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Olivi preda della cimice asiatica: «La speranza nella vespina nana»

L’analisi del naturalista Bressi sui danni ai raccolti causati dall’insetto «La situazione è molto preoccupante. A rischio anche altre colture». Pure Dipiazza conferma il bilancio negativo dell’annata: «Dopo i sette quintali del 2020, quest’anno faremo solo 70 chili»

TRIESTE. «La situazione negli olivi della provincia è molto preoccupante e non mi fa essere ottimista per il futuro». È l’opinione di Nicola Bressi, zoologo e naturalista del Museo di storia naturale di Trieste, sulla situazione che sta attanagliando gli olivi - ma anche altre colture e alberi di frutto - e che secondo la previsione degli esperti del settore vedrà precipitare il prossimo raccolto di almeno il 70 per cento. Una percezione confermata anche dal sindaco Roberto Dipiazza, proprietario di una cinquantina di olivi che l’autunno scorso hanno prodotto qualcosa come sette quintali di olive.

«Quest’anno, se tutto andrà bene, ne tireremo giù 70 chilogrammi» commenta sconsolato il primo cittadino. Una situazione complicata, per contrastare la quale la Regione nelle scorse settimane ha deciso di introdurre la vespa samurai. «Un nome che non le rende merito - sottolinea Bressi - perché si tratta di un vespide nano, appartenente sì alla famiglia delle vespe, ma è più piccola di una formica e soprattutto non punge l’essere umano».

L’uomo, però, deve aiutare questa vespina nana a compiere il suo dovere. Sul come, è presto detto. «È importante non gettare pesticidi sui frutteti o sugli uliveti, perché così si ucciderebbe anche questo predatore ghiotto di cimici asiatiche (o marmorate). Spargendo i pesticidi la cimice prima o poi ritornerebbe, e dal momento che si riproduce più velocemente degli altri predatori, una volta ripreso il controllo dei frutteti non avrebbe nessuno a contrastarla».

Ma come fa, un insetto piccolo come una formica, ad ucciderne uno più grande di lui? «La vespina nana depone le sue uova in quelle delle cimici così le sue larve, una volta schiusesi, fagocitano quelle della cimice. In questo modo si interrompe la riproduzione delle cimici». È giusto ricordare, però, che la cimice marmorare hanno in natura anche altri predatori. «I suoi nemici - sottolinea Bressi - sono le mantidi religiose, i ragni, le cicale, i ramarri, ben presenti nelle monocolture. Il problema è che fanno fatica a starci dietro, perché negli anni l’uomo con i pesticidi ha ridotto le biodiversità». 


 

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