Perché fa così caldo a Trieste? Ecco quello che sappiamo: l’analisi del climatologo Filippo Giorgi

Il fisico lancia l’allarme: «Si limitino le emissioni o il clima in questa zona diventerà come quello della Puglia meridionale»

TRIESTE Ormai l’impatto dei cambiamenti climatici incide sulla nostra quotidianità. È normale che in estate faccia caldo, certo, ma la frequenza e l’intensità delle ondate non possono più essere derubricate a fenomeni episodici. Solo delle politiche serie di contenimento delle emissioni, avverte il fisico e climatologo Filippo Giorgi, potranno impedire che il clima del golfo triestino si riscaldi assieme al resto del globo, diventando simile a quello della Puglia meridionale.

Giorgi, in che modo il caldo di questi giorni è legato al climate change?

Le ondate di calore ci son sempre state, però adesso sono sempre più lunghe ed intense. Questo è senz’altro legato al fenomeno del cambiamento climatico globale. Ormai ci sono misure che negli ultimi cento anni, ovvero da quando le si registra, non si erano mai viste. Penso all’ondata in Australia nel 2020, o in Canada quest’anno.

Lo dice anche l’ultimo rapporto Onu.

Il rapporto mostra come stia accadendo in tutto il mondo. La settimana scorsa ero in Puglia, dove le persone del luogo mi hanno detto che il caldo degli ultimi anni è inedito anche da loro. Insomma anche nei climi in media caldi si inizia a percepire il fenomeno. Questa situazione contribuisce ad alimentare gli incendi su vasta scala che abbiamo visto.

Vale anche per le alluvioni che abbiamo visto in Europa Centrale?

Anche i fenomeni alluvionali, non nuovi di per sé, sono sempre più frequenti e intensi. Perché è legato al cambiamento climatico? Un’atmosfera più calda può contenere più vapor d’acqua, il che significa che quando piove tendono ad arrivare quelle che, più o meno impropriamente, vengono chiamate bombe d’acqua. Al tempo stesso occorre più tempo per raggiungere le condizioni di innesco della pioggia, quindi si allungano anche i periodi secchi.

Insomma possiamo dire che ormai è la normalità a essere segnata dal climate change?

In Italia negli ultimi 120 anni le temperature in media sono aumentate di oltre due gradi. In Fvg le temperature che una volta arrivavano a luglio ora arrivano a giugno. Magari non ce ne rendiamo conto perché ci siamo in mezzo e ci stiamo già abituando, ma le cose sono già cambiate rispetto ai tempi dei nostri padri e nonni.

Cosa succederà a Trieste?

Stiamo andando verso il clima dell’Italia meridionale, lo illustra anche il rapporto realizzato da Arpa-Osmer e altri enti regionali sui cambiamenti climatici in Fvg. Se non si farà nulla per diminuire le emissioni di gas serra, il clima qui potrebbe diventare come quello che oggi si trova in Puglia meridionale, con tutto ciò che ne consegue.

I ghiacciai sulle nostre Alpi?

Sono in recessione lungo tutto l’arco. Nei prossimi 80 anni potrebbe scomparire il 92% dei ghiacciai alpini. La cosa brutta è che anche negli scenari più ottimisti la metà dei ghiacciai sparisce comunque. I sistemi montani andranno incontro a un profondo mutamento in ogni caso.

Il livello del mare?

Le nostre coste risentono dell’innalzamento, che potrebbe arrivare a un metro nei prossimi 80 anni. Già oggi c’è un problema di intrusione di acqua marina nella laguna di Grado e Marano. Erosione e mareggiate diverranno sempre peggiori. Tutto questo ovviamente negli scenari più pessimistici: se invece riuscissimo a implementare gli accordi di Parigi, si riuscirebbe in qualche modo ad arginare i cambiamenti climatici. Bisogna darsi da fare.

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