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Asugi spedisce la lettera con l’invito a vaccinarsi ad un uomo morto nell’84

Il racconto del figlio: «Quando ho visto la busta non riuscivo a crederci». Riccardi: «Disguidi legati alle banche dati per i quali chiediamo scusa»

TRIESTE «È importante che lei scelga di proteggersi e mettersi al sicuro in quanto la fascia d’età over 60 è considerata a rischio». Un messaggio di grande buon senso quello arrivato via lettera nei giorni scorsi al triestino Nereo Comar. Peccato solo che l’uomo invitato a vaccinarsi sia morto nel lontano 1984.

A raccontare il caso è Sandro Comar, figlio del cittadino a cui appunto Regione e Asugi hanno inviato per posta la raccomandazione di effettuare la profilassi Covid. «Non ho ovviamente nulla da eccepire sul contenuto della lettera - spiega Sandro Comar - così come non contesto il fatto che una persona sia libera di scegliere se vaccinarsi o meno. Mi colpisce però che la campagna di sensibilizzazione abbia coinvolto mio padre, che è venuto a mancare il 2 dicembre del 1984. Sinceramente quando ho ricevuto la lettera sono rimasto perplesso e mi chiedo se anche i defunti vengano conteggiati nelle statistiche regionali di chi non ha effettuato la profilassi. Ho chiesto spiegazioni sia al direttore di Asugi sia all’assessore regionale competente». Comar ha condiviso la notizia anche sui social, intercettando le testimonianze di altri parenti di persone decedute inserite negli elenchi dei destinatari delle lettere nell’area giuliano-isontina. Ad accomunare queste storie alcuni tratti in comune: i decessi risalgono tutti agli anni ’8 0 e ’90 e sono avvenuti in ospedale.

Sandro Comar, al momento, non ha ancora ricevuto risposte. Contattata dal Piccolo, Asugi non ha voluto fornire chiarimenti né confermare l’avvio di un’indagine per capire cosa non abbia funzionato. A intervenire sulla vicenda è, invece, il vicepresidente e assessore regionale alla Sanità Riccardi Riccardi. «Queste sono attività che interessano la banca dati gestita da Insiel per conto delle Aziende sanitarie - afferma -. Si tratta di fatti spiacevoli per i quali chiedere scusa, tuttavia il contesto che stiamo vivendo comporta anche situazioni che non vorremmo vedere». Quanto alla possibilità che cittadini defunti vengano conteggiati tra gli over 60 non vaccinati, Riccardi fa notare che comunque «i numeri non dovrebbero essere rilevanti in quanto il denominatore è stato aggiornato sulla base dei dati Istat».

Insiel, con il presidente e Amministratore delegato Diego Antonini, spiega che la società si occupa di tenere i registri mentre le informazioni sono inserite dai Comune e dalle Aziende sanitarie. «Mediamente ci vuole circa un mese per registrare un decesso e oggi è tutto informatizzato. Essendo queste lettere inviate a persone venute a mancare molti anni fa, quando la procedura era cartacea, mi viene da pensare che non tutto all’epoca abbia funzionato al meglio. Posso confermare che esistono altri casi - prosegue Antonini -. Abbiamo ricevuto indietro alcune lettere e abbiamo ovviamente avviato un’attività di indagine per capire quanti siano e a cosa siano dovuti. Cerchiamo di avere sempre una banca dati efficiente però, ribadisco, ci occupiamo della infrastruttura e non direttamente dei dati».

Da parte del Comune di Trieste l’assessore Michele Lobianco, referente per i servizi demografici, afferma che la questione non riguarderebbe gli uffici. «La nostra banca dati anagrafica è aggiornata al massimo a sei giorni per quanto riguarda i decessi. Gli uffici, sotto pressione per evidenti motivi, hanno un profilo virtuoso e di questo non posso che ringraziare il personale per il grande impegno e la grande professionalità».

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