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Industriali favorevoli al Green pass in fabbrica. I paletti dei sindacati

Agrusti: «Condivido il modello alla Macron». Mareschi Danieli: «Misura che tutela la salute di tutti». Critiche da Cgil e Cisl. «No a violazioni delle libertà individuali»

TRIESTE. In fabbrica solo i vaccinati. Gli industriali del Friuli Venezia Giulia sposano la proposta lanciata da Confindustria nazionale auspicando che il Governo assuma al più provvedimenti rigorosi per tutelare le fabbriche e i lavoratori. Una linea che lascia invece perplessi i vertici dei sindacati regionali che, dietro alla soluzione prospettata da Confindustria, intravedono il rischio di discriminazioni ai danni dei lavoratori e impropri accessi nella sfera privata.



A livello nazionale, Confindustria ha chiesto al Governo di consentire ai datori di lavoro di richiedere l’esibizione della certificazione verde valida per regolare gli ingressi nei luoghi di lavoro e per garantire lo svolgimento delle mansione di ogni addetto. Detta così può sembrare semplice, ma nella realtà non lo è anche se il contenimento dell’infezione da Sars-Cov2 è una necessità per continuare a mantenere aperti gli stabilimenti produttivi e, quindi, per garantire un’occupazione a migliaia di persone. Ma andiamo con ordine.



Favorevole alla vaccinazione obbligatoria e quindi al Green pass alla francese si è dichiarato il presidente di Confindustria Alto Adriatico, Michelangelo Agrusti: «Condivido il modello Macron – insiste –, il Green pass è decisivo per mantenere vive le aziende e garantire la salute dei dipendenti». Agrusti ricorda, infatti, che Confindustria Alto Adriatico ha messo a punto, in collaborazione con le associazioni dei lavoratori, i primi protocolli per organizzare gli ingressi in sicurezza. «Abbiamo fatto oltre 210 mila tamponi antigenici e continuiamo a farli, abbiamo collaborato alla campagna vaccinale con sette hub e oltre 10 mila vaccinati, in questo modo il nostro territorio ha avuto meno contagiati dal virus» fa notare Agrusti nel dirsi convinto che «il Green pass dovrebbe essere utilizzato in tutti i luoghi in cui c’è una compresenza significativa di persone, è un modopera rafforzare la sicurezza di chi lavora in fabbrica». Come per i protocolli anti Covid, Agrusti pensa di definire le modalità di applicazione del Green pass con le organizzazioni sindacali: «Ci confronteremo con loro, oggi la ragionevolezza deve portare a comportamenti responsabili».

E ancora: «L’obbligatorietà del pass, trasporti compresi, è un richiamo a chi non vuole vaccinarsi , mettendo a rischio se stessi e gli altri. Non capisco perché la stragrande maggioranza della popolazione dovrebbe subire nuove restrizioni a causa dei no vax, non è una scelta individuale, bensì di salute pubblica. La libertà di infettare non può essere garantita».



La prima a sposare in toto la proposta di Confindustria nazionale è stata la presidente di Confindustria Udine, Anna Mareschi Danieli. «Il Green pass non è né immorale né anticostituzionale. La nostra Costituzione – sottolinea Mareschi Danieli – tutela la salute dei cittadini quale interesse della collettività». La presidente di Confindustria Udine ritiene sia «ammissibile limitare la libertà di chi pur potendolo fare decide deliberatamente di non vaccinarsi. Vorrei – continua Mareschi Danieli – che, a questo punto, la comunità scientifica si mettesse tutta insieme per dichiarare a gran voce l’indispensabilità del vaccino per uscire dalla pandemia e per tornare a una vita normale, ovviamente normale secondo quelli che sono o nostri nuovi canoni».



Nettamente diversa la posizione dei sindacati. «Siamo favorevoli a ogni forma di rafforzamento, incentivo e sostegno alla campagna vaccinale, nella convinzione che sia la strada più veloce per il ritorno alla normalità - afferma il segretario regionale Villiam Pezzetta -. Ci opponiamo e continueremo a opporci, però, a ogni misura tesa a introdurre obblighi in violazione delle libertà e dei diritti individuali dei lavoratori: ecco perché diciamo no all’ipotesi di condizionare al Green pass la continuità dell’attività lavorativa. Tale strumento - continua - non sarebbe soltanto una misura incostituzionale, ma una forzatura inutile visto che su oltre 4,2 milioni di contagi registrati a fine maggio, quelli sul lavoro erano soltanto 175 mila (4 per cento), due terzi di questi (65 per cento) nella sanità o nel sociale».



Anche il segretario generale della Cisl Fvg, Alberto Monticco, non ci gira attorno: «Vaccinarsi contro il Covid è una scelta di buon senso e di responsabilità che come sindacato promuoviamo: da qui, però, a dire che senza il Green pass non si può entrare in fabbrica ne passa». «La soluzione ottimale – prosegue Monticco – sarebbe che tutti coloro che possono farlo, si vaccinassero. Questo darebbe una prospettiva più sicura anche alla ripresa economica e occupazionale. Non possiamo, però, permetterci discriminazioni tra lavoratori e tanto meno entrare nella sfera personale di ognuno». Moticco crede, infatti, che la strada da perseguire sia quella dei protocolli sulla sicurezza sottoscritti dalle parti sociali e dalla Regione in piena pandemia nel 2020. —


 

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