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«Dal 15 settembre negli uffici dell’azienda Samer i dipendenti entreranno solo col Green pass». Ira dei sindacati e a Trieste scoppia il caso

Il terminal di Riva Traiana

La Samer ai dipendenti: dal 15 settembre documento per accedere alla sede aziendale. Il no dei sindacati 

TRIESTE Green pass obbligatorio per tutti i dipendenti da metà settembre. Lo spedizioniere triestino Enrico Samer getta il cuore oltre l’ostacolo e fa recapitare nelle mail dei propri impiegati di piazza Unità e Riva Traiana una lettera della società, in cui comunica che dal 15 settembre i lavoratori dovranno essere in possesso del codice qr del ministero della Salute per poter entrare in azienda. Vaccinarsi o fare un tampone al giorno, insomma. La circolare non si sofferma sulle conseguenze di un rifiuto. Sebbene oggetto di largo dibattito, l’applicazione del pass sui luoghi di lavoro non è però ancora prevista e i sindacati insorgono contro la scelta dell’imprenditore.

La decisione della Samer & Co Shipping non riguarda chi opera in banchina, perché i portuali rispondono a un’altra società, il cui controllo è nelle mani della danese Dfds e di cui Samer detiene una partecipazione di minoranza. L’imposizione è relativa soltanto agli uffici amministrativi, dove l’imprenditore svolge il ruolo di agente e spedizioniere: in tutto 120 dipendenti, che Samer dice essere contenti del provvedimento.

L’avviso richiama il miglioramento della situazione sanitaria, ma anche il fatto che «il virus circola in modo molto sostenuto» e che la variante delta si dimostra particolarmente contagiosa. «In questo scenario la priorità dell’azienda resta la tutela della salute dei dipendenti e delle loro famiglie. L’obiettivo è evitare che il luogo di lavoro possa diventare un luogo di potenziale diffusione del contagio». Da qui l’annuncio via mail: «Dal 15 settembre l’ingresso in azienda sarà consentito solo ai lavoratori muniti di Green pass. Verrà effettuato in entrata il controllo sul possesso della certificazione, tassativamente necessaria per accedere. Questa misura non intende limitare le libertà individuali, ma tutelare tutte le persone che lavorano in azienda, che hanno il diritto di sentirsi sicure».

Cosa succederebbe agli inadempienti non si dice, ma la mossa di Samer è considerata una dichiarazione di guerra da parte dei rappresentanti dei lavoratori. Il Clpt non usa giri di parole: «Sono impazziti», recita la nota del sindacato autonomo, che sottolinea come «non esiste alcun obbligo di legge in tal senso e le aziende non possono inventarsi le leggi a loro piacimento. E non provino a dividere i lavoratori tra coloro che hanno il Green pass e coloro che non ce l’hanno. Chiediamo un intervento urgente dell’Autorità portuale per mettere le cose in chiaro con tutte le aziende». Raggiunto al telefono, il presidente Zeno D’Agostino preferisce però non commentare.

E se l’Usb annuncia di aver messo in diffida la società, la Fit Cisl si schiera a sua volta contro Samer: «L’obbligo vaccinale – dichiara il segretario regionale Antonio Pittelli – sia deciso dal governo. No a pretesti per licenziare. A due giorni dall’introduzione del green pass, scoppia il caso all’interno del porto di Trieste. Respingiamo nei contenuti e nel metodo la comunicazione inviata ai dipendenti, con la quale si impone il Green pass per poter accedere ai locali aziendali. Ci sembra un comportamento assolutamente arbitrario. Siamo consapevoli che un eventuale nuovo lockdown creerebbe danni irreversibili, e perciò invitiamo tutti i lavoratori a vaccinarsi, ma non vorremmo che questa fuga in avanti fosse un escamotage per mascherare licenziamenti facili e ingiustificati». —

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