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«Dormono fra le pannocchie proprio a ridosso di Gorizia Ne abbattiamo 650 all’anno»

Il presidente Castellan del Distretto venatorio Collio con 260 cacciatori dopo la selezione conserva la carne. Quella dei forestali va al macero

Luigi Murciano
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la riserva



Negli ultimi cinque anni la media di cinghiali abbattuti nell’ambito della regolare attività venatoria del Distretto 7 “Collio” si è attestata fra le 600 e le 650 unità. Nel decennio precedente i prelievi si fermavano più o meno fra i 300 e i 350 ungulati. Eppure, nonostante l’esponenziale incremento, l’attività dei cacciatori da sola non è sufficiente ad arginare l’“onda anomala” degli ungulati a ridosso delle campagne dell’Isontino. Il distretto Collio, lo ricordiamo, si estende nei comuni di Gorizia, San Floriano, Farra, Mossa, San Lorenzo, Capriva, Cormòns e Dolegna, per un totale di circa 260 cacciatori assegnati alle riserve.

Il Corpo Forestale è autorizzato al pari dei proprietari terrieri a effettuare abbattimenti in deroga. Attività questa che si affianca a quella dei cacciatori, con l’unica differenza che gli esemplari catturati da questi ultimi finiscono in tavola dopo un lungo e certosino procedimento burocratico, comprensivo di registrazione delle carcasse e analisi sullo stato di salute delle carni, mentre quelli abbattuti nell’ambito delle deroghe vengono semplicemente inceneriti. «Un vero spreco – riflette Roberto Castellan, presidente del Distretto venatorio “Collio” e direttore della riserva di Farra d’Isonzo – specie in questi tempi di crisi. Da un cinghiale di 50 chilogrammi, in media, si ricavano tra i 18 e i 20 di carne che, è bene precisarlo, non commercializziamo». Castellan definisce «fuori da ogni proporzione» la densità di popolazione dei cinghiali sul territorio e comprende le preoccupazioni degli agricoltori, con cui il confronto è costante. «Le segnalazioni sono pressoché giornaliere. Parliamo di un territorio di 10 mila ettari circa – spiega – nel quale la densità degli ungulati è salita negli anni anche del 150%. Ogni scrofa può dare alla luce sino a 8 cuccioli». Li attira il cibo, il fatto che in quest’area non abbiano antagonisti naturali favorisce il proliferare. Qui sta l’anomalia.

«Il cinghiale è un animale opportunista e intelligente. Nei comuni di Gorizia e San Floriano c’è la maggior concentrazione di cinghiali perché più del 50% della superficie boschive del Collio si trova lì, ma abbiamo notato alcune novità: ormai gli ungulati stazionano anche tranquillamente fra i campi coltivati. E abbattiamo piccoli tutto l’anno, segno che la proliferazione è continua. Una volta i numeri erano ben più circoscritti». E sulle possibili soluzioni al problema: «Tenere aperta la caccia di selezione tutto l’anno, come in Slovenia, divisa a periodi per specie. Non è un capriccio: consentirebbe di monitorare la situazione. Anche perché è d’inverno, quando non siamo attivi, che i terreni si ghiacciano riportando verosimilmente gli ungulati verso i boschi. A quel punto sarebbe più facile intervenire. Stesso discorso sui limiti di orario. Noi cacciatori non siamo mostri: facciamo la nostra parte nel mantenere gli equilibri dell’ambiente, la biodiversità». —



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