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Il cambio euro-kuna rivisto al ribasso lascia disorientati i turisti in Croazia

I privati abbassano gli importi, proteste e polemiche in loco e sui media. La Banca centrale precisa: nessuna illegalità

LUBIANA «Eh, ma arriverete anche voi all’euro e perderete come noi il 50% del valore d’acquisto in pochi mesi, e le creste sui cambi saranno finite». Così un turista italiano ha “redarguito” un cambiavalute croato a Rovigno riprendendosi la cifra in euro che voleva cambiare, rimettendo i soldi nel portafoglio e andandosene bofonchiando tra la curiosità dei molti turisti che affollavano il posto.

Lui, proveniente da Rovigo (curioso che gli bastava togliere una “n” per essere a casa) è uno dei tantissimi turisti stranieri che in Istria e in Dalmazia si sono scontrati con i cambiavalute che fioriscono come funghi in ogni angolo delle strade frequentate dagli ospiti stranieri. Il motivo del contendere è sempre lo stesso. Il cambio ufficiale della kuna, quello fornito dalla Banca centrale di Croazia, parla che per 100 euro il corrispettivo in kune dovrebbe essere 750 (1 euro =7,5 kune). Ma il condizionale è d’obbligo.


Anche un turista sloveno, dopo quello italiano, si è molto arrabbiato quando ha ricevuto 607 kune (poco meno di 81 euro) in un ufficio di cambio a Novalja sull'isola di Pago per 100 euro. Egli ha mantenuto la sua convinzione secondo cui c'erano i ladri negli uffici di cambio che truffavano i turisti anche dopo che l'ufficio di cambio stesso gli aveva restituito i soldi, come riporta il quotidiano di Zagabria Jutarnji list .

Casi simili sono stati segnalati negli ultimi giorni su altri media croati. Sono stati citati esempi di turisti in diverse parti della costa croata che si sono lamentati di aver ricevuto circa 600 kune per cento euro invece di circa 750, che avrebbero dovuto ricevere secondo il cambio ufficiale.

In quasi tutti gli uffici di cambio gestiti da privati il tasso ufficiale non si applica, quindi il turista è avvertito e dovrebbe tener conto di questa realtà croata.

I proprietari degli uffici di cambio, da parte loro, sostengono che nulla è illegale e che il self-pricing è simile all'offerta di altri beni e servizi sul mercato, aggiungendo che l'unica condizione è che il tasso di cambio sia pubblicato in un luogo ben visibile.

Se qualcuno non è soddisfatto, riavrà i suoi soldi, hanno assicurato da Auro Domus, che ha la più grande catena di filiali per l'acquisto di oro, bancomat e uffici di cambio in Croazia. «Auro Domus imposta le sue tariffe di cambio in conformità con le normative croate e internazionali per il funzionamento dei cambiavalute», si legge in un comunicato. «Le persone che viaggiano molto - ha precisato Davor Žic, direttore del ramo pubblicità della società per l’area di Zagabria - sono consapevoli che in alcuni Paesi le differenze di cambio arrivano fino al 30 per cento, soprattutto quando si tratta di uffici di cambio che sono ubicati in luoghi affollati con alti costi di affitto per il locale d’affari».

La Banca nazionale croata ha confermato che il tasso di cambio della kuna rispetto ad altre valute si forma liberamente sulla base della domanda e dell'offerta. Di conseguenza, le banche e gli uffici di cambio autorizzati possono impostare il tasso di cambio in base alla loro politica aziendale, hanno spiegato i banchieri centrali. Quindi nulla di irregolare per i cambiavalute.

E siccome, soprattutto nel periodo estivo, con l’arrivo della massa dei turisti dall’estero, la domanda della kuna resta molto alta anche il suo tasso di scambio rimane praticamente costante, senza oscillazioni.

Nessuno nega che quella del cambiavalute sia un’attività e come tale deve rendere, ma guadagnare quasi 20 euro ogni 100 incassati è decisamente molto “remunerativo”. Quello che la Croazia sembra non capire è che il turista oggi è come un elefante, ha la memoria lunga, e dove è stato “spremuto” una volta non ci torna più. —

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