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Si è spento a 93 anni l’ex bomber Ermes Tonzar, il calciatore-contadino di San Canzian

Ermes Tonzar

Una carriera in serie C in giro per l’Italia e una parentesi in B con il Treviso. Poi la lunga stagione di allenatore. Martedì i funerali

SAN CANZIAN Si è spento nell'ospedale di l’ex calciatore, di ruolo centravanti, Ermes Tonzar. Era nato a San Canzian il 13 ottobre del 1931: tra la fine degli anni '40 e l'inizio dei '60 è stato capace di farsi valere nei campionati di serie C e di una breve apparizione in serie B con il Treviso. Ermes Tonzar, che tornerà nella sua San Canzian martedì 3 luglio, alle 11, per l'ultimo saluto nella chiesa parrocchiale dei Santi martiri Canziani e poi la tumulazione nel cimitero del paese, è stato però altrettanto bravo a trasmettere la sua passione, il suo rigore, la sua positività da allenatore.

«Si era specializzato nel salvataggio di squadre in difficoltà - ricorda la figlia Barbara -. Lo chiamavano a metà campionato, magari, chiedendogli di risollevare una situazione che pareva già compromessa, ma non per lui, che puntava molto sulla motivazione, sul carattere». Se tra le compagini guidate da mister ci sono la Pro Gorizia (promozione in D), la Carrarese (ultima panchina), la Gradese e il Fiumicello, tra quelle di cui ha indossato la divisa, dopo San Canzian e Gradisca tra il 1948 e il '51, in cui si è fatto notare, ci sono invece il Piacenza, con due campionati in C tra il 1951 e il 1953, passando poi alla Sacilese nel campionato successivo e quindi al Treviso, che allora militava in B. L’esordio al Trani avvenne il 2 ottobre 1955, nel 4-0 con cui il Trani sconfisse L’Aquila, segnando due gol. Vestì i colori biancoazzurri fino al 1957, disputando la serie C dell’epoca, e trovando nella città pugliese anche l'amore per Anna, che poi lo seguì prima in Toscana, dove giocò nella Carrarese, in serie D, e poi, una volta smessi i panni del giocatore professionista, a San Canzian. Ritornato nel suo paese, Ermes Tonzar investì i risparmi per avviare un'attività di agraria in via Aquileia e di viticoltura.

«Alle spalle c'era una famiglia di tradizioni contadine, oltre che saldamente antifasciste - sottolinea Barbara Tonzar -. Mio nonno Antonio aveva anche una privata». Del padre Barbara vuole ricordare, però, soprattutto l'allegria, la battuta pronta e arguta, il piacere dello stare assieme. «Il lunedì, quando l'agraria era ancora attiva, gli amici si ritrovavano lì per commentare con lui i risultati delle partite del giorno prima - conclude Barbara -. Il conversare era una delle sue passioni, assieme al calcio, e allo sport in generale, e alla produzione di vino». —

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