Media vicini a Vučić: il “marchio” di Twitter fa infuriare Belgrado

Il gigante del social segnala come vicini al governo numerosi profili, compreso quello della Tv di Stato e della storica agenzia di stampa Tanjug. Dure le reazioni

belgrado

Un colosso dei social “marchia” i media filogovernativi in un Paese balcanico, in quanto sospettati di essere strumenti di propaganda a favore delle autorità al potere. La mossa scatena un putiferio e fa emergere un caso molto simile a quello che ebbe come imputato eccellente Donald Trump, l’ex presidente Usa cacciato da Facebook e Twitter.


È questo lo scenario che si è concretizzato in Serbia, dove proprio Twitter ha acceso i riflettori su un caso potenzialmente esplosivo. Lo ha fatto segnalando i profili di quasi tutti i maggiori quotidiani e tabloid belgradesi, tra cui Kurir, Telegraf, Informer ma anche l’autorevole Politika, quelli delle più seguite televisioni pubbliche e private serbe - inclusa la Tv di Stato Rts - e quelli delle commerciali Pink, Happy, Prva e B92; e persino della storica agenzia di stampa Tanjug. Tutti definiti come «media che cooperano con il governo serbo». Leggi, organi di stampa affiliati al governo, non convintamente indipendenti o che comunque avrebbero sposato una linea morbida verso l’élite al potere a Belgrado.

Ancor peggio, per i media messi sotto la lente da Twitter, il fatto che ogni cinguettio dai loro profili social è ora “segnalato” agli utenti come un tweet di un organo di informazione molto vicino al governo: da prendere dunque con le pinze, è il sottinteso.

La mossa del gigante con quartier generale a San Francisco è giustificata dalle linee guide del colosso stesso, che già in passato ha bollato come «media affiliati» al governo organi in cui «lo Stato esercita un controllo sui contenuti editoriali attraverso risorse finanziarie, pressioni politiche dirette o indirette o controllando la produzione e la distribuzione». La scure di Twitter è così calata su vari media in tutto il mondo, in particolare in Paesi dove il rispetto della libertà dei media risulta assai carente, come Cina, Russia, Cuba, Egitto, Iran, Arabia Saudita, Turchia, ma anche in nazioni occidentali.

È una scure che però non colpisce indiscriminatamente. I media finanziati dallo Stato ma con una «indipendenza editoriale» indubbia, come sono ad esempio «la Bbc nel Regno Unito e Npr negli Stati Uniti, non vengono definiti» come media allineati al governo, si legge sulle linee guida Twitter. Non sarebbe invece questa la condizione della stragrande maggioranza dei media serbi finiti nel mirino di Twitter, con l’eccezione di poche mosche bianche, come il quotidiano Danas, il tabloid Blic o la televisione regionale N1.

Quello che appare come un “marchio” ha scatenato una ridda di reazioni durissime. Da segnalare, fra tutte, quella della Rts, che ha parlato di «pressione inaccettabile e inammissibile» da parte di Twitter. «L’ultima volta che Rts fu bollata così era il 1999, quando la Tv fu dichiarata obiettivo legittimo e la Nato uccise» con dei missili «sedici nostri colleghi». «Twitter come Hitler, censura e cancella chiunque si metta sulla loro strada», è stata invece l’assai meno fine risposta del tabloid Informer, corredata da una vignetta con un uccellino blu - il simbolo del social - con baffetti alla Hitler e croce uncinata.

La posizione più dura è quelle delle autorità, già irritate dopo che l’anno scorso Twitter aveva rimosso 9mila “bot” filogovernativi, cioè utenti coordinati nel sostegno al presidente serbo Aleksandar Vučić e ai suoi Progressisti. «Cosa c’è di male a collaborare con il governo?», si è così chiesto Vučić, lodando i media “marchiati” per aver «diffuso idee e aspirazioni liberali». Il presidente è andato oltre, auspicando che il proprio account Twitter venga «cancellato, così che ci sia un altro Trump nel mondo» a patire lo stesso destino. «Ha perfettamente ragione», ha dato corda a Vučić la premier Ana Brnabić.

Ma ci sono anche altre voci. «Bravo Twitter», ha plaudito l’analista Florian Bieber. Twitter ha finalmente «visto quello che vediamo noi da dieci anni», ha rincarato il direttore di Newsmax Adria, Slobodan Georgiev. —



2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Trieste, la protesta del "caffè contro il Green Pass" in piazza Unità

Insalata di gallina, radicchio, mandorle, melagrana e cipolla

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi