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Green pass obbligatorio dal 6 agosto: ecco quali sono le nuove regole, chi deve controllare e cosa si rischia

La certificazione verde ci accompagnerà praticamente ovunque: dai ristoranti ai luoghi di svago, ecco come andrà usato

TRIESTE Se non è un Green Pass formato Macron, quello approvato ieri dal governo, poco ci manca. Perché dopo un lungo tira e molla il certificato verde che attesta che ci si è vaccinati almeno con una dose, si è guariti dal Covid da non più di sei mesi o si ha l'esito di un tampone negativo in tasca, servirà per concedersi qualsiasi svago che non sia quello rintanarsi a casa a guardare la tv. A partire dal 6 agosto infatti senza Qr code non si va al cinema o a teatro, non si assiste a un concerto, non si tifa allo stadio né si segue un qualunque evento sportivo di un certo rilievo.

Non ci si siede al chiuso in un ristorante o al bar, anche se il caffè o il bicchiere al banco si potranno consumare senza esibire alcunché. E il certificato servirà anche per il popolo degli scommettitori di sale bingo e casinò, per gli amanti delle terme o gli appassionati di mostre e musei. Senza Green Pass non si partecipa nemmeno ai concorsi pubblici. Gli unici ad essere usciti dal listone sono i mezzi di trasporto come navi, aerei e treni a lunga percorrenza. Sui quali però il governo sta riflettendo a proposito di se e come applicare il certificato verde in seconda battuta. Magari estendendolo anche a treni regionali, bus e metro, dove i controlli sono difficili ma anche l'affollamento è complicato da evitare. Salvo continuare ad imporre il limite del 50% della capienza.

Anche la scuola è rimasta fuori dal provvedimento. Ma solo per il fatto che si aspetterà fino alla seconda metà di agosto per vedere se gli insegnanti fino a oggi recalcitranti a vaccinarsi avranno cambiato idea. Altrimenti il governo è pronto a giocare la carta dell'obbligo di vaccinazione per tutto il personale scolastico, senza se e senza ma. Sperando nel frattempo di aver vaccinato anche i ragazzi, per far sì che il diktat sui loro insegnanti alla fine non si riveli inutile. 

Basta una sola dose
Non volendo discriminare chi è in attesa del richiamo, almeno per ora il Green Pass viene rilasciato anche a chi ha fatto una sola dose. Oltre ovviamente a chi ha effettuato un tampone antigenico o molecolare con esito negativo nelle precedenti 48 ore e ai guariti dal Covid. Nel caso dei vaccinati la certificazione «ha validità dal quindicesimo giorno successivo alla somministrazione», è scritto nel decreto. Questo vale anche per chi il Covid lo ha già avuto, con un'altra novità introdotta mercoledì da una circolare del ministero della Salute, che porta da 6 a 12 mesi l'arco temporale superato il quale a chi è stato positivo si può somministrare la seconda dose.

Un cambiamento non secondario, perché probabilmente già a metà agosto, con una più ampia platea di immunizzati con ciclo vaccinale completo, un secondo provvedimento estenderà a due dosi la condizione per il rilascio del Green Pass. I minori di 12 anni entrano ovunque senza certificazione. La durata del Green Pass varia a seconda dell'attestato in base al quale è stato rilasciato: 9 mesi in caso di avvenuta vaccinazione, 48 ore se lo si ottiene con il tampone negativo, 6 mesi dal primo tampone negativo per i guariti.

Bar e ristoranti: obbligatorio al chiuso
Dopo tanto discutere ha prevalso la linea del rigore, perché come recita il decreto la certificazione verde è richiesta anche per «i servizi di ristorazione svolti da qualsiasi esercizio, per il consumo al tavolo, al chiuso». Tradotto, significa che al bancone del bar si potrà consumare un caffè o un drink senza bisogno di mostrare il Qr Code mentre al tavolo per fare colazione o sorseggiare un aperitivo servirà invece il Green Pass. Questo ovviamente al chiuso, perché ai tavoli all'aperto si potrà accomodare chiunque senza dover esibire un bel nulla, anche se a tavola si sta comunque distanziati da un metro e la mascherina la si indossa ogni qual volta occorre entrare nel locale.

L'obbligo del Green Pass non vale però solo per entrare in bar e ristoranti al chiuso, perché quando il decreto parla di «ristorazione svolta da qualsiasi esercizio" ampia automaticamente la platea anche a pub, tavole calde, pasticcerie, gelaterie e pizzerie che offrono il servizio al tavolo al chiuso dei loro locali. Con ingorghi che è facile immaginare si verifichino per controllare il pass di chi vuole consumare un pasto o un dolce in modalità «mordi e fuggi».

Manifestazioni sportive e concerti
Il green pass diventa obbligatorio anche per andare al cinema o al teatro, sedersi a una sala di concerto o in un locale di intrattenimento dove si faccia musica dal vivo. Che siano al chiuso o all'aperto gli spettacoli dovranno svolgersi "esclusivamente con posti a sedere preassegnati e a condizione che sia assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro, sia per gli spettatori che non siano abitualmente conviventi, sia per il personale", recita il decreto. Stesso discorso vale anche per gli eventi sportivi "e le competizioni di livello agonistico riconosciuti di preminente interesse nazionale" dal Coni.

Quindi campionati di calcio, basket e volley, tornei nazionali e internazionali di tennis, meeting di atletica. Il decreto fissa poi dei limiti all'affollamento degli impianti, che vale tanto per gli eventi sportivi che per gli spettacoli. Per i grandi eventi sia un concertone piuttosto che una partita di serie A in zona bianca la capienza non potrà superare il 50% di quella autorizzata all'aperto e il 25% al chiuso. In zona gialla si possono occupare invece al massimo la metà dei posti, senza superare il limite di 5mila presenze all'aperto e 2.500 al chiuso.

Concorsi pubblici
A sorpresa nell'elenco delle attività per le quali diventa obbligatorio possedere il certificato verde spuntano anche i concorsi, sia pure limitatamente a quelli pubblici. Quindi per conquistarsi un posto nella pubblica amministrazione bisognerà avere un Qr code valido, anche se questo non vuol dire che i nuovi assunti saranno solo vaccinati, visto che per vedere un film magari no, ma per sperare in una busta paga garantita ogni mese in pochi tra i non immunizzati non metteranno mano al portafogli per farsi un tampone.L'elenco dei luoghi nei quali non si entra senza il certificato verde è comunque lungo.

Oltre a bar e ristoranti, spettacoli ed eventi sportivi senza attestato niente piscine, palestre, sport di squadra e centri benessere, compresi quelli dentro gli hotel a quattro stelle. Stesso discorso per sagre e fiere, convegni e congressi, centri termali, parchi tematici e di divertimento, centro culturali, sociali e ricreativi, "limitatamente alle attività al chiuso e con esclusione dei centri educativi dell'infanzia, compresi i centri estivi". E poi ancora sale gioco, bingo, centri scommesse e casinò. Nell'elenco non figurano le discoteche e nemmeno i mezzi di trasporto.

Chi verifica e cosa si rischia
L'onere di verificare chi è in regola e chi no con il green pass alla fine pesa su "titolari e gestori dei servizi", "tenuti a verificare che l'accesso ai predetti servizi e attività avvenga nel rispetto delle prescrizioni", ossia che "a far data dal 6 agosto 2021 in zona bianca sia consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi Covid-19". Esattamente quello che non volevano ristoratori, proprietari di bar e gestori soprattutto di servizi e attività soggetti a un via vai di persone che rende problematica la verifica del certificato.

Per non parlare di cosa succederà quando un cliente si rifiuterà di mostrarlo appellandosi alla privacy. Anche se lo stesso decreto rinvia a un successivo Dpcm l'adozione di tecniche digitali per consentire la verifica del certificato "assicurando contestualmente la protezione dei dati personali".Pesanti le sanzioni per i gestori che ometteranno di controllare il green pass. Alla terza violazione, "in giornate diverse", scatta la chiusura dell'esercizio da uno a dieci giorni. Prevista anche una multa da 400 a mille euro sia per i titolari delle attività che chiudono un occhio e sia per chi invece prova ad entrare facendo il furbo.

Test a prezzi contenuti
Tra chi come Salvini si è opposto ad un uso allargato del green pass l'argomentazione più forte è sempre stata quella che non si poteva discriminare chi il vaccino non lo aveva ancora fatto. Non per sua scelta, ma semplicemente perché in carenza di dosi l'appuntamento con la puntura è stato fissato ad obbligo di certificazione già introdotto. Per questo prima di varare il decreto si è discusso a lungo sull'opportunità di offrire gratuitamente i tamponi a chi si era comunque prenotato.

Alla fine per una ragione di costi il gratis si è trasformato in "sconto". L'articolo 5 del decreto affida infatti al Commissario straordinario, il Generale Figliuolo, il compito di definire d'intesa con il Ministro della salute un protocollo con le farmacie "e con le altre strutture sanitarie al fine di assicurare fino al 30 settembre 2021 la somministrazione di test antigenici rapidi a prezzi contenuti che tengano conto dei costi di acquisto". Nel provvedimento non figura un altro sconto, quello dei giorni di quarantena imposti ai vaccinati che entrano in contatto stretto con un positivo. Ma al Ministero della salute stanno ragionando a una ordinanza o circolare che riduca da 10 a 5 i giorni di isolamento domiciliare.

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