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Il vicesegretario del Pd Provenzano arriva a Trieste: «Siamo l’alternativa alla destra che appoggia Orban. Fedriga come Salvini»

Giuseppe Provenzano

L’esponente dem il 31 luglio nel capoluogo Fvg: «La candidatura di Russo è una ventata di aria fresca: la sua civica attirerà forze nuove»  

TRIESTE Dice di non credere alle due Leghe, invita il M5s ad «abbracciare una prospettiva progressista», assicura che il Pd «è convintamente a fianco di Mario Draghi». Quanto alla sfida sui territori, Trieste in particolare, «la corsa di Francesco Russo è una ventata di aria fresca». Temi politici che il vicesegretario del Pd Giuseppe Provenzano, siciliano di San Cataldo, ministro del Sud del Conte II, affronterà il 31 luglio a Trieste alle 12.15 al bar Flavia di piazzale Cagni, occasione soprattutto per spiegare le opportunità di utilizzo delle risorse europee in ottica lavoro. Alle 18.30 Provenzano sarà ad Aquileia alla Festa dell’Unità.

Vicesegretario, da Zingaretti a Letta: cos’è cambiato?


«Al suo insediamento, Letta ha usato parole chiare. Non serve un nuovo segretario, ma un nuovo Pd. Ci stiamo dando una missione precisa. Siamo il partito del Next Generation Eu, con questa nuova stagione di investimenti vogliamo far uscire dalla pandemia un’Italia con più diritti e più giustizia sociale. E farlo suscitando la partecipazione politica, stringendo un patto con il molto di buono che c’è fuori da noi, nella società. È il senso delle Agorà democratiche».

A che punto siamo nel percorso di un centrosinistra più allargato possibile alle amministrative?

«La parola sinistra va riempita di senso per la vita persone. Ci stiamo battendo per difendere e creare lavoro buono, per offrire un futuro ai giovani chiedendo un contributo all’1% più ricco, per i beni comuni, la cura dei più fragili, la non autosufficienza. E ci battiamo anche per ius soli e ddl Zan. Così ci presentiamo nei territori. Siamo l’alternativa a una brutta destra amica di Orban, un illiberale nemico del nostro interesse nazionale. Abbiamo aperto a tutti alle amministrative. Chi si è sottratto ad allearsi con noi fa il gioco di Salvini e Meloni».

I 5 Stelle sono un alleato possibile anche nei territori?

«Ogni realtà è una storia a sé. In alcune città importanti andiamo insieme. È necessario che il M5S abbracci una prospettiva progressista, alternativa alla destra. Mi auguro che il nuovo corso di Conte sciolga definitivamente questo nodo».

Come vede la partita di Trieste, con Francesco Russo che preferisce una targa civica rispetto a quella del Pd?

«Russo è stato senatore, è consigliere regionale del Pd, è una persona seria legata al suo partito. La lista civica può attrarre personalità significative in città e il Pd è la garanzia di porre Trieste al centro di una strategia euromediterranea dell’Italia. La corsa di Francesco è una ventata di aria fresca. E a Trieste, di vento, vi intendete più di tutti».

Come si sta in maggioranza con la Lega?

«Abbiamo risposto all’appello alla responsabilità di Mattarella, intorno a una grande personalità come Draghi, per fronteggiare una situazione eccezionale. Ma siamo e restiamo alternativi. La posizione antieuropea, le parole aberranti di Salvini su Voghera, le ambiguità nella lotta al virus che ostacolano l’azione di governo collocano la Lega in un universo morale e politico distante anni luce da noi, che batteremo alle elezioni».

Il presidente Fvg Fedriga, anche sui vaccini, si è smarcato da Salvini.

«Forse per il ruolo che ricopre in Conferenza Stato-Regioni adotta un tono meno urlato. Ma non credo alla favola delle due Leghe. Non c’è mai stata una vera presa di distanza di Fedriga, o Giorgetti o Zaia, da Salvini. Se non sono d’accordo con le posizioni irresponsabili della Lega sui vaccini e sul resto, aprano una battaglia politica nel partito. Non bastano le dichiarazioni».

Con Draghi c’è stato un cambio di passo sulla gestione Covid?

«Sono orgoglioso del lavoro fatto nel precedente esecutivo. Ogni governo è chiamato a dare il meglio di sé nella fase storica e nelle condizioni in cui opera. Draghi lo sta facendo con tutta la sua capacità e autorevolezza, e la sua leadership internazionale è un grande vantaggio per l’Italia. Il Pd è al suo fianco, con convinzione e lealtà, e con le sue idee. Con il ministro Orlando abbiamo lavorato a salvare lavoro e redditi mentre gli altri si occupavano del coprifuoco alle 22 o alle 23».

Giusto utilizzare il Green pass per incrementare l’adesione alla campagna vaccinale?

«Il vaccino è un dovere civico, anche nei confronti di chi ha conosciuto la malattia o il dolore della perdita. Ma soprattutto è l’unica arma per tornare alla vita, alla scuola in presenza dopo mesi di dad, e impedire nuove chiusure. Il Green pass aiuta questo ritorno alla normalità».

Ma cosa si aspetta dal governo, emergenza a parte?

«Draghi può collocare l’Italia da protagonista nel nuovo asse euroatlantico che si apre con la vittoria di Biden. Dobbiamo fare in modo che l’Europa dell’austerità non torni mai più, chi meglio dell’uomo che ha salvato l’euro può farsi garante di questo cambio di passo? Questo apre lo spazio per una nuova agenda progressista, che è nostro compito promuovere nel governo e far prevalere alle elezioni». —


 

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