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«Il caldo torrido, le cimici, i cinghiali: la produzione agricola nel Triestino è dimezzata»

L’appello del presidente della Coldiretti locale, Muzina: «Situazione molto difficile. Si creino subito bacini d’acqua»

lTRIESTE. Una strage di ortaggi e frutta, un crollo della produzione del 50% in provincia di Trieste, causato soprattutto dalla proliferazione delle cimici e dal caldo torrido delle ultime settimane. Il grido d’allarme arriva da Alessandro Muzina, presidente della Coldiretti locale, che parla di un’estate da dimenticare. E il quadro meteo che prevede l’arrivo di una perturbazione non aiuta: si teme per le raffiche di bora, che potrebbero infliggere un duro colpo alle ultime specialità mature.

«La situazione è tragica – sottolinea Muzina –: in primo luogo dobbiamo fare i conti con le cimici, che hanno colpito un po’ ovunque, le olive, i fichi, le more selvatiche, ma anche moltissimi ortaggi. E parliamo di coltivazioni grandi ma anche di molti orti privati. Zucchine e cetrioli, ad esempio. I fichi poi quasi non si trovano. E a questa invasione spesso si aggiunge quella dei cinghiali, che in alcune zone hanno contribuito a devastare quel poco che restava». E poi ci sono le temperature elevate, il secondo fattore ad aver messo in ginocchio il settore: «Con 38 gradi percepiti in alcune giornate – prosegue Muzina – le conseguenze sono state devastanti, basti pensare che il 40% delle susine, che qui da noi sono un prodotto diffuso, è caduto dagli alberi per il caldo. E anche gli animali – aggiunge – sono in grande sofferenza, ci sono i ventilatori nelle stalle e si segnalano cali di produzione del 40%».

E non va meglio in altre regioni, dove le coltivazioni sono state colpite in alcuni casi dalle grandinate o da vasti incendi. «I cambiamenti climatici sono sempre più marcati, anche in Friuli Venezia Giulia – continua Muzina – serve fare qualcosa e presto, altrimenti la categoria sarà in costante difficoltà. Penso a soluzioni immediate, di facile realizzazione, che garantirebbero fin da subito un aiuto importante, come la creazione di bacini d’acqua, riserve stabili. Ne potrebbero beneficiare non solo gli agricoltori, ma anche i privati o i pompieri in caso di incendi, diventerebbero un bene prezioso per tutta la comunità».

A confermare quanto i cambiamenti del clima stiano creando danni, ci sono anche i grandi produttori, come l’azienda Ferula, con sede a Staranzano, ma con vendita a Trieste nei mercati di Campagna Amica. «Prima abbiamo subito le gelate primaverili – ricorda Silvia Ferula – che hanno rovinato i frutti che iniziavano a svilupparsi, oltre ad alcune grandinate, poi dobbiamo fare i conti con la siccità che nel nostro caso non ha creato una diminuzione del prodotto ma costi elevati di gestione. Bagniamo tutto 24 ore al giorno, una spesa in più per macchinari, personale e naturalmente per l’acqua. Che peraltro non ha i nutrimenti della pioggia».

La stessa Coldiretti nazionale ieri ha diffuso una nota sull’argomento. «L’afa e la prolungata mancanza di pioggia – si legge – hanno scottato la frutta e la verdura, impoverito i vigneti, fatto cadere olive e agrumi dagli alberi, tagliato il raccolto di pomodoro e del foraggio necessario per l’alimentazione del bestiame, seccato i terreni». E l’ondata di maltempo in arrivo sul Fvg non garantisce un sospiro di sollievo, ma preoccupa gli agricoltori, in particolare per la presenza del vento. Secondo l’Osmer, l’osservarono meteorologico regionale, oggi la bora potrebbe essere sostenuta sulla costa: «Temiamo proprio questo – conclude Muzina –, raffiche forti potrebbero far cadere anche i pomodori e quella frutta sopravvissuta finora a caldo e cimici».

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