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Condò: «Più facile fare previsioni tra vent’anni che per l’autunno»

La nota firma del giornalismo sportivo italiano nel “dream team” «Il calcio? Sono disincantato. E dico no alle risorse pubbliche» 

TRIESTE «Prevedere cosa succederà domani? Impossibile: è più facile immaginare il mondo tra vent’anni che in autunno». Scherza il triestino Paolo Condò, eppure lui, nota firma del giornalismo sportivo italiano (Gazzetta dello Sport, Sky, La Repubblica), sarà nel maxi dream team di Link, con l’arduo compito di leggere l’oggi e il domani. «Capire il tempo intermedio è davvero difficile», dice.

E spiegarlo ancora peggio.


«Assolutamente. Questa esperienza drammatica mi ha convinto del fatto che, come giornalisti, dobbiamo assumerci la responsabilità di scegliere a chi dare la parola e a chi no, perché per inettitudine o per interesse c’è chi mette a rischio la vita delle persone. Il cretinismo c’è sempre stato, ma adesso è davvero pericoloso».



La parola chiave di Link sarà sostenibilità, tema che tocca anche lo sport. L’Italia ha vinto gli Europei, ma il calcio italiano non è mai stato così in crisi: troverà la sostenibilità finanziaria?

«Io ho una visione molto disincantata. Servirebbe un cambio di mentalità radicale, che non credo ci sarà, perché i presidenti delle società dovrebbero ribaltare un sistema immutato da troppo tempo: si tira la corda al massimo fino a un attimo prima che si spezzi, un istante prima del fallimento. Nel 2020, con il Covid, il filo si è rotto: due anni senza incassi da stadio e alcune squadre sono finite cinque metri sott’acqua. Ed è partito il pressing sul governo per avere degli aiuti».

E lei come li vedrebbe?

«Sono totalmente contrario all’ipotesi di stanziare risorse pubbliche e prevedere ristori per il calcio professionistico dopo anni di sprechi e scelte sbagliate. Non so come se ne uscirà, benché alcuni modelli positivi esistano».


Quali?

«L’Atalanta, ad esempio. La dirigenza sa attingere con lungimiranza al settore giovanile e quando spende non fa mai il passo più lungo della gamba, ma è un caso raro».

Cosa rimane nell’immaginario collettivo della Trieste calcistica, quella di Rocco e Maldini?

«Niente. In tanti anni non si è riusciti a concludere granché. Speravo nella Triestina di Milanese, ma i risultati non arrivano. Eppure il Carpi, il Sassuolo, il Chievo ce l’hanno fatta... Non ho la presunzione di dare lezioni, ma mi dispiace».

Cesare Maldini è uno dei nomi forti del TotoTopolini. Sa cos’è?

«No, ma voglio partecipare».

Può scegliere tra vari triestini illustri; i nomi dei più votati verranno assegnati ai Topolini. In ambito calcistico ci sono Maldini, Valcareggi, Varljen e Lombardo. Ne dica uno.

«Senza dubbio Maldini, testimone della triestinità, grande uomo e anima nobile. Con me parlava in dialetto anche davanti ai colleghi, che non capivano e si infastidivano. Era molto divertente».

Come vede Trieste oggi?

«Finalmente la gente la conosce, ci passa, le viene riconosciuta la bellezza che merita, forse ancora nostalgica ma bella, aperta, vivace». —El.Col.

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