Raro squalo volpe a Trieste, i pescatori: «Ha abboccato e poi ha spezzato il filo»

Nelle due foto si intravede la sagoma dello squalo

Il racconto dei giovani: «Cercavamo tonni quando ha abboccato». Gli esperti: «Animale endemico nel Mediterraneo ma sempre più raro per la pesca intensiva»

TRIESTE. Doveva essere una battuta di pesca come tante altre, alla ricerca di tonni. Invece, la lenza gettata nel profondo delle acque del golfo di Trieste dal pescatore Tommaso Sulle ha intercettato qualcosa di inaspettato. «Ci trovavamo a circa sette miglia da Miramare, eravamo intenti a pescare quando ci siamo accorti che avevamo abboccato uno squalo volpe – ha raccontato Sulle –. Sono seguiti una quindicina di minuti di combattimento, finché il filo non si è spezzato. Non siamo riusciti a prenderlo, ma anche se ce l’avessimo fatta, lo avremmo rilasciato subito dopo. Non avevamo alcun interesse a catturarlo».

Trieste, avvistato uno squalo volpe al largo di Miramare

Riconoscere in poco tempo di “chi” si trattasse non è stato complicato, proprio per le sue qualità fortemente caratterizzanti. «Abbiamo capito subito in cosa ci eravamo imbattuti perché, come tutti gli squali volpe, era pesante, rimaneva sullo sfondo e trascinarlo in superficie era molto difficile. Al contrario, il tonno inizia a dimenarsi a destra e a sinistra – ha aggiunte Sulle, che ha immortalato il momento con il suo smartphone –. Non mi era mai capitato di trovarmi ad avere a che fare con uno squalo volpe. Ma allo stupore si è aggiunta presto un po’ di delusione perché non era tonno e perché è una specie che rischia di rovinare le lenze».

L’episodio non rappresenta un unicum di questo periodo. Proprio la scorsa settimana era stato segnalato un primo avvistamento da parte di un altro lettore, Enrico Castellan. Gli esperti conoscitori delle profondità del mare confermano che il caso è curioso perché lo squalo volpe, pur essendo un animale endemico nel Mare Nostrum, è stato vittima di decenni di pesche intensive, che l’hanno reso un animale raro da avvistare. Tanto più nel golfo di Trieste.

Spiega Primo Micarelli, responsabile del Centro studi squali di Grosseto, realtà che raccoglie segnalazioni da tutta Italia. «Si tratta di una specie per nulla pericolosa per l’uomo, presente nel Mediterraneo e che può fare la sua comparsa anche nelle acque dell’Adriatico e del Tirreno – ha sottolineato il ricercatore –. L’avvistamento è positivo perché dimostra che c’è ancora qualche esemplare di squalo volpe in circolazione. Vederli è sempre più raro». Ed è proprio per cercare di proteggerli che ultimamente la normativa relativa al mercato ittico sta cambiando. «La pesca eccessiva che è stata portata avanti negli ultimi 50 anni, insieme ad altre azioni antropiche – aggiunge Micarelli – ha causato un calo delle specie pelagiche (quelle che stanno al largo) riducendone di circa il 90% la popolazione mediterranea».

Anche il direttore dell’Area marina protetta di Miramare Maurizio Spoto sostiene che si tratti «di una specie che è possibile avvistare anche nelle nostre acque, benché non sia una cosa così frequente. Sono esemplari ben riconoscibili grazie alla loro bellissima coda. Ma – conclude l’esperto – è una specie vulnerabile, in stato di potenziale pericolo, che va lasciata libera». La presenza di questo squalo volpe, in ogni caso, non è indicatore di trasformazioni negli equilibri della fauna marina, né un mistero dai contorni ancora poco chiari come invece sembra essere l’episodio del delfino trovato in stato di decomposizione al largo di Miramare: «Rispetto a quel fatto – ha concluso Spoto – abbiamo avvisato l’Università di Padova, che si preoccuperà di svolgere autopsie particolari». —

 

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