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Il ministro degli Interni di Belgrado evoca la Grande Serbia scatenando nei Balcani cori di reazioni indignate

Il ministro degli Interni serbo Aleksandr Vulin

Sotto accusa il richiamo del membro dell’esecutivo Vulin all’unificazione del mondo serbo. Bosnia e Montenegro in rivolta 

BELGRADO Basta relativamente poco, in una regione dove le cicatrici delle guerre degli Anni Novanta non si sono ancora rimarginate, per creare scandalo. E per provocare fortissime tensioni politiche e diplomatiche. È quanto sta accadendo da giorni nei Balcani, scossi da più che controverse dichiarazioni del ministro degli Interni serbo, Aleksandar Vulin, un “falco” all’interno dell’esecutivo di Belgrado e allo stesso tempo figura di punta dell’élite al potere.

Vulin durante una celebrazione del suo “Movimento dei socialisti”, a cui partecipava anche il presidente Aleksandar Vucic, ha voluto chiarire quale dovrebbe essere l’obiettivo primario della classe dirigente che oggi regge le sorti del Paese. Un obiettivo riassunto nel concetto «srpski svet», di «unificazione» di un non meglio precisato «mondo serbo», ossia dei «serbi ovunque essi vivano», un fine che si può raggiungere solo «con il successo economico», ma anche contando su «un esercito ben guidato» in grado anche di difendere «i serbi, dovunque vivano», ha affermato il ministro. Sottolineando che solo sostenendo Vucic e i suoi la Serbia e i serbi possono essere protetti.


Il ministro che ha poi ribadito il concetto in Tv, un po’ edulcorandolo, definendo il «mondo serbo» come una sorta di «spazio politico e statale» da costruire «in modo assolutamente pacifico, senza sparare un colpo». Concetti, precisazioni ed evocazioni che hanno fatto subito scattare in molti, nei Paesi vicini, dove i ricordi del maligno obiettivo della “Grande Serbia” dei tempi di Milosevic – regime durante il quale Vulin fu vicinissimo a Mira Markovic, la moglie di Slobo – rimangono dolorosamente vivissimi.

Sorprendono poco allora le durissime reazioni che sono arrivate in particolare dalla Bosnia-Erzegovina, fra le vittime principali dei vecchi tentativi di unificazione serba. Ad aprire le danze è stata Bisera Turkovic, ministra degli Esteri bosniaca, che ha chiesto a Vucic di «condannare fermamente il suo ministro Vulin» e il suo richiamo a una unificazione dei serbi. «Non farlo – ha aggiunto – confermerebbe il sostegno della Serbia alla politica di distruzione degli accordi di pace di Dayton, una minaccia alla Bosnia». Ancora più duro Bakir Izetbegovic, leader del maggior partito bosgnacco, l’Sda. «Mondo serbo» è solo un altro nome per dire «Grande Serbia», ha attaccato Izetbegovic, che ha invitato nuovamente Vucic a prendere le distanze dalle parole del suo alleato politico. Parole come quelle di Vulin sono troppo simili ad altre invocazioni «egemoniche» che si sono udite in passato nei Balcani e che non hanno «portato niente di buono al popolo serbo e a quelli balcanici, solo guerre, morti, pulizia etnica e genocidio», ha rincarato Denis Zvizdic, ex premier bosniaco.

La reazione più indignata è tuttavia arrivata da Sefik Dzaferovic, il membro musulmano della presidenza tripartita. Vulin è animato da «idee fascistoidi», ha esordito Dzaferovic. Le sue parole «rimandano agli Anni Novanta e alle loro funeste conseguenze e i fautori di questa politica espansionistica devono tenere presente due cose in relazione alla Bosnia», ha poi aggiunto. Chi le ha sostenute in passato «è andato a finire davanti al Tribunale dell’Aja», il primo avvertimento. E «noi», in Bosnia, «non ci faremo più sorprendere, la Bosnia è molto più forte» che in passato, il secondo monito. «I sogni di chi preparava il caffè a Mira Markovic non si realizzeranno mai», ha stigmatizzato il membro croato della presidenza, Zeljko Komsic. Ma anche in Montenegro e in Kosovo le parole di Vulin hanno generato un mini-terremoto. Parole, ha detto la presidenza di Pristina a Radio Europa Libera, che confermerebbero che Belgrado «non è ancora in grado di staccarsi dalle politiche genocide di Milosevic», una lettura confermata anche dal premier kosovaro Albin Kurti.

Più complicato il discorso a Podgorica, dove il filoserbo Fronte democratico, al governo, ha lodato le dichiarazioni di Vulin e sostenuto che si starebbe già lavorando «alla realizzazione del mondo serbo». Critico invece il presidente montenegrino Djukanovic. Che ha parlato di parole pericolose che evocano una deriva bellicosa. —
 

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