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Rapporto Svimez, Nord e Sud uniti nella crisi ma divisi nella ripartenza

Solo Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia dimostrano resilienza e nel 2022 avranno recuperato il 2020: tutte le altre no.

ROMA Lombardia, Emilia Romagna e Veneto che ingranano la quarta, il Piemonte che soffre, il Centro «che da terza Italia si sta trasformando in un nuovo Sud», ed il Mezzogiorno che si risolleva ma resta sempre molto distante dal resto del Paese, anche perché nel 2019 il suo Pil era ancora 10 punto sotto a quello del 2008.

«Nord e Sud uniti nella crisi, divisi nella ripartenza» sintetizza la Svimez. Che con l’anticipazione del suo Rapporto 2021 presentato ieri alla Camera, come ha spiegato ha spiegato ieri il presidente Adriano Gianola, cerca di «testare la “temperatura” del Paese e misurare la sua capacità di resilienza».

Chi riparte più veloce

Dopo l’anno terribile del Covid, che ha visto la nostra economia perdere ben il 9,4% del Pil, senza grandi differenze tra un’area e l’altra (ma ben tre punti in più della media europea), il Paese sta ripartendo ma ancora una volta a velocità differenziate tra una regione e l’altra. Per la Svimez la «frammentazione dei percorsi di sviluppo regionali» oramai è «un dato strutturale che si è consolidato nel corso degli ultimi 20 anni». La novità è che questo fenomeno va oltre il Sud.

Le previsioni per il biennio 2021-22, anche tenendo conto dei primi investimenti del Recovery plan, sono infatti fortemente differenziate: quest’anno ed il prossimo, sostiene la Svimez, la crescita del Centro-Nord è complessivamente forte e tale da recuperare quanto perso nel 2020. Questo ad eccezione di alcune regioni del Centro, e in parte del Piemonte, aree che vedono accrescere la loro distanza nei confronti di Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, regioni che dall’inizio del Duemila via via si sono progressivamente staccate dalle altre, in quanto più dinamiche, e che ora grazie ad una crescita dell’export e della spesa delle famiglie significativamente superiore alle medie dovrebbero essere interessate da una crescita del Pil superiore a quella dell’intero Centro-Nord e di conseguenza anche del Paese.

Sia Lombardia che Liguria quest’anno corrono ad una media superiore a quella della loro circoscrizione (rispettivamente con +5,8% e +5,2% contro +5,1 del Centro-Nord ed un +4,7 di media nazionale), Piemonte e Valle d’Aosta si attesterebbero invece su livelli leggermente inferiori (+4,6% e +4,2%). Molto più veloci Emilia-Romagna (+6,7%), Veneto (+6,3%), Lombardia (+5,8%) e Friuli Venezia Giulia (+5,3%). Nel Centro si evidenzia «la buona crescita» di Toscana (+5,1%), Lazio (+4,6%), Marche (+4,4%) e Umbria (+4%). Nessuna di queste regioni supera tuttavia il valore medio del Centro-Nord, «a ulteriore conferma del rischio di allontanamento delle regioni centrali dalle aree più avanzate del Paese». Infine al Sud la crescita migliore spetta ad Abruzzo e Campania (rispettivamente +4,6% e +4,2% contro una media del 3,3). Male la Calabria, ultima a +2,1.

Le previsioni per il 2022 vedono un Mezzogiorno con un Pil (+3,2%) poco inferiore con quello del 2021, con Abruzzo e Campania che si dovrebbero attestare rispettivamente a +3,9% e +3,6%. Da notare però che Molise (+3,4%), Sardegna (+3,3%), Calabria e Sicilia (+3%) sono le uniche 4 regioni italiane che nel 2022 cresceranno più del 2021. Tutte e quatto le regioni del Centro dovrebbero invece crescere meno della media del Centro-Nord (+4,3%). Nell’area Nord-Ovest, la sola Lombardia, con una previsione di incremento del Pil del 5%, dovrebbe attestarsi su livelli superiori alla media della sua circoscrizione mentre Liguria (+4,1%), Piemonte (+4%) e Valle d’Aosta (+3,6%) si collocano tutte e tre sotto. Nel Nord-Est, invece, il 2022 dovrebbe replicare gli andamenti di quest’anno con tutte le regioni che superano il livello medio del Centro-Nord (+4,3%) se si esclude il Trentino-Alto Adige (+4,2%). Nello specifico l’Emilia Romagna cresce del 5,3%, la Lombardia del 5%, il Veneto del 4,8 ed il Friuli Venezia Giulia del 4,7%.

Dove cresce il lavoro

Considerando invece le previsioni sull’occupazione le analisi Svimez indicano un andamento sostanzialmente analogo sia al Sud che al Centro-Nord, col Mezzogiorno che sale dell’1,6% nel 2021 e del 2,8% nel 2022 e nel Centro-Nord che dopo un +1,7% segnare un +3%. Molte regioni settentrionali fanno segnare livelli di crescita superiori alla media del Centro-Nord. Nel biennio 2020-21 a fronte di una crescita media dell’occupazione di questa circoscrizione pari al 4,7% Emilia e Lombardia guadagnano il 5,5, il Veneto del 5,4, il Piemonte «solo» del 4,8. Al Sud a fronte di un +4,4 di media l’Abruzzo segna +5,2 e la Campania +5,5.

Il test della resilienza

«Solo Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia dimostrano resilienza e nel 2022 avranno recuperato il 2020: tutte le altre no. Il Mezzogiorno appare del tutto lontano – commenta Gianola - Il Sistema Italia insomma non dimostra resilienza. Sarebbe interessante capire come andrà il resto d’Europa». —

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