Gorizia rispolvera i ricordi del bunker: «Nel rifugio antiaereo giocavo da bambina durante la guerra»

Insieme al bunker il taglio della vegetazione nel parco della Valletta ha fatto riaffiorare i ricordi Rosalinda: «A terra c’erano delle tavole di legno e lungo le pareti delle panche per sedersi»  

GORIZIA Il taglio della vegetazione nel parco della Valletta del Corno ha fatto riemergere molti ricordi insieme al rifugio antiaereo nascosto tra gli alberi nell’area sotto vicolo del Guado e le vie Nievo, Porta e Gozzi. Il sopralluogo effettuato insieme ai tecnici che si stanno occupando della riqualificazione idraulica del torrente, ha riportato indietro nel tempo molti goriziani che in passato, per un motivo o per un altro, erano entrati in quella cavità artificiale di cui, al momento, rimane ancora da definire la datazione, anche se catalogata nel volume “Gorizia sotterranea” realizzato dal Gruppo speleologico Bertarelli nel 2001.



«In quel rifugio ho passato più di una notte - ricorda nitidamente la signora Rosalinda Cantarin che allora viveva in via del Boschetto -. Durante la Seconda guerra mondiale veniva usato come rifugio anti-aereo. Quando suonava il pre-allarme si correva giù. Io ero una ragazzina e giocavo, ma ricordo che a terra c’erano delle tavole di legno e lungo le pareti delle panche. Per illuminare venivano usate delle luci al carburo appese al soffitto. Si poteva rimanere lì anche tutta la notte, si stava in attesa fino a che non suonava il cessato allarme».

Anche Silva Volpi, 91 anni, ricorda di essersi nascosta in quel bunker durante la guerra. Non ricorda le panche, ma ricorda che c’era una signora che si portava sempre la sedia e una borsa e ricorda anche un’altra signora che viveva in via Volta e che correva lì ogni mattina con i figli. «Un giorno, non ricordo esattamente se fosse il 3 o il 5 marzo del 1945 - racconta Silva -, un apparecchio inglese colpito dal nemico ha sganciato le bombe su Gorizia per liberarsi del loro peso. Quel giorno la signora non è scappata da casa ed è morta perché le bombe hanno colpito e distrutto proprio la sua abitazione».

Nonostante i ricordi vividi, né Rosalinda, né Silva sanno dire esattamente se il rifugio sia stato scavato in quegli anni o già durante la Prima guerra mondiale. La questione ieri ha appassionato molti. Tra gli altri Rinaldo Roldo. Oggi consigliere comunale, da bambino Roldo andava a giocare in quell’area e assicura che gli anziani della zona gli dicevano che risaliva alla Grande Guerra. «Quando si è bambini si va in esplorazione e frequentavo quel rifugio come anche gli altri bunker che si trovano lì intorno. Se si riuscissero a recuperare, si potrebbe sviluppare un percorso storico. È bello che si sappia cosa nasconde il nostro territorio con tutte le sue sfaccettature», conclude.

Nel libro “Gorizia sotterranea”, la galleria è catalogata come “Rifugio di via Ippolito Nievo”. Ad accompagnare le quattro fotografie ci sono dei rilievi indicati come disegni di progetto dell’Ufficio tecnico municipale. Secondo quanto indicato, lo sviluppo spaziale della grotta artificiale è di 124 metri. La superficie è invece di 250 metri quadrati e il volume di 520 cubi, ma non si fa cenno all’epoca di costruzione. «Quella volta - ricorda Igor Ozbot, che allora aveva partecipato alle esplorazioni del Bertarelli - non ci si era preoccupati del periodo storico perché l’obiettivo era censire le cavità presenti in città». —

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