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Il caso di un ricercatore della Sissa: «Più di 70 telefonate e 147 mail per riuscire ad avere il mio Green pass»

Matteo Poggi ha completato l’immunizzazione il 12 maggio. Dal 28 giugno i contatti con i vari enti. Lo scienziato si è anche rivolto a un legale: «Temevo  una situazione paradossale»

TRIESTE. Il Green pass è arrivato. Per ottenerlo ci sono volute «147 mail e oltre 70 telefonate. Si è verificato il lieto fine, ma è stata un’odissea». A parlare è Matteo Poggi, fisico teorico, laureato a Firenze, che ha scelto Trieste per vivere dopo avere lavorato per due anni in Corea. Oggi si occupa di informatica e come ricercatore sta completando un master alla Sissa. «Sono un uomo di scienza - racconta - e appena ne ho avuta la possibilità ho fatto il vaccino. La prima dose a febbraio, in quanto universitario, con Astrazeneca. Fatta la seconda inoculazione il 12 maggio, ho atteso di avere i miei codici per scaricare il Green pass. Col passare del tempo è salita anche un po’ d’ansia: il 28 giugno, termine ultimo indicato dal governo per ricevere i dati, non era arrivato niente. Quindi mi sono attivato».

Poggi ha ancora la residenza a Firenze, e inizialmente ha pensato che il mancato arrivo dei dati fosse dovuto a questo: «In realtà mi hanno subito chiarito che la competenza della certificazione era dell’Azienda sanitaria che aveva fatto le inoculazioni. Ho contattato allora Asugi, da cui ho avuto le prime risposte: il certificato di vaccinazione era stato emesso e inviato a Roma tramite Insiel». A quel punto il ricercatore ha contattato la società della Regione che si occupa dei sistemi informatici: «Ho trovato una persona super disponibile che si è data tanto da fare per cercare di capire cosa non stesse funzionando. Dalle ricerche è emerso che il certificato era stato inviato al ministero della Salute con tanto di ricevuta».


Poggi ovviamente ha provato subito a chiedere informazioni nella capitale, da dove le risposte sono state rare al punto da spingerlo a rivolgersi a un legale. «La mia paura - racconta - era di trovarmi nella paradossale situazione di aver effettuato il vaccino, essere pro, ma non avere il Green pass, con tutte le difficoltà del caso», comprese quelle per viaggiare in Europa, come Poggi fa per lavoro. I giorni continuavano a passare, e della “carta verde” non c’era traccia nonostante l’invio di 147 mail - di cui 17 da indirizzo di posta certificata - e 70 telefonate. A quel punto Poggi ha deciso di raccontare la propria esperienza a questo giornale. Il tempo di una telefonata per ripercorrere la storia, ma proprio qualche minuto dopo è arrivata la buona notizia: «Mi è appena arrivato il green pass. Tutto è bene quel che finisce bene».

Cosa può essere successo? Sogei è la società del ministero del Tesoro che materialmente fornisce i pass tramite una piattaforma realizzata in appena 8 settimane e ancora in fase di miglioramento. Finora, fanno sapere da Sogei, l’attenzione maggiore è stata rivolta a risolvere i problemi connessi a chi si è vaccinato all’estero. Si tratta di criticità dovrebbero essere risolte in un paio di giorni: «Parliamo di 100 mila casi - spiegano - su un totale di oltre 50 milioni di green pass emessi. Con la risoluzione» di questi casi «anche il call center del ministero sarà alleggerito: riusciremo a rispondere con maggiore puntualità a singoli casi nei quali potrebbero esserci difetti di comunicazione fra gli enti. Al momento chiediamo un po’ di pazienza, siamo sicuri che riusciremo a risolvere tutto entro il 6 agosto».

I dati a Sogei arrivano dall’anagrafe vaccinale che li riceve dal ministero dopo l’invio da parte delle Regioni; e anche un piccolo errore blocca la procedura. Si tratta di pochi casi, conferma anche il presidente di Insiel Diego Antonini: «Probabilmente gli intoppi accadono quando il cittadino ha ricevuto il vaccino fuori dalla regione di residenza. Noi non abbiamo avuto molte segnalazioni, abbiamo comunque sempre cercato di supportare il più possibile le persone in difficoltà». —


 

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