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La ministra Messa: «da Trieste città del G20 uno spazio comune della ricerca»

La ministra dell'Università Maria Cristina Messa

La ministra dell’Università aprirà la sessione di venerdì: «Questo territorio dimostra come si possono mettere a fattore comune infrastrutture, competenze e risorse generando grande valore per la crescita della comunità»

«Trieste è un territorio molto fertile per l’innovazione e la ricerca. Qui convivono e lavorano insieme ottime strutture di ricerca fondamentale, quella guidata dalla curiosità che consente di creare innovazione, e un tessuto industriale pronto a coglierne i risultati e valorizzarli al meglio»: per la ministra dell’Università Maria Cristina Messa è questo il motivo per cui la città è stata scelta per ospitare, giovedì e venerdì, il G20 Innovazione e Ricerca (cui Messa parteciperà aprendo la sessione di venerdì).

Ministra, quali saranno i temi al centro del vertice?

Tre sono le parole al centro della Presidenza italiana del G20: Persone, Pianeta, Prosperità. I temi che affronteremo a Trieste avranno al centro questi pilastri, consapevoli dei divari che la pandemia ha messo ancora di più in evidenza. Con gli altri ministri della Ricerca ci confronteremo su una delle principali sfide dei nostri tempi: come riuscire a formare le competenze che servono per programmare e gestire la transizione digitale, in un contesto in continuo cambiamento.

Che obiettivi prevedete nella dichiarazione finale?

Ci proponiamo di definire delle linee guida utili alla creazione di uno spazio comune della ricerca e della formazione terziaria. Dobbiamo pensare, guardando anche alle buone pratiche esistenti, a come facilitare lo sviluppo di programmi collaborativi in diversi campi, favorire l’accesso ai dati, promuovere la crescita di abilità digitali.

Qual è il ruolo di Trieste e delle sue istituzioni scientifiche nel sistema della ricerca italiano ed europeo?

Credo che questo territorio dimostri come si possano mettere a fattore comune infrastrutture, competenze e risorse generando un grande valore per la crescita della comunità. Qui, poi, il sistema di sinergie e collaborazioni da anni attive ha una forte impronta internazionale: un elemento che sarà centrale nella discussione al G20.

Quello delle disuguaglianze è uno dei temi cardine del G20 a guida italiana. Cosa fare per ridurre le disparità nell’accesso all’istruzione?

Tutto il Piano di ripresa dell’Italia si fonda sui divari esistenti: averli individuati è stato il primo passo, ora stiamo lavorando perché malgrado la pandemia si possano ridurre. L’obiettivo è creare un sistema equo tra diversità che ci sono.

Come migliorare la connessione tra mondo della ricerca e del lavoro, anche nell’ottica della transizione ecologica?

Uno dei punti che discuteremo al G20 sarà proprio come i sistemi della ricerca e della formazione superiore possano fornire le nuove competenze richieste dal mondo del lavoro di oggi e di domani. Per farlo credo si debba proseguire sulla strada che abbiamo iniziato in Italia: dialogo continuo sui territori, e scambio di esperienze con le pubbliche amministrazioni e con le imprese, per far sì che i percorsi di studio siano sempre più multidisciplinari, e che sui dottorati di ricerca si investa davvero tutti quanti.

L’Italia ha 6 ricercatori su mille occupati, contro gli 11 della Francia, è penultima nell’Ue per laureati in base alla popolazione. Come invertire la tendenza?

Negli ultimi anni non si è investito abbastanza in alta formazione e in ricerca. Oggi, la crisi sanitaria e economica ci ha reso consapevoli che occorre ripartire dalle competenze delle persone. Stiamo implementando le politiche per il diritto allo studio, ad esempio con l’aumento progressivo del livello Isee per l’esenzione totale. E anche per far sì che non ci siano più meritevoli senza borsa per carenza di risorse, e per aumentare - con i fondi del Pnrr - il numero di alloggi per studenti. Infine, stiamo lavorando con le università per proporre corsi interdisciplinari sempre più attrattivi e pensati intorno ai nuovi lavori.

E i finanziamenti?

Col decreto legge Sostegni bis abbiamo costituito il Fondo Italiano per la Scienza, con dotazione di 50 milioni di euro per il 2021 e 150 milioni per gli anni futuri, da assegnare ai singoli per la ricerca fondamentale. Il Pnrr poi prevede investimenti in università e ricerca per 15 miliardi, 7 dei quali destinati al rafforzamento della ricerca e alla diffusione di modelli innovativi per quella condotta in sinergia tra università e imprese.

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