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Gorizia, nella Valletta del Corno spunta il rifugio antiaereo nascosto

L’intervento di pulizia del verde ha permesso di riportare alla luce il bunker. Dei tre ingressi solo uno è accessibile. Il sindaco: «Testimonianza storica»

GORIZIA L’intervento di riqualificazione della Valletta del Corno ha riportato alla luce gli ingressi di un vecchio bunker. Probabilmente la galleria sotterranea presente nella parte a valle di viale Oriani risale alla Seconda guerra mondiale e aveva funzione di rifugio antiaereo, ma al momento non ci sono conferme sicure. Di certo c’è che in tempi non troppo remoti, prima che la vegetazione la nascondesse alla vista, è stata parzialmente utilizzata come di discarica.


Per la prima volta, nella mattina del 30 luglio, la galleria è stata esplorata nella sua interezza. Prima del sopralluogo un piccolo breafing con il direttore dei lavori di riqualificazione della Valletta del Corno Mario Causero, il direttore di cantiere Francesco Petrucco, il responsabile della ditta Ciccutin Srl Simone Ciccuttin, il capocantiere Luca Trevisanut e il suo assistente Antonio Garcia è servito a fare il punto della situazione. Appena scoperta la galleria, i tecnici avevano già eseguito un primo sopralluogo per misurare i livelli di anidride carbonica all’interno del bunker, ma non si erano spinti fino in fondo, si erano fermati solo pochi metri dopo la prima curva. Fino a ieri l’estensione esatta non era chiara. “Leggende” volevano che le aperture venute alla luce fossero il punto di accesso a una rete di cunicoli che si sviluppa sotto il centro di Gorizia o che il corridoio fosse l’uscita segreta dell’ex Provveditorato agli Studi o di qualche altro edificio non meglio identificato costruito tra vicolo del Guado e le vie Nievo, Porta e Gozzi. Niente di tutto ciò. Il rifugio ha una semplice pianta a forma di “E”. Un corridoio di una cinquantina di metri unisce dei bracci con le bocche di ingresso/uscita.



Al momento si può accedere solo dalla cosiddetta “Entrata bassa”. Quella “alta” è murata, mentre quella centrale è semi-occlusa dalla terra e per utilizzarla bisogna strisciare.

Scavalcato un muretto di una ventina di centimetri, altre un arco di cemento si trova una parete paraschegge dove con la vernice blue è stato scritto “Ent.Bassa”. La si aggira e la temperatura diventa subito piacevole. Le torce illuminano una galleria dalle pareti “ondulate”. La sensazione è che, come in una miniera, ci fossero delle travi di rinforzo. Qualche passo e si arriva al corridoio centrale. Sull’angolo interno c’è una gettata di cemento con un’altra scritta in vernice blu: “A m. 25 bivio”. È quello del braccio centrale. Per qualche metro si cammina su un tappeto di rifiuti. Tra gli oggetti spiccano bambole di plastica, scarpe da ginnastica e, anche, uno sturalavandini in gomma. Alzando lo sguardo, invece si notano delle piccole stalattiti create dallo stillicidio dell’acqua. Potrebbero essere utili per la datazione. Al “bivio”, un’altra scritta blu indica l’uscita “Alta”. È murata, ma una pietra è stata rimossa e guardando oltre si vede un beve corridoio con la volta a botte e, oltre, la vegetazione della Valletta. Altri corridoi non sembrano essercene. Per uscire si deve necessariamente tornare indietro.



«Al momento non abbiamo ancora una datazione storica della galleria, ma di sicuro è un valore aggiunto al parco della Valletta», osserva l’assessore ai Lavori Pubblici Arianna Bellan. Il suo possibile utilizzo rimane però un’incognita. Lasciarla aperta al pubblico significherebbe trasformarla in un ricovero per balordi, ma è anche vero che come osserva il sindaco Ziberna è una bella testimonianza storica: «Sicuramente metteremo una targa in tre lingue per spiegare cosa era e far fare a tutti un bel salto indietro nel tempo», assicura il primo cittadino. —

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