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Figliuolo in pressing sulle Regioni: «Voglio il numero dei docenti No Vax»

Il commissario: «L’obiettivo è superare l’85% di immunizzati». Il sottosegretario Costa: «Valutare l’obbligo»

ROMA Basta Dad, anche se non si può rispettare il distanziamento in classe. Il ministero dell’Istruzione e il Comitato tecnico-scientifico infrangono uno dei grandi tabù di questa pandemia. Nella nota operativa inviata ieri a tutte le istituzioni scolastiche, che riprende le indicazioni arrivate il 12 luglio dal Cts, si raccomanda, “laddove possibile, di mantenere il distanziamento interpersonale in posizione seduta”. Ma dove non si potrà garantire il metro di distanza tra gli studenti, spiega il ministero, “non sarà automatica l’interruzione della didattica in presenza quanto, piuttosto, bisognerà adottare le altre misure di prevenzione del contagio. Ivi incluso l'obbligo di indossare mascherine chirurgiche nei locali chiusi”.

Insomma, a dispetto della variante Delta e delle cosiddette classi pollaio, i presidi non saranno più costretti a lasciare a casa una parte degli studenti per la cronica mancanza di spazi. Una mossa che non convince per niente Agostino Miozzo, già coordinatore del Cts ed ex consulente del ministro Patrizio Bianchi: «Non capisco la ratio scientifica di questo provvedimento, che annulla un mantra ormai acquisito, che per un anno e mezzo ci ha accompagnato, quello del metro di distanza minimo per evitare il droplet – spiega - se non è più un parametro da valutare in ambito scolastico, non si capisce perché lo debba essere sulla metropolitana o in un ristorante». Quello sul distanziamento non è l’unico passaggio delicato della nota inviata dal ministero, sempre a proposito di misure di prevenzione: “Nella prospettiva della ripresa in presenza delle attività, ferma la tutela della riservatezza – si legge - il Cts raccomanda di assicurare l'osservanza dell'obbligo di indossare dispositivi di protezione delle vie aeree, in particolare per le persone non vaccinate”. Questione scivolosa, seppure affrontata lateralmente, perché in teoria, per motivi di privacy, chi non è vaccinato potrebbe voler tenere riservata questa circostanza. E, in secondo luogo, per il rischio di discriminare gli studenti in base alla scelta (o alla possibilità) di vaccinarsi, visto che seguire le lezioni con o senza mascherina fa una bella differenza. Sull’opportunità di obbligare il personale scolastico reticente a vaccinarsi, invece, il ministero continua a non prendere una posizione netta. “L'impegno di tutto il governo è per il rientro a scuola in presenza. Le vaccinazioni sono un pezzo fondamentale di questo percorso. Vaccinarsi è un atto di responsabilità per la sicurezza di tutti”, ha scritto su Twitter il ministro Bianchi.

Nella nota agli uffici scolastici si dice solo che la vaccinazione degli insegnanti appare “eticamente doverosa”, ritenuta dal Cts “lo strumento principale per consentire l’ordinario svolgimento in presenza delle attività didattiche”, come pure quella degli studenti dai 12 anni in su.

Mario Draghi ha rinviato alla prossima settimana la discussione sul tema, che non è entrato nel decreto sul green pass. «L'obiettivo è quello di avere tutti a scuola in presenza dall'inizio, tutto quello che deve essere fatto per questo obiettivo sarà fatto», ha ribadito il premier. Poco oltre è andato il ministro della Salute, Roberto Speranza:«C'è un 15% da recuperare e credo che dobbiamo valutare tutti gli strumenti potenziali per recuperare questo 15%». Dovranno convincere Matteo Salvini, per il quale l’obbligo «non serve, perché a settembre si arriverà al 90% di copertura del personale scolastico – assicura il leader della Lega - Io sono per la spiegazione, mai per la costrizione».

Intanto il commissario per l’emergenza Covid, Francesco Figliuolo, ha scritto una nuova lettera alle Regioni, da una parte per invitare a “dare priorità alle somministrazioni nei confronti degli studenti di età uguale o superiore ai 12 anni”, dall’altra per ribadire quanto chiesto già lo scorso 25 giugno: raggiungere “la massima copertura vaccinale del personale scolastico attraverso un coinvolgimento attivo”, e fornire entro il 20 agosto il numero esatto di quelli che non possono o non vogliono vaccinarsi. Resta il dubbio se il governo aspetterà il 20 agosto, per avere a disposizione il resoconto di Figliuolo, o deciderà prima il da farsi, per non arrivare troppo a ridosso dell’inizio dell’anno scolastico.

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