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Livio Trevisan testimone discreto della gente bisiaca con un semplice clic

Livio Trevisan e, a destra, una delle sue foto d'epoca

Appassionato di fotografia ha immortalato migliaia di eventi e di personaggi senza mai chiedere nulla in cambio

RONCHI. Il 15 luglio scorso ha festeggiato 87 anni. Non ha festeggiato come avrebbe voluto, ma per il popolare e apprezzato Livio Trevisan è stato un momento molto importante nella sua casa di Ronchi dei Legionari. Non solo il figlio Franco, ma anche tanti amici gli hanno dimostrato affetto, stima, ammirazione. Perché sono questi i sentimenti che ispirano tutti coloro che lo conoscono e sono tanti. È nato nel 1934 a San Pier d’Isonzo “fio de Carleto murador”, come egli ama sempre dire. Ha solo 18 anni quando entra a Panzano, allo stabilimento navalmeccanico dell’allora Crda. È falegname, ma per la sua creatività e estro artistici, viene coinvolto nella speciale squadra di intarsiatori.



«Realizzavamo il mobilio per le navi – racconta Livio – e bisognava essere molto precisi. A casa intarsiavo anche la notte, quando mio figlio maggiore Paolo piangeva e attendevo io a lui per dar modo a mia moglie Mirella di riposare qualche ora prima di aprire il forno del suo panificio di via 4 Novembre».

Livio Trevisan, poi, assolve al servizio militare in Marina, all’Accademia di Livorno. Vorrebbero che si raffermasse, gli propongono di imbarcarsi sull’incrociatore Montecuccoli, coinvolto nel 1957 nella crisi del canale di Suez. Ma Livio vuol tornare a casa. Si sposa con la coetanea Mirella, scomparsa nel 2018, quindi, nel 1963, viene assunto dalla Selveg, poi Enel, nella quale, in qualità di esattore, rimarrà sino al 1988.

«Oto ore lavorar, oto ore magnar e bever, oto ore dormir». Questo è il suo motto, il suo stile di vita, anche se, in quelle otto ore di relax, si è sempre messo a disposizione degli altri. «Sono stato sempre una persona positiva – sono ancora le sue parole – e ho sempre guardato al lato bello della vita. Mi ritengo una persona fortunata e se anche se alcuni fatti nella vita mi hanno segnato, guardo sempre avanti con tanta fiducia, vivo ogni giorno con grande intensità».

Con la sua inseparabile macchina fotografica, sempre al seguito, egli vive ed immortala ogni manifestazione che si svolge nel Monfalconese, fissando con l’obiettivo i volti delle persone alle quali, poi, offre spontaneamente le foto senza mai volere nulla per se.

È stato collaboratore dell’associazione culturale Bisiaca e di altre associazioni ronchesi, vicino alle parrocchie, ma anche, per diverso tempo, fautore del Galà dello sport e di tante altre iniziative culturali e non. Tra le quali quella che, per tanti anni, lo ha visto protagonista assieme alla moglie Mirella, vale a dire la Ciclolonga de le mule bisiache che è stato uno degli appuntamenti fissi dell’Agosto Ronchese. È stato Livio Trevisan, assieme a Gianni Zoff, ad aprire gli appuntamenti natalizi tanti e tanti anni orsono con l’istituzione del “Chioscheto dei magnari bisiachi” allestito in piazza Unità a Ronchi.

Non c’è stato e non c’è appuntamento, da Monfalcone a Staranzano, da San Pier a Doberdò del Lago, al quale Livio, con tutti i tempi, non si sia fatto vedere, immortalandolo con la sua macchina fotografica. Questa è la sua vita. Questo è il suo essere. Ed è questo che piace. —

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