno di qualcosa» ha riferito Caico. «Si è trattato di una telefonata di pochi minuti – ha aggiunto il preside a proposito del colloquio col ministro –, ma che mi ha permesso di sentire che il Governo è dalla mia parte».

Il preside ha ricevuto in mattinata un messaggio di vicinanza e sostegno anche dall’ex ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, e gli sono pervenuti numerosi messaggi di solidarietà da parte di esponenti del mondo sindacale.

LA DENUNCIA AI CARABINIERI

Il preside si è rivolto immediatamente al comando dei carabinieri, dove ha presentato denuncia contro ignoti. Pochi dubbi, tuttavia, sulla matrice “no vax” delle minacce di morte rivolte alla sua persona, peraltro nelle circostanze non semplice cittadino bensì pubblico ufficiale. Elemento che configura quindi l’ipotesi di reato prescritto all’articolo 336 del codice penale, appunto violenza o minaccia a pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio: in astratto una pena da 6 mesi a 5 anni. I militari di via Sant’Anna hanno trattenuto la busta e avviato le indagini.

GLI INDIZI

Unico indizio su cui lavorare, per circoscrivere la provenienza della missiva, il timbro postale del centro di smistamento di Padova. L’autore ha infatti adottato ogni accortezza per non essere rintracciato. Non ha inserito la cartuccia nella busta, ma l’ha fotografata, sottraendo così agli investigatori la possibilità di risalire, in qualche modo, all’acquisto del proiettile. Non ha “firmato” la fotografia. Né ha trascritto alcuna parola o frase a penna (e quindi non c’è una calligrafia comparabile ai successivi ed eventuali fini probatori): neppure nell’intestazione del destinatario. Qui il mittente si è limitato a incollare alla busta un’etichetta adesiva, su cui aveva in precedenza stilato a computer il nome del dirigente e l’indirizzo della scuola.

Martedì ad aprire la corrispondenza fresca di consegna, tuttavia, non è stato Caico, bensì un’assistente amministrativa. Che rilevando subito la gravità del messaggio è corsa a mostrarlo al preside, verso le 11. Di qui la chiamata al comando di via Sant’Anna e la formalizzazione della denuncia. L’inquietante episodio ha però riportato alla memoria un precedente, anomalo fatto (non sfociato in una segnalazione all’autorità), riferito ai militari. Una settimana dopo che si erano esaurite, a ridosso degli esami di maturità, le prime vaccinazioni in classe, richieste ad Asugi dallo stesso Caico e poi concesse, il profilo social del Buonarroti era stato bersagliato, in quello che è stato definito «un vero e proprio attacco orchestrato», da critiche e insulti. Evidente, pure qui, l’intendimento “no vax”. Non è detto sussista un collegamento tra i due episodi, ma in questa fase non lo si può escludere a priori, in considerazione degli ultimi accadimenti.

L’INDIGNAZIONE

Indignazione e solidarietà a Caico, che in tre anni di dirigenza mai aveva subito simili “attenzioni”, sono stati espressi ieri da dirigenti e docenti. «La comunicazione inviata il 4 agosto – commenta il preside del liceo – conteneva un invito a studenti e famiglie ad aderire alla campagna vaccinale, in linea con le direttive ministeriali, per consentire il rientro a scuola con maggiore sicurezza, nel rispetto della volontà di ciascuno, pure di chi non intende vaccinarsi». Dunque «un episodio grave in sé, reso ancor più inquietante dal fatto che certe forme di estremismo violento a opera di singole persone o gruppi organizzati contrari ai vaccini sembrano non voler risparmiare attacchi anche alle istituzioni scolastiche, luoghi in cui si educano i nostri ragazzi a valori condivisi, pensiero critico e confronto civile».

«Già a giugno – rileva – la pagina social della scuola era stata presa d’assalto da una serie di commenti con critiche e insulti apparsi all’improvviso, ovvero alcuni giorni dopo che, in collaborazione con l’azienda sanitaria, avevamo dato la possibilità ai liceali che dovevano affrontare l’esame di Stato e che lo desideravano di vaccinarsi direttamente a scuola». Un «attacco coordinato e organizzato, proveniente sia da profili palesemente falsi sia da persone di altre parti d’Italia che nulla hanno a che vedere con questa scuola».

«Rispetto la volontà di chi non vuole vaccinarsi perché ha dubbi o teme possibili effetti collaterali – conclude Caico – e proprio giorni fa ho avuto colloqui molto cordiali con genitori che hanno espresso la volontà di non vaccinare i figli, assicurando loro che non ci sarà mai ingerenza nelle decisioni. Ma la diffusione di fake news o azioni intimidatorie non sono accettabili in una società civile».

«Riprovevole, raggelante», il commento del sindaco Anna Cisint, che esprime «solidarietà» a Caico, «vittima di un gesto violento che mira a reprimere la libertà individuale di scelta: ognuno di noi deve avere il diritto di poter esprimere la propria opinione». 

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