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Croazia, cittadinanza ai bimbi “cancellati”

Trascritti per errore nell’anagrafe dell’allora Repubblica socialista di Serbia, dopo il 1991 rimasero senza diritti civili in patria

ZAGABRIASono circa 5 mila in Croazia i “cancellati”, gli ex bimbi nati un po’ prima di quel cruento parto cesareo che fu la fine della ex Jugoslavia. Nati, si potrebbe dire, nel posto sbagliato perché la storia e gli uomini decisero così e furono privati di ogni diritto civile per oltre 30 anni.

Si tratta di quei bimbi nati prima del fatidico 1991 i cui genitori entrambi cittadini croati vivevano in Serbia, soprattutto per motivi di lavoro o studio. Quando la mamma li partorì sia la Serbia che la Croazia facevano però ancora parte della Jugoslavia. I neonati furono però erroneamente iscritti nel registro dei cittadini dell'allora Repubblica Socialista di Serbia, anziché della Repubblica Socialista di Croazia.

Quando la Croazia diventò indipendente dalla Jugoslavia, non accettò come propri cittadini coloro che erano stati erroneamente registrati come cittadini di un'altra ex repubblica jugoslava, anche se entrambi i loro genitori erano registrati come cittadini della Repubblica Socialista di Croazia. Essi non avevano diritto a un passaporto croato o altri documenti essenziali che davano loro diritto ai benefici della cittadinanza come l'istruzione, l'assistenza sanitaria, il diritto di voto e il diritto al lavoro. La legge sulla cittadinanza della Repubblica socialista di Croazia, entrata in vigore nel 1977, stabiliva che un bambino ottiene automaticamente la cittadinanza croata se entrambi i genitori sono cittadini al momento della nascita. Sotto il sistema federale della Jugoslavia, ogni repubblica costituente aveva il proprio registro dei cittadini. Ma tra l'8 gennaio 1977 e l'8 ottobre 1991, quando la Croazia dichiarò l'indipendenza dalla Jugoslavia, in Serbia furono commessi errori amministrativi per colpa dei quali migliaia di figli di genitori i cui nomi erano nel registro dei cittadini croati furono erroneamente assegnati all’anagrafe serba.

Per decenni dopo la rottura, né la Croazia, né la Serbia hanno mostrato molta volontà di correggere questi errori. Ora però la legge croata opportunamente emendata ammette che «una persona nata nel periodo dall'8 gennaio 1977 all'8 ottobre 1991 i cui entrambi i genitori al momento della nascita avevano la cittadinanza croata, ma a cui è stata assegnata un'altra cittadinanza nel registro di cittadinanza» può essere registrato come cittadino croato. Per ottenere questa registrazione i “cancellati” hanno tempo di presentare la documentazione richiesta entro la fine dell’anno in corso.

Savo Manojlović, presidente dell'Associazione per la tutela della costituzionalità e della legalità con sede a Belgrado, interpellato dall’agenzia Birn, ha affermato che, sebbene l'errore giuridico sia stato risolto, l'iter burocratico è ancora troppo lungo. «Ci sono solo due consolati croati in Serbia e l'intero processo è in stallo - ha spiegato - abbiamo suggerito che il ministero dell'Interno croato si occupi direttamente delle persone in Croazia, poiché i consolati devono già presentare loro le domande. È un'inutile burocratizzazione del processo». E a volte la burocrazia può “vietare” più di una norma di legge.

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