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Obbligo di vaccini ai prof, il governo rinvia

Lite nella maggioranza. Il Pd preme su Draghi. Salvini: «Non ha senso». Bianchi: la scuola in presenza è una priorità

ROMA Sul “mai più” didattica a distanza sono tutti d’accordo. Sulla necessità dell’obbligo vaccinale per il personale scolastico, che potrebbe favorire un ritorno in classe più sicuro, la compattezza della maggioranza di governo si sgretola. Anche per questo, il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi è attentissimo a non prendere posizione: «Ci troveremo in Consiglio dei ministri e la decisione andrà presa dall’intero collegio», spiega, ricordando che «siamo all’84% della vaccinazione con prima dose degli insegnanti e al 75% con la seconda. C’è stata una risposta molto responsabile e ne terremo conto».

Questione di punti di vista. Sono poco più di 221 mila, secondo l’ultimo bollettino sulla campagna vaccinale, i lavoratori della scuola (docenti e non docenti) che ancora non hanno ricevuto nemmeno la prima dose. Una settimana fa erano 2 mila in più e, certo, non può essere questo il ritmo sufficiente a ridurre in modo significativo la platea dei no vax da qui a settembre. Le Regioni hanno avuto mandato dal commissario Figliuolo di chiamarli uno per uno e, entro il 20 agosto, fornire numeri precisi su quelli che non hanno alcuna intenzione di scoprire il braccio davanti alla siringa. Solo a quel punto, probabilmente, il governo deciderà il da farsi.

«Non credo che il tema dell’obbligo di vaccinazione per gli insegnanti sia all'ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri - conferma il sottosegretario alla Salute Andrea Costa - Vedo ancora troppe disomogeneità all'interno della maggioranza su questo punto. È chiaro che, nel momento in cui ci trovassimo a 15 giorni dall'inizio della scuola con il problema inalterato, allora si dovrà valutare».

A proposito di disomogeneità, ecco Matteo Salvini: «Parlare di obbligo per studenti di 13 o 14 anni o per gli insegnanti non fa parte del mio modo di pensare un Paese libero. Entro settembre si stima di arrivare oltre il 90% di copertura (volontaria) fra gli insegnanti. Che senso ha parlare di obblighi o licenziamenti a scuola?». Anche il “suo” sottosegretario all’Istruzione, Rossano Sasso, predica ottimismo: «Tre insegnanti su quatto hanno ricevuto entrambe le dosi del vaccino e tutto indica che a settembre la quasi totalità dei docenti sarà immunizzata in vista della ripartenza dell'anno scolastico».

Dall’altra parte c’è Enrico Letta: «Le vaccinazioni sono una priorità assoluta, invitiamo il governo a prendere iniziative stringenti», dice il segretario del Pd, che innesca la polemica. Sui vaccini «Salvini ride e scherza. Penso che questo atteggiamento sia completamente irresponsabile», attacca, con il leghista che replica: «Il caldo fa brutti scherzi». Ma rimedia una bacchettata anche da Roberto Speranza: «Nel dibattito sui vaccini non sono ammissibili ambiguità da parte di nessuna forza politica». Dal fronte Pd anche il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, si dice «d’accordo sul vaccino obbligatorio per il personale scolastico, seppur non voglia farne una battaglia di religione». E lo stesso Matteo Renzi ribadisce di essere a favore dell’«obbligo vaccinale per due categorie: il mondo sanitario e il mondo scolastico. Non so se ci sarà la forza di farlo». Il punto è che, igioni come Sicilia, Liguria o Sardegna, ma anche in provincia di Bolzano, si rischia di arrivare a settembre con un lavoratore della scuola su tre non vaccinato. È una delle incognite che pesano sulla ripresa in presenza delle lezioni, che è «la nostra priorità assoluta», ripete Bianchi: «Stiamo investendo in maniera massiccia e lavorando con il Cts per aprire la settimana del 12 settembre in tutto il Paese».

Ma la vaccinazione non è l’unico problema da risolvere per centrare l’obiettivo. C’è quello degli spazi, che in molte scuole non sono sufficienti per tenere tutti in classe garantendo il distanziamento di un metro. Su questo punto il Comitato tecnico-scientifico ha aperto a deroghe, ma molto dipenderà dall’andamento dei contagi. E poi ci sono le croniche carenze di organico, le cattedre scoperte a settembre, ma anche a ottobre e novembre. «Su cattedre e supplenze siamo molto avanti – assicura Bianchi - abbiamo praticamente coperto i posti vacanti con concorsi straordinari, con la chiamata dei concorsi pregressi; abbiamo anticipato più di 40 giorni per le supplenze residue, quindi tutto quello che doveva essere fatto è stato fatto». —

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