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Morto uno dei due pazienti in terapia intensiva a Udine: è la prima vittima in Fvg dal 29 giugno

Il paziente di 78 anni aveva ricevuto il mese scorso la dose unica del vaccino Johnson&Johnson. Mercoledì registrati 75 nuovi positivi. Sale l’incidenza: 33 persone contagiate ogni 100 mila abitanti

TRIESTE C’è un’altra vittima della pandemia in Friuli Venezia Giulia. È un settantottenne di Cordenons, Vittorio Cerabolini, da venerdì ricoverato in terapia intensiva all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine. L’uomo, riferisce il figlio, si era sottoposto «il 4 giugno all’unica dose del vaccino Johnson & Johnson». «Ma non ho rimpianti e non faccio polemiche sul vaccino - aggiunge il figlio Antonio -: ringrazio invece i medici per la loro straordinaria umanità e credo nella loro professionalità».

In regione non si registravano decessi con diagnosi Covid dal 29 giugno scorso. Da inizio pandemia le vittime salgono a 3. 790, di cui 813 in provincia di Trieste, 293 a Gorizia, 2. 012 a Udine e 672 a Pordenone. Sono invece 107.755 le persone che hanno contratto il virus, con un incremento giornaliero di 75 nuovi positivi, di cui 68 emersi da tampone molecolare e 7 da test rapido antigenico (su un totale di 6. 182 controlli, 1, 21%), compresi tre migranti a Trieste. La somma dei contagi negli ultimi sette giorni rispetto ai sette precedenti è pari al +113%: si è passati da 188 a 400. Si continua dunque con un trend in rialzo, come confermato anche dall’incidenza di casi ogni 100. 000 abitanti: siamo a un dato di 33 negli ultimi sette giorni, con Pordenone a 53, quindi Trieste (35), Gorizia (28) e Udine (19).

Un quadro che preoccupa sul fronte della circolazione del virus, ma che continua a non avere effetti pesanti sul sistema sanitario. In terapia intensiva è ricoverato un paziente, negli altri reparti vengono curati altri dieci malati in condizioni non gravi.

Fondamentale, evidentemente, la copertura della vaccinazione, con il 52, 7% della popolazione che ha completato il ciclo o con doppia dose o con monodose (il 58% se si considerano solo gli over 12) e il 61% che ha almeno una dose (il 67% degli over 12). Sono però variabili le percentuali di partecipazione alla campagna a seconda delle fasce d’età. Nell’aggiornamento del governo si è saliti al 91, 1% di immunizzati tra gli over 80, al 73, 2% tra i settantenni, al 62, 4% tra i sessantenni, al 65, 6% tra i cinquantenni, al 55, 7% tra i quarantenni, al 41, 3% tra i trentenni, al 43, 7% tra i ventenni e al 12, 9% tra i 12 e i 19 anni. È tra i più giovani – pure ieri il 68% dei contagi sulle 24 ore ha riguardato i residenti sotto i 39 anni – che si fatica a crescere quanto ad adesioni. Il vicepresidente Riccardo Riccardi informa di prenotazioni al 58% tra i 16 e i 19 anni, ma solo al 1% tra 0 e 15 anni (dato peraltro poco attendibile visto che comprende una platea, quella degli under 12, per la quale il vaccino, al momento, non è previsto).

Conforta però il balzo in avanti degli ultimi giorni nell’ambito più generale degli under 40. Tra martedì e ieri alle 12, hanno preso appuntamento per il vaccino 6. 762 persone, di cui, 3. 886 under 40. Nel dettaglio dei 12-19 anni si sono contate 1. 604 prenotazioni, poco meno di una su quattro. «Un segnale importante perché ogni incremento del numero di persone immunizzate ci porta un po’ più vicini alla fine della pandemia e al ritorno alla normalità», sottolinea Riccardi, ma si deve lavorare ancora molto «per garantire l’immunizzazione dei giovani ed evitare che possano diventare involontari strumenti di diffusione del virus verso soggetti più a rischio come anziani e immunodepressi».

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