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Covid, Regioni in pressing per rivedere i parametri che portano all’uscita dalla zona bianca

La proposta di far scattare le restrizioni solo in caso di ricoveri  nel 20% dei posti in Intensiva e del 30% negli altri reparti  

TRIESTE In zona bianca, nonostante l’aumento dei contagi, se l’occupazione Covid delle terapie intensive non supera il 20% e quella dei reparti ordinari non va oltre il 30%. Nella partita della revisione degli indicatori delle zone a rischio contagio, la proposta delle Regioni guidate in Conferenza da Massimiliano Fedriga alza le soglie che il governo, nei giorni scorsi, aveva ipotizzato pari al 5% e al 10%. «L’ottica rimane quella della collaborazione istituzionale», sottolinea il presidente del Friuli Venezia Giulia, consapevole dell’obiettivo di non trovarsi, una volta ancora, gli ospedali sotto pressione, ma anche di dover difendere quanto possibile la permanenza in bianco per non vanificare la ripartenza dell’economia.

Se passerà la linea dei presidenti, il Fvg si potrà “permettere” 35 pazienti Covid gravi e 383 nelle aree mediche. Numeri molto più alti di quelli attuali: nel bollettino del 21 luglio le terapie intensive segnano ancora lo “zero”, mentre nei reparti si contano 8 malati costretti al ricovero da coronavirus. Per tornare a più di 35 ti e a oltre 383 posti letto Covid ordinari bisogna risalire rispettivamente al 26 e al 17 aprile. La speranza è che non si rivedano più quei dati, tanto più che la campagna vaccinale sta continuando a procedere a buon ritmo, tra i timori ancora di tanti cittadini a sottoporsi alla somministrazione, ma con un 49% di popolazione già a ciclo completo.


Nell’attesa delle decisioni finali del governo, ma cercando ovviamente di incidere sul decreto di imminente approvazione, le Regioni hanno inoltre chiesto che il Green pass venga utilizzato «per permettere la ripresa di attività fino ad oggi non consentite» come «eventi sportivi e di spettacolo, discoteche, fiere e congressi».

Un tema da affrontare «in funzione dell’andamento del contagio e della campagna vaccinale – sottolinea l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi –. Dovesse alzarsi il contagio e dovessimo avere ritardi nella campagna, l’elemento Green pass diventa importante e va applicato a partire dalle condizioni di maggiore assembramento per scalare in gradazione sulle esigenze che si presenteranno».

Secondo Diego Moretti, capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale, «mentre in Fvg la politica, tutta, sta dando un ottimo esempio sui vaccini, dai big nazionali stiamo assistendo a un pessimo spettacolo: da chi dichiara di aspettare il suo turno e non si è ancora vaccinato, Salvini, e da chi sostiene che gli under 40 non dovrebbero vaccinarsi, il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Lollobrigida. Uno spettacolo davvero desolante».

Quanto al trend della pandemia, dopo il blackout informatico di martedì, la Regione ieri ha sommato i numeri sulle 48 ore, informando di 92 nuovi positivi (79 da tampone molecolare, 13 da test rapido antigenico) su un totale di 12.297 tamponi (0,75%). Nel dettaglio dei casi, tre sono stati registrati tra i migranti in provincia di Trieste e altrettante sono infezioni di rientro dalla Francia. Ci sono poi un positivo in Asugi (un’ostetrica), uno in AsuFc (un infermiere) e uno tra gli operatori delle strutture residenziali per anziani. Il 56% dei contagi, inoltre, interessa gli under 29.

La conferma di una diffusione del contagio tra i giovani, con un incremento del 102% dei positivi negli ultimi sette giorni rispetto ai sette precedenti (+112% la media italiana). L’incidenza settimanale ogni 100.000 abitanti sale così a 19 (37 in provincia di Trieste, 16 a Gorizia, 14 a Pordenone, 13 a Udine). Ma non si registrano vittime per il ventunesimo giorno consecutivo. —


 

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