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In Croazia divertimento a numero chiuso: Istria e Dalmazia in zona arancione

Turisti a passeggio in una località della Dalmazia

Stretta bis del governo dopo l’impennata di contagi. Fissati dei tetti per i partecipanti ad eventi, concerti e feste in spiaggia

ZAGABRIA. Doveva essere l’estate della ripresa, in cui recuperare la cattiva stagione turistica del 2020, e invece c’è il rischio che la pandemia rovini di nuovo tutto. Ieri, l’unità di crisi della Croazia è intervenuta d’urgenza per annunciare ulteriori misure volte a limitare i contagi che negli ultimi giorni hanno ripreso a salire. Le nuove restrizioni – in vigore fino al 15 agosto – valgono per tutte le regioni costiere, diventate qualche giorno fa “zona arancione” secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc).

In Istria, nella contea litoraneo-montana (l’area di Fiume e del Quarnero) e nelle regioni di Zara, Sebenico, Spalato e Ragusa, così come nella città di Novalja (celebre per le sue discoteche a Zrće Beach), gli eventi pubblici e privati sono ora contingentati, soprattutto se i partecipanti sono sprovvisti del Green pass. Concerti e grandi feste sulla costa adriatica possono coinvolgere ora un massimo di 1000 persone e queste devono esibire all’ingresso il Green pass, ovvero la prova di aver completato il ciclo vaccinale, di essere guariti dal Covid–19 negli ultimi sei mesi o di aver effettuato un tampone dall’esito negativo. La stessa regola vale anche per matrimoni ed eventi privati, mentre le cose cambiano drasticamente in assenza di Green pass. Se i partecipanti sono infatti sprovvisti del lasciapassare europeo, il limite per gli eventi pubblici scende a 50 persone e quello fissato per le feste private addirittura a 15 persone. Spetterà poi alle unità di crisi regionali autorizzare o meno eventuali manifestazioni (ad esempio quelle sportive) che richiedono la partecipazione di un pubblico più ampio, ma sempre assicurando il rispetto delle regole di distanziamento sociale e con la verifica del Green Pass all’ingresso.


Perché questa svolta? «La settimana scorsa abbiamo registrato un totale di 523 casi, mentre ora notiamo un aumento del 35%», ha dichiarato ieri il direttore dell’Istituto croato per la sanità pubblica (Hzjz), Krunoslav Capak. C’è infatti un’evidente tendenza al rialzo nel numero dei contagi. Nella giornata di ieri, in Croazia sono stati effettuati 4911 tamponi di cui 176 sono risultati positivi. Una settimana fa, il bilancio era di 3966 tamponi e 131 casi positivi, mentre due settimane fa si contavano appena 87 contagi su 3678 test effettuati. Non mancano tuttavia le differenze tra le contee croate e, in questo senso, l’Istria risulta svantaggiata. La regione più a nord-ovest della Croazia è infatti associata, nelle valutazioni dell’Ecdc, alla costa dalmata. E se in Dalmazia i contagi aumentano velocemente, in Istria il tasso di incidenza del virus calcolato sulle ultime due settimane è il più basso del paese.

«Un’ingiustizia» per le autorità istriane, contro cui si può però fare ben poco. Ecco che il direttore dell’unità di crisi istriana, Dino Kozlevac, ha preferito ieri invitare i suoi concittadini a «batterci per rimanere nella zona arancione ed entrare nella zona rossa il più tardi possibile». Il trend negativo della Dalmazia (con cui deve fare i conti anche l’Istria) preoccupa infatti molto le autorità croate, in un momento in cui si entra nel vivo della stagione turistica: luglio e agosto producono generalmente i due terzi degli incassi del settore turistico croato. L’ufficio turistico croato registra un aumento del 50% degli arrivi rispetto all’anno scorso (quasi 5 milioni in tutto) e festeggia «una stagione turistica finora eccellente». Il passaggio alla zona rossa potrebbe però provocare un’ondata di cancellazioni. —


 

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