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Il Covid fa crescere la spesa per i turisti e per chi resta, dal campeggio al b&b quattro operatori raccontano le difficoltà del settore

Giugno segna il +20% per i voli nazionali, campeggi al +17%. In città prezzi sopra l’inflazione: Udine la più cara in regione

TRIESTE La chiamano “stangata vacanze”, e non a caso. Dalla benzina all’aereo, dal villaggio vacanze alla semplice colazione al bar, sarà un’estate molto salata per chi avrà la possibilità di partire. E anche per chi ha deciso di rimanere in città.

L’Unione nazionale consumatori ha esaminato e rielaborato i dati forniti dall’Istat sui prezzi dei prodotti e dei servizi turistici, che hanno subito un’impennata nel mese di giugno. Se ne ricava che i voli su tratte nazionali in un solo mese segnano un aumento del 19,7 per cento, di poco superiore all’incremento per i villaggi vacanze, campeggi, ostelli della gioventù e simili, che registrano un rialzo del 16,9 percentuale.



Il costo della vita cresce normalmente per effetto dell’inflazione (+1,3 per cento l’aumento dei prezzi su base annua), ma nel comparto vacanze i rialzi sono decisamente superiori. Crescono ad esempio anche il costo dei voli internazionali (+10 per cento), i pacchetti turistici nazionali (+4,5 per cento), il trasporto marittimo (+2,9), i pacchetti vacanza internazionali (+2,5), i servizi ricreativi e sportivi (+2,1 nella voce che include pure gli stabilimenti balneari).

A luglio e agosto, considerata la maggiore domanda rispetto a giugno, l’Unione consumatori sottolinea come ci sia il concreto rischio che questi prezzi decollino ancora di più. Aumenti che dipendono in buona parte dalle difficoltà riscontrate dal settore turistico nell’ultimo anno e mezzo, ma che si intrecciano con la fase difficile che stanno attraversando molte famiglie, in crisi fra entrate ridotte o, nel peggiore dei casi, venute meno.



Come se non bastassero i rincari per chi ha deciso (e può permettersi) una vacanza in Italia o all’estero, altri aumenti riguardano chi è costretto a restare in città. L’Unione consumatori ha diramato i dati Istat dell’inflazione delle regioni, dei capoluoghi e dei comuni con più di 150 mila abitanti, secondo i quali nella classifica delle città più care d’Italia in termini di aumento del costo della vita, al primo posto c’è Bolzano, con un’inflazione al +2,3 per cento, seguita dalle emiliane Reggio e Modena. E il Friuli Venezia Giulia? Nella graduatoria fra capoluoghi di regione e comuni con più di 150 mila abitanti, al 17 esimo posto a pari merito con Perugia figura Trieste, con un’inflazione pari al +1,4 per cento, che si traduce in un aumento di 332 euro per una famiglia media (ogni nucleo familiare giuliano pagherà quindi 332 euro in più nel 2021 rispetto al 2020). La cifra schizza a 486 euro per una famiglia di 4 componenti.



Più cara rispetto al capoluogo regionale risulta Udine, dove il rialzo dei prezzi dell’1,7 per cento determina un incremento di spesa pari a 403 euro per una famiglia media e di 591 per una di quattro persone. Le cifre evidenziano come la provincia friulana si attesti subito dopo le città più care a livello nazionale e rimane al contempo la più costosa fra i capoluoghi del Fvg. Fra Udine e Trieste si colloca Pordenone, dove l’inflazione a giugno si ferma al +1,5 per cento, generando una spesa supplementare analoga a quella delle famiglie medie triestine (335 euro) ma molto più alta in considerazione di una famiglia di quattro elementi (521 euro). Infine Gorizia, la più virtuosa delle province del Friuli Venezia Giulia, dove a giugno si è registrato un aumento dei prezzi pari all’1,3 per cento, che si traduce in un aumento di 294 euro per famiglia media e di 437 per un nucleo di quattro persone.


La graduatoria delle regioni vede in testa ai territori più costosi il Trentino Alto Adige, con un’inflazione pari al +2,1 per cento. Seguono Emilia Romagna e Valle d’Aosta. Al settimo posto c’è il Friuli Venezia Giulia, che registra a famiglia un aggravio medio pari a 350 euro su base annua e 516 per un nucleo di quattro persone. —

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