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Addio ad Anna Giani, maestra di danza e di vita, dagli anni ‘50 a Trieste

Si è spenta a 94 anni la storica insegnante, fondatrice di una scuola capace di durare per oltre sei decenni, fino al 2020

TRIESTE Lutto nel mondo della danza. Si è spenta nella mattina del 30 luglio Anna Giani. Aveva 94 anni. Di origine piemontese, Giani si era diplomata Prima ballerina alla Scala di Milano nell’immediato dopoguerra, e si era poi trasferita negli anni Cinquanta a Trieste. Qui insegnò danza, dapprima alla Ginnastica Triestina, e poi fondò nel 1959 il suo Centro Danza, la storica scuola cittadina rimasta attiva per oltre 60 anni fino alla chiusura avvenuta nell’autunno del 2020, chiusura dovuta in particolare alle norme anti-Covid e alle relativi limitazioni nelle attività e negli accessi in sala.

Il percorso di vita e professionale di Anna Giani e del suo Centro Danza ebbe inizio in via Imbriani per spostarsi successivamente in via San Lazzaro, sino all’approdo in viale XX Settembre. In quei 250 metri quadrati negli anni sono passate centinaia di allieve, alcune delle quali sono divenute a propria volta delle professioniste e hanno lavorato in teatro fra Trieste, Verona e Bologna. Altre fra loro, invece, si sono diplomate come insegnanti all’Accademia di Roma, per poi spiccare il volo in prestigiosi corpi di ballo in Italia e all’estero.


«La chiamavamo “gendarme di ferro” a causa della sua inflessibilità – raccontano proprio alcune delle sue ex allieve – un’inflessibilità dalla quale non derogava mai, accompagnandola però sempre a rispetto e gentilezza. Ci correggeva con precisione e fermezza, ma senza mai mortificarci».

Insegnava la tecnica scaligera, tenendo però conto anche della formazione dell’Accademia nazionale di danza e delle successive tendenze dell’arte coreutica. I saggi della sua scuola venivano poi rappresentati nei più importanti teatri cittadini, dal Rossetti al Verdi, passando per la Tripcovich. Pur essendo di una scuola dell’inizio del secolo scorso, Anna Giani aggiornava il suo insegnamento rispetto alle nuove tecniche che riteneva migliorative rispetto al passato. «Aveva una mente giovane – dicono ancora di lei – e pur nelle evoluzioni della tecnica ha mantenuto fino all’ultimo le linee pure della sua formazione scaligera».

«Mia madre era una persona di alto spessore artistico e umano», racconta la figlia Anna Castoldi: «Un modello di vita sotto tutti i punti di vista. Riusciva a trasmettere alle sue allieve il concetto che la danza, se insegnata nel modo giusto, aiuta ad affrontare la vita nel modo giusto».

Pur essendo un po’ più anziana di loro, Anna Giani conosceva bene le altre “etoiles” della Scala come Liliana Cosi, Luciana Savignano, Carla Fracci e Luciana Novaro, queste ultime mancate entrambe soltanto un paio di mesi fa. «La danza è volo, è librarsi, staccarsi dalla terra», ripeteva.

Una delle sue ultime allieve, Elisa Sossi, la ricorda così: «Anna Giani era la danza, una danza che voleva tutti amassero quanto lei e che non era rigida, statica, accademica, bensì delicata, morbida, libera, naturale. E proprio con questo messaggio voleva che noi ragazze lo fossimo anche nella vita, libere di muoverci, di pensare, di agire, di ballare sulle difficoltà della vita. Esattamente come aveva imparato a fare lei».—


 

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