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Dal porto all’industria, i big confermano: la regione vede la ripresa. Ma c’è il rischio prezzi

Dall'alto in senso orario Bono, Pacorini, Lilli e Farina. La ripresa regionale passa dal connubio fra scienza e industria 

Bono (Fincantieri): «Italia di nuovo credibile». Alessio Lilli (Siot): «Pesa l’aumento  dei costi dell’energia». Farina (Orion): «Mi aspetto una crescita ben oltre il 5%». Per Federico Pacorini ci sono opportunità legate al mondo della ricerca e alle nuove startup

TRIESTE. Il Pil dell'Italia corre, più di Francia e Germania. «Con Mario Draghi finalmente l'Italia ha la credibilità internazionale che serve. Il presidente del Consiglio è un uomo pragmatico, e con il ministro Cingolani sta impostando l'intero percorso della transizione ecologica su un piano di concretezza e realismo»: così si è espresso in questi giorni il Ceo di Fincantieri e presidente degli Industriali della regione, Giuseppe Bono.

L'economia italiana cresce più velocemente di quanto previsto dal Def: «Si prospetta un'espansione superiore ben oltre al 5%», ha detto il premier Draghi. L'occupazione cresce, anche se rispetto alla situazione pre-Covid il recupero è solo a metà. Il quadro che emerge dai dati macroeconomici dell'Istat sulla situazione italiana a cavallo tra primavera e estate è piuttosto incoraggiante anche per il Friuli Venezia Giulia. Il piano di rilancio e resilienza del governo Draghi ha avuto l'ultimo via libera dall'Ecofin e anche la nostra regione si prepara ad accogliere la pioggia di fondi senza precedenti del Recovery fund. Sono 191,5 i miliardi di euro che arriveranno in Italia nei prossimi cinque anni: «Sul Pnrr il governo ha un approccio che condivido, ha declinato una miriade di progetti per impiegare le risorse che l'Europa ci dà in prestito. La sfida sarà realizzare quei progetti, farlo nei tempi previsti», è il giudizio di Bono.

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Per un esponente storico dell’industria triestina e del mondo delle spedizioni come Federico Pacorini, l’andamento della pandemia sarà cruciale per capire se questa ripresa avrà basi solide: «Ci sono diversi motivi di ottimismo purchè si riesca a controllare l’andamento dell’emergenza sanitaria mentre avverto un riacutizzarsi del malcontento sul piano sociale». Sul fronte dell’economia anche Pacorini rileva un aumento che definisce «irragionevole» dei costi delle materie prime che può provocare inflazione: «Ma non credo che questi aumenti siano destinati protrarsi nel tempo. Con la ripresa i prezzi torneranno sotto controllo». Sul fronte triestino, Pacorini vede «una ripresa portuale e del turismo con importati opportunità legate al mondo della ricerca che sta influenzando la nascita di nuove startup».

Alessio Lilli è general manager del gruppo Tal che controlla la Siot di recente riconfermato per il terzo mandato ai vertici della società dell’Oleodotto Transalpino. Grazie al terminal della Siot Trieste è di fatto il primo porto petrolifero del Mediterraneo: «La stima di Draghi è realistica dopo un 2020 con una caduta della crescita a due cifre. La ripresa c’è ma dobbiamo analizzare i fattori della ripresa», esordisce Lilli.Il numero uno della Siot concorda con Pacorini: «Il motore della crescita si è rimesso in moto. Ma dobbiamo considerare che c’è stato un incremento importante del prezzo delle materie prime e non solo nel settore dell’energia. Vedo però un fattore di rischio se questo rilancio si basa anche sull’aumento dei costi di gas, petrolio e energia elettrica. In questo caso non sarebbe una ripresa solida. Tuttavia anche gli indicatori di produzione dei beni e servizi sono in positivo».

Il Pnnr è fondamentale ma come utilizzare queste risorse? «Il rischio è che questi soldi vengano indirizzati in investimenti non produttivi in modo strutturale nel tempo. In Friuli Venezia Giulia dare seguito a progetti industriali che non rispettano la vocazione di un territorio può essere rischioso. In questa regione abbiamo un grande vantaggio che deriva dalla presenza di un tessuto industriale medio alto e di qualità come la siderurgia. Bisogna aumentare il peso specifico degli investimenti industriali e puntare sull’innovazione e sullo sviluppo del porto di Trieste e del suo indotto.

Il presidente D’Agostino ha una visione lungimirante. Penso alla elettrificazione delle banchine e agli investimenti nell’idrogeno. Il cambio di paradigma energetico è una realtà e non una moda passeggera». Luca Farina è il numero uno di Orion Valves, l’azienda triestina leader nella produzione industriale di valvole d’acciaio per l’industria petrolchimica. Orion insieme ad Area Science Park, Sissa e Ogs è tra i dieci istituti di ricerca di Trieste autorizzati dal ministero dell’Istruzione: «Mi aspetto anche per questa regione una ripresa ben oltre il 5% - esordisce Farina - . Il vantaggio triestino proviene dalla rinascita del porto che ha un ruolo sempre più strategico grazie agli investimenti che può attrarre il regime di porto franco».

La sfida di Orion Valves ai mercati globali passa tutta per la capacità di innovare: «Nel 2021, nonostante la frenata della domanda globale, chiuderemo con circa 65 milioni di fatturato. Il nostro settore ha sofferto molto l’impatto della pandemia che ha provocato il crollo dei consumi degli idrocarburi con la caduta del prezzo del petrolio. Il processo di transizione energetica, soprattutto legato all’idrogeno, che sta coinvolgendo l’industria, imporrà al settore manifatturiero un bilanciamento delle risorse. Orion si sta adeguando con importanti investimenti». Per Farina, nonostante il calo del prezzo del petrolio, sarà la ripresa del mercato del gas a riaccendere la domanda globale. Orion punta a essere «più competitiva e attenta al rispetto dell’ambiente». —


 

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