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Serbia, vale due miliardi di euro la grande corsa ai giacimenti di litio

Il colosso Rio Tinto annuncia l’investimento per l’estrazione dell’«oro bianco». Ecologisti in allarme

BELGRADO Miliardi pronti per essere investiti così da rendere il Paese uno dei maggiori produttori mondiali di “oro bianco”, malgrado le proteste e gli allarmi di una fetta non indifferente di popolazione e degli ambientalisti. È questo lo scenario che si sta concretizzando in Serbia, dove il colosso minerario anglo-australiano Rio Tinto, uno dei maggiori estrattori di litio a livello globale, ha confermato di essere pronto a investire nel Paese ben 2,4 miliardi di dollari, circa due miliardi di euro, per il controverso progetto “Jadar”. Si tratta di un piano che interesserà l’area di Loznica, nell’ovest della Serbia, dove in passato sono stati scoperti giacimenti di metalli oggi fondamentali per la produzione delle moderne batterie che fanno circolare auto elettriche e forniscono grande autonomia a cellulari e ad altri apparecchi elettronici.

Ad annunciare l’imminente forte investimento è stato l’amministratore delegato di Rio Tinto, Jakob Stausholm, che ha ricordato che prima della luce verde definitiva bisognerà aspettare il completamento degli studi di impatto ambientale e fattibilità. Ma «abbiamo grande fiducia nel progetto Jadar, che permetterà alla Serbia e a Rio Tinto di approfittare della crescente domanda di litio, trainata dalla transizione energetica globale», ha dichiarato il Ceo della compagnia. L’estrazione di litio dalle profondità della terra in Serbia permetterà poi di avere materiale sufficiente per soddisfare una domanda sempre più rilevante, «in particolare sul mercato europeo», ha aggiunto Stausholm.

E il progetto Jadar, nelle speranze del colosso anglo-australiano e del governo serbo, rappresenterà la svolta per il mercato e linfa vitale per le esangui casse statali di Belgrado. La zona dell’investimento nasconde depositi di “jadarite”, un metallo scoperto da Rio Tinto nel 2004 che racchiude boro e litio di alta qualità. Da lì, dopo la trasformazione, si potrà ricavare «litio sufficiente per fornire energia a oltre un milione di veicoli elettrici all’anno», ha specificato Rio Tinto, che potrebbe così diventare il maggior fornitore di litio in Europa, incassando miliardi. Mentre la Serbia vedrà affluire risorse dalla concessione e dalle tasse, oltre a vedere impiegati 2.100 addetti durante i lavori per la costruzione della miniera e poi altri mille quando l’impianto sarà attivo, si pensa nel giro di 4-5 anni, entrando a pieno regime nel 2029.

Ma per realizzare il grande progetto si rischia di mettere a rischio un’area preziosa dal punto di vista naturalistico e ambientale, distruggendola per sempre e avvelenandone terreni e acque: a sostenerlo sono attivisti e residenti, sempre più sul piede di guerra. Proteste si sono registrate in Serbia anche in questo periodo. Anche ieri, a Loznica, a centinaia hanno sfidato il caldo torrido per dire no al progetto Jadar. Si tratta di un «impianto dannoso» e «non ci hanno mai dato rassicurazioni su rumore, acqua, inquinamento», ha arringato la folla Marijana Petković, del gruppo “Non daremo lo Jadar”, dal nome del fiume che attraversa l’area interessata dall’investimento. Altri hanno denunciato danneggiamenti ambientali conseguenti ai processi di esplorazione nel terreno, mentre alcune Ong si sono spinte a denunciare il colosso minerario per minaccia all’ecosistema.

Ma si tratta di critici «pagati dall’estero», in realtà il progetto sarà sicuro e la Serbia ne beneficerà: è questa la posizione assunta dalle autorità, anche se il presidente serbo Aleksandar Vučić ha però evocato l’ipotesi di un referendum sulla miniera, progetto-chiave guardato da alcuni con sospetto e paura.

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